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Settant’anni di bevute in osteria

N. 91- Luglio-Agosto 2024

 

 

 

Settant’anni di bevute in osteria

È sempre lì, da sette decenni, all’incrocio tra via Emilia Levante con Viale Vladimir Ilic Ulianov detto Lenin, fin dalla metà del secolo scorso (era il 1954 quando aprì). Allora, in quel punto, la via Emilia non era intersecata da alcuna strada. Oggi, da tempo in realtà, da una parte – dove è collocata l’osteria – c’è il viale intitolato al rivoluzionario russo e dall’altro c’è via Po.

A Bologna le osterie fuori porta sono sempre state un luogo d’incontro, di chiacchiere, discussioni e bevute, a loro modo veri e propri centri di socialità, specie in determinate epoche, protagoniste di canzoni come quelle di Francesco Guccini prima e Luca Carboni poi.

Una delle più vecchie e tradizionali di Bologna è “Vini d’Italia” che a metà maggio ha festeggiato il ragguardevole traguardo dei settanta anni di gestione, ovviamente via via succedutesi nel tempo con caratteristiche differenti.

Chi ne sa racconta che il primo nome della “Vini d’Italia” fu “BarLevante” con evidente riferimento al fatto che in quella direzione si esce da Bologna per andare verso est. Allora, a quanto pare, niente di più che una rivendita di vino, con l’aggiunta di una possibilità di giocare al biliardo, gioco che ha oggettivamente perso attrattiva con il passare degli anni.
La prima gestione è durata ventisei anni. Di quel proprietario non si sa cosa abbia fatto dopo, non è improbabile che abbia gestito altro o sia semplicemente andato in pensione. Durante quella gestione al vino cominciò ad aggiungersi anche qualcosa da mangiare, cose tipicamente da osteria “povera” come i taglieri e le crescentine, attrattive per gli studenti universitari (l’Ateneo di Bologna andava crescendo di dimensioni) non pochi dei quali si erano stabiliti in zona, cioè nei quartieri attorno alle vie Mazzini e Massarenti.

I cosiddetti “biassanot” (cioè coloro che passano la notte non dormendo, ma bevendo, cantando, mangiando, giocando a carte, chiacchierando e “questionando” di tutto un po’, tipici personaggi della fauna notturna bolognese) avevano trovato in “Vini d’Italia” un luogo ideale specie negli anni attorno al 1968, quello dei moti studenteschi seguiti dalle più imponenti mobilitazioni operaie.

Nel 1980 per “Vini d’Italia” si apre una nuova fase. A gestire l’osteria arriva Graziano, noto e storico gestore del Piccolo Bar, sito in Piazza Verdi, nel cuore della cittadella universitaria. Piazza divenuta famoso durante i fatti del 1977. Dal punto di vista dell’offerta culinaria arrivano i piatti caldi, ma anche la selezione dei vini viene toccata per essere ampliata soprattutto dal punto di vista della qualità. Così si arriva – trascorrono 27 anni – al 2007, quando la gestione passa a Massimiliano Monaco che la tiene per tre anni.

Nel 2010, l’ultima svolta. Un gruppo di cui fa parte anche Maurizio Sicuro, fondatore di una notissima osteria entro porta, cioè quella “dell’Orsa” (che poi ha figliato anche fuori porta, ma in direzione opposta a quella di “Vini d’Italia”), subentra nella gestione ponendosi l’obiettivo, come sempre accade in questi casi, di rilanciare la storica insegna. La cucina, resta sostanzialmente tradizionale bolognese pur non rinunciando a qualche offerta di tipo diverso, ma diviene completa, da vero ristorante, e la selezione dei vini viene ulteriormente qualificata e raffinata.

Chiunque transiti oggi in quell’angolo di strada si sarà accorto dell’ampliamento del locale. Infatti ora, grazie all’aggiunta di tre nuovi spazi, l’osteria mette a disposizione dei propri clienti 90 coperti rispetto agli originali 40. La capienza è, quindi, più che raddoppiata.

g.r.

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