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Scambi mondiali, altre vie sono possibili

N. 108- Febbraio 2026

 

 

 

 

Scambi mondiali, altre vie sono possibili

Era il 1994 quando l’agricoltura fu inserita per la prima volta negli accordi internazionali del commercio che allora si chiamavano Gatt (General Agreement on Tariffs and Trade, Accordo Generale sulle Tariffe e i Commercio), accordi che si svolgevano già dal 1947 per rendere il mercato mondiale più trasparente.

Fino ad allora l’agricoltura non era stata presa in considerazione negli accordi commerciali internazionali e ognuno proteggeva e promuoveva l’agricoltura nazionale, come poteva, cioè con dazi, sussidi e barriere varie. Allora in Italia, ma non solo, il settore primario era considerato residuale e poco appetibile, quasi una palla al piede. Per di più l’agroalimentare era allora per il nostro Paese la seconda voce passiva nella bilancia commerciale, dopo il petrolio.

Poco più di trent’anni dopo quegli accordi, il settore primario è diventato uno dei motori trainanti dell’economia italiana e uno dei comparti centrali degli accordi internazionali, che intanto da Gatt sono diventati Wto (World Trade Organization, Organizzazione del Commercio Mondiale). Anche se non è l’unica causa, nessuno può negare che aver inserito l’agricoltura negli accordi per armonizzare regole e tariffe ha dato una notevole spinta alla crescita dell’agroalimentare italiano ed europeo.

Oggi che il verbo “armonizzare” non è più di moda, scalzato da visioni di rapporti commerciali, ma non solo, basati su “contendere”, “escludere”, “contrapporre”, “scontrarsi”, basati soprattutto sulla legge del più grosso e del più forte, c’è però chi sta tentando di riscoprire la strada di regole e tariffe condivise.

L’Unione Europea, abbandonando per una volta il suo volto più burocratico e iper regolatorio che condiziona l’attività di singoli e imprese, ha ridato fiato a due trattative che procedevano stancamente da anni ed ha firmato un’intesa con il Mercosur, (mercato di libero scambio del Sud America composto da Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) le cui trattative erano state avviate, senza arrivare mai a conclusione, fin dal 1999, e un altro accordo con l’India (le trattative si trascinavano dal 2007). L’accordo siglato con il Mercosur è stato rinviato dall’Europarlamento alla Corte di Giustizia europea perché ne valuti la conformità con i Trattati di Bruxelles, mentre l’accordo con l’India deve ancora essere ratificato proprio dal Parlamento Ue.

Però, in un periodo storico in cui nel mondo sembrano predominare le divisioni sul piano politico ed economico e gli scambi commerciali vengono basati su chi ha più peso per imporre i dazi maggiori, due accordi di libero scambio, che coinvolgono da un lato 700 milioni (Ue-Mercosur) e dall’altro 2 miliardi (Ue-India) di cittadini, sono un segnale fondamentale per indicare che altre vie e altri comportamenti sono possibili.

Gli accordi sono in parte rallentati (vedi il rinvio alla Corte di Giustizia Ue) a causa dell’opposizione dell’agricoltura. E così torniamo all’apertura di questo articolo: il settore primario è parte integrante e portante nel commercio mondiale, ma con un problema reale per gli agricoltori europei, segnatamente quelli dell’area mediterranea, tra cui gli italiani.

Il motivo è semplice i Paesi emergenti come India, Argentina, Brasile, hanno soprattutto prodotti agricoli da esportare, mentre dall’Europa i principali settori di esportazione sono automotive, macchinari, chimica, farmaceutica. Gli agricoltori da sempre paventano (e non sempre a torto) di essere “svenduti” per poter esportare più prodotti dell’industria europea.

La preoccupazione maggiore e di veder arrivare sul mercato del Vecchio Continente prodotti agricoli concorrenti, con meno garanzie sanitarie e sociali rispetto a quelli interni. In pratica potrebbero arrivare ortofrutta, riso, cereali, zucchero e altri alimenti a basso costo e basse garanzie sanitarie, a causa dell’uso di prodotti chimici vietati nell’Ue e a manodopera sottopagata e senza tutele.

La preoccupazione è sacrosanta, ma di fronte ad accordi che coinvolgono un così alto numero di cittadini con la previsione di eliminare o ridurre fortemente oltre il 90 per cento dei dazi sull’interscambio tra le varie aree con valori che si aggirano attorno ai 120 miliardi di Euro per l’intesa con l’India e di 90 miliardi con il Mercosur, forse è il caso di guardare a tutti i possibili sviluppi futuri puntando ad eliminare attriti e differenza produttive e sociali. Anche nel 1994, l’inserimento dell’agricoltura nel Gatt fu sofferto e controverso, ma i benefici nel tempo sono stati innegabili.

Giuseppe Di Paolo

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