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San Francesco protagonista anche nella musica

N. 110 - Aprile 2026

 

 

 

 

San Francesco protagonista anche nella musica

Nel febbraio 2026 sono state esposte ad Assisi, le spoglie di San Francesco, Patrono d’Italia. Le sacre ossa portate dalla cripta della Basilica inferiore per la prima ostensione ai fedeli, erano in evidente stato di deterioramento; addirittura sbriciolate alla vista – riferisce Fra Giulio Cesareo – che ne ha curato la conservazione terrena, in una teca. E’ stato permesso di poterle venerare sino al 22 marzo.

Ottocento anni sono trascorsi dal 3 ottobre 1226, quando il Suo corpo cedette a sora nostra morte corporale. L’ultima strofa del Suo Cantico delle Creature è in lode di ringraziamento per sorella morte che gli respira accanto e lo accompagnerà nel transito al Padre che, in vita, ha tanto amato e glorificato sino a disfarsi delle ricchezze per vivere in perfetta armonia con la Creazione di Dio. Possiamo entrare in euritmia anche noi, esaminando la sua vita contemplativa e di gratitudine; di preghiera e riconoscenza. Potremmo quindi riconosce tra le sfumature della nostra vita i suoi versi; atto di fede dal quale scaturisce solo una infinita speranza di pace. Con la sua ultima lode alla morte temporale ci insegna a non avere paura, se viviamo liberi dal peccato, poiché “Beati quelli che troverà (Dio) nelle sue santissime volontà. Ché la morte seconda non farà loro alcun male”. La “morte seconda” è quella citata in Apocalisse 20.6 ed è eterna.

È vero, siamo nati per morire e sin da piccoli ci abituiamo nel veder morire i nostri amici, i nostri genitori, i nostri animali. Tutto in questa vita terrestre si chiude al mondo con la morte. Ci è dato di decidere come accoglierla; se nel peccato o nella purezza.

Questo secondo percorso fu scelto dal Santo. Era al palazzo vescovile di Assisi, quando sentì giungere sorella morte. Chiese di essere riaccompagnato alla Sua amata Porziuncola, in Santa Maria degli Angeli. Disteso a terra, volle essere denudato del ruvido saio per morire come il Cristo. Il transito avvenne dopo i Vespri. Non abbandonò sino all’ultimo i frati che avevano condiviso il suo pensiero. Nella fatica estrema celebrò un’ultima cena distribuendo i pezzetti di pane che aveva appena spezzato.

San Francesco aveva tanto amato la Natura del suo Dio che le allodole a lui care che lo seguivano nelle preghiera, gli resero dono nel trapasso, sorvolando il tetto lungamente e testimoniandogli che lo attendeva la Gloria al fianco di Dio Padre.

Dal 2023 a oggi sono ben quattro gli ottavi centenari francescani.

1223-La Regola bollata e Natale a Greccio.

1224-L’impressione delle stimmate.

1225-Il Cantico delle Creature.

1226-Il transito alla Casa del Padre.

Papa Onorio III, il 29 novembre 1223, conferma e approva, con la Bolla “Solet Annuere”, le regole di osservanza della parola evangelica che Francesco impartisce ai frati minori. La notte di Natale dello stesso anno, egli allestisce il primo presepe vivente a Greccio.

La vita di Francesco è inspiegabile. È segnata da eventi che gli fanno vivere le stesse tribolazioni di Gesù e lo stesso amore di Gesù per il Padre suo, Altissimu. Francesco è vocato ad ammirare l’opera divina, verso la quale ha grande rispetto e pudore e obbedisce al disegno che Dio ha creato per lui, nel quale ha prediletto la povertà alla miseria. Solo Francesco dà significato alla povertà, educando – con la parola humilitate, che conclude il suo Cantico delle Creature – l’uomo all’ amorevolezza verso ogni creatura. Ogni creatura, viene dall’Altissimu e solo Lui decide e quantifica il tempo di ogni essere e della nostra vita terrena.

Dalle sue creature l’Altissimu onnipotente bon Signore si aspetta lode e gratitudine. Francesco si fortifica perciò nell’amore e nell’elogio a Dio e riceve le stigmate nella quiete silvestre de la Verna, bosco monumentale situato tra il Tevere e l’Arno, in cui si svolgevano – già all’epoca di Dante che lo definisce “crudo sasso intra Tevere et Arno” nell’XI canto del Paradiso – diverse pratiche di devozione spirituale e meditazione: veri e propri pellegrinaggi di conversione e analisi introspettiva.

Era un luogo difficile da raggiungere al tempo. Ed era qui che Francesco si ritirava in supplica e raccoglimento. Il sacro monte, donato l’8 maggio 1213 a Francesco dal conte Orlando Cattani di Chiusi, fu il luogo di incontro tra l’Altissimu e Francesco, dove ricevette in dono da Cristo le stimmate. Pietro Cattani e Bernardo di Quintavalle furono i suoi primi seguaci. A San Damiano nel 1225 compone i versi del Cantico delle Creature: un capolavoro letterario mette in luce, nella lingua del XIII secolo, le verità sempre tenute occultate. In questo gioiello evidenzia il bisogno dell’uomo del suo tempo (ma anche di chi vive adesso) di conformarsi alla Natura, per non infliggere ad essa ulteriori problemi di genere ecologico. Nella grazia ispiratrice delle sue parole, solo dottrina. Nei suoi insegnamenti non esiste l’incitamento allo sfruttamento della Natura reso ingrato dalle dimenticanze umane, ma solo l’indicazione a vivere in maniera responsabile; non pensando in maniera egoistica e lucrativa ma solo in previsione del patrimonio che le future generazioni dovranno amministrare nella Fede. Francesco non ha mai imposto la sua Fede ma ha sempre dato dimostrazione che ogni essere vivente animato o inanimato è un fratello ed è degno di ammirazione; poiché l’Altissimu ha decretato ogni cosa e tutto vibra nell’Universo per Suo volere.

In ambito musicale

La figura di Francesco fu celebrata da Charles Gounod nel 1891, con l’oratorio Sainte Francoise d’Assise. Nell’ultima parte della sua vita Gounod (1818-1893), compositore parigino, si dedicò allo sviluppo su rigo di testi religiosi. Il manoscritto di questo oratorio, che pareva non fosse mai esistito, è stato riscoperto recentemente nell’archivio delle Suore della carità di San Luigi o Suore di Vannes, in Francia. Gounod aveva smesso di comporre per il teatro. La vita del Santo italiano gli fu da ispirazione per i 2 quadri nei quali è strutturato l’oratorio

 composto due anni prima della sua dipartita. Una trama librettistica in cui la sua musica, che mantiene sempre la liricità limpida e trasognata, descrive la conversione di Francesco e il dialogo con il Crocifisso nella prima parte e la dipartita del Santo nella seconda. 

L’opera in tre atti Scene francescane: Saint Francoise d’Assisi

https://youtu.be/uBjWwRGrAqA?si=gv1Lka3Z8BPkbyba

è una composizione particolare che vede nel cast una sola voce femminile: quella dell’Angelo. A produrre queste pagine fu Olivier Messien (1908-1992), in comune accordo con il pensiero di Gounod nel considerare l’opera lirica in maniera sacra e il Santo Francesco un esempio di incrollabile fede che invita ciascuno di noi al paragone con il vivere. Come per Gounod, questa è l’opera più grandiosa e spettacolare. Dura oltre quattro ore. Lunghi i momenti di riflessione, sulle frasi di San Francesco ai suoi frati minori che rimangono musicalmente impresse nella mente. Amore senza fine sgorga da questo colossale lavoro, quando Francesco chiede a Dio di incontrare un orrendo lebbroso, per imparare ad amarlo nonostante la puzza delle sue carni in putrefazione. È con l’Aria dell’Angelo che Messien insegna a Francesco come parlare con gli uccelli e rende sublime qualunque battuta musicale, eliminando ogni asperità compositiva per elevare ed elevarsi al divino.

La “mirabile vita di San Francesco” è narrata nell’XI canto del Paradiso dantesco da San Tommaso d’Aquino, apparente rivale di Francesco ma che, al tempo, essendo appartenente all’Ordine mendicante domenicano, si conformava con l’antagonista. La nascita in spirito di un nuovo sole, lo sposalizio con Madonna Povertà, la Bolla con la Sua regola, il viaggio per conoscere il sultano in Oriente e iniziare un dialogo di pace, le stigmate, la sua morte, sono le virtù che vengono esaltate nell’opera dantesca, poiché, con il tempo e per avidità, i componenti degli ordini religiosi avevano dimenticato la Regola di Francesco, lasciandosi andare alla corruzione. Sempre nel Paradiso, XXXII canto, ritroviamo San Francesco. Lui è collocato da Dante nella “Candida rosa dei beati”.

Hermann Suter (1870-1926) di cui ricorre il centenario della morte, compose le Laudi a San Francesco D’assisi nel 1923. Il compositore, d’origine svizzera, utilizzò il Cantico di Frate Sole o Cantico delle Creature, in lingua umbra volgare del 1200. Ben poco modificò per mettere il testo in musica, rispettando gli accenti tonici dell’evo.

In una delle due composizione per pianoforte di Franz Listz s. 175 del 1863 (esiste anche una versione orchestrale) vi è un brano dedicato alla predicazione agli uccelli da parte del Santo; qui nella versione del pianista e collega Marino Nicolini

Francis Poulenc (1899-1963) ci regala questo splendido brano Quatre petites prières de saint Francois d’Assise, composto nel 1948

https://youtu.be/v3N9JmutCbE?si=Aizlf1DYaWtbtDlC

questa stupenda suite è invece di Paul Hindemith (1895-1963).

Nell’opera musicale San Francesco e il sultano un fatto storico simboleggia la forza del dialogo tra religioni a essere messo in musica. Quest’opera narra appunto che, durante la V Crociata, nel 1219, Francesco andò a Damietta per conoscere il sultano. Il suo gesto spregiudicato fu considerato come disobbedienza, ma con questo Francesco ottenne il rispetto del sultano, che gli donò un corno.

Quest’opera, rappresentata in Libano nel 2021, promuove il dialogo interreligioso. Il libretto è dell’italiano Bartolomeo Pirone su musica di padre Khalil Rahme.

La libertà di Francesco fu ricercata nelle povertà e nel distacco dal possesso dei beni materiali e dal potere. Perseguendo questo cammino, ci lasciò la frase “Signore, fammi strumento della Tua pace.

Mi riallaccio alla splendida omelia tenuta nella Cattedrale di Bologna dal Cardinale Zuppi, durante la Santa Messa per il precetto pasquale interforze il 17 marzo scorso, nella quale, ha ricordato che nel Vangelo di Giovanni troviamo le parole di Gesù “Vi lascio la pace, vi dò la mia pace. Non come la dà il mondo, Io la do a voi”.

Vorrei concludere con questa V Ammonizione, tratta dalle fonti francescane: “E tutte le creature che sono sotto il cielo, ciascuna secondo la sua natura, servono, conoscono e obbediscono al loro Creatore meglio di te, o uomo”.

Mirella Golinelli

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