Sandokan danza la musica che ancora non c’è
Ma come diavolo gli sarà venuto in mente agli autori (regista, soggettisti, musicisti o chiunque sia) del nuovo Sandokan televisivo di infilare il brindisi della Traviata del grande Giuseppe Verdi, nella saga del famoso personaggio di Salgari?
A giudicare dalle recensioni dei giorni successivi, non molti critici si sono accorti dello svarione temporale, ma chi ha un minimo di conoscenza musicale ha fatto un salto sulla poltrona, quando a tre quarti della prima puntata del nuovo sceneggiato Rai, andato in onda lunedì 1 dicembre 2025, una scalcagnata orchestrina che accompagnava un ballo (neanche un brindisi!) al consolato inglese di Labuan, ha accennato un’approssimativa, ma riconoscibilissima, melodia tratta dal più famoso brindisi in musica della storia.
Poteva passare (ed in parte è passata) inosservata se non fosse che all’inizio della puntata era stata ben esplicitata la data degli avvenimenti dello sceneggiato: 1841. La Traviata di Verdi vedrà la luce solo nel 1853, dodici anni dopo. Purtroppo, non è l’unica parte che lascia interdetti del nuovo Sandokan, che ha esordito con il botto grazie a oltre 6 milioni di ascoltatori, pari al quasi il 34% di share.

Lo sceneggiato inevitabilmente ha dovuto confrontarsi con quello che l’aveva preceduto, nel 1976, ed in effetti non ha fatto niente per affrancarsi dal paragone, a partire dal tema musicale. L’attacco della musica dei fratelli De Angelis del 1976, con il nome “Sandokan” urlato in musica, è stato ripreso pari pari nella nuova serie, il che fa sembrare epico l’antico sceneggiato e alquanto scopiazzato il nuovo.

Anche il protagonista, il turco Can Yaman, è vestito (ci sta), ma anche pettinato e atteggiato (ci sta un po’ meno) esattamente come l’indiano Kabir Bedi dell’antico sceneggiato. Yaman è sicuramente bello e aitante, ma un po’ legnosetto nella recitazione. Il paragone forse si sarebbe potuto evitare, se gli autori non avessero pigiato l’acceleratore sul fronte delle citazioni, in particolare nella riproposizione dell’iconico scontro in volo tra Sandokan e la tigre. Con un problema: qui Sandokan non riesce ad ammazzare subito la tigre, dando modo a James Brooke, il cattivo della serie, di mettersi in buona luce di fronte a lady Marian.
Le citazioni cinematografiche non si fermano qui, anzi: esulano anche dall’esempio dello sceneggiato di cinquanta anni fa, per rifarsi a film più prossimi a noi, nello specifico a “Pirati dei Caraibi” con protagonista Johnny Depp, come nel caso dei pirati che fuggono di prigione per recuperare la nave nella rada di Labuan e dirigersi verso la libertà.
Nel paragone con lo sceneggiato antecedente incappa inevitabilmente il pur bravo Alessandro Preziosi, nella parte più amata dagli spettatori dopo quella di Sandokan. Yanez de Gomera è un’icona dei racconti di Salgari e Phillipe Leroy cinquant’anni fa, con una recitazione pacata e distaccata, aveva ben tratteggiato il personaggio cinico e disincantato dell’avventuriero portoghese. Preziosi purtroppo si lascia andare ad una recitazione fin troppo istrionica, da risultare quasi macchiettistica.
Lo sceneggiato 2025, almeno a giudicare dalla prima puntata, comunque qualche pregio ce l’ha, primo tra tutti aver evitato di cadere nell’intimismo e di scadere nell’eccesso di introspezione dei personaggi che pervade molti degli sceneggiati odierni.
Non ci sono molti paragoni da fare invece sul fronte delle scenografie e dell’ambientazione: se lo sceneggiato del regista Sergio Sollima nel 1976 fu girato con criteri da colossal, tra India, Malaysia e Thailandia, il nuovo Sandokan, a parte qualche passaggio sull’Isola de La Reunion, è stato girato quasi interamente tra il Lazio e la Toscana (la reggia del sultano del Brunei è il castello di Sammezzano a Reggello, vicino Firenze), integrato con riprese aeree della Calabria e della Tailandia. In questo è stato forse più fedele a Salgari che ha scritto i suoi romanzi, ambientati in isole tropicali, senza mai muoversi dall’Italia.
Giuseppe Di Paolo
