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Samarcanda l’azzurra, tra sogno e realtà

N. 90- Giugno 2024

 

 

 

Samarcanda l’azzurra, tra sogno e realtà

Samarcanda. Nessun posto al mondo ha probabilmente un nome evocativo quanto questa città, che sembra quasi non avere un luogo fisico, ma solo mentale, immaginato nelle favole, nelle leggende, nelle ballate, come quella di Vecchioni degli anni ’70 in cui viene ripreso il tema della “morte inevitabile”, che ci ha fatto venire i brividi per la sua ineluttabilità contro ogni sforzo umano, imprimendoci nella mente il nome di questa misteriosa città. Ma Samarcanda è invece un luogo reale, principale nodo carovaniero sull’antica Via della Seta, nella lontana regione dell’Uzbekistan, Repubblica dell’Asia centrale fino a poco tempo fa sotto il controllo sovietico. Oggi il paese si sta rapidamente evolvendo, sotto la spinta di una popolazione giovane e attiva (quasi il 50% è sotto i 20 anni) e si sta aprendo al turismo, con itinerari di grande impatto artistico e storico e un territorio molto vario, con zone fertili ed altre ancora desertiche, ricche di materie prime, tra le quali gas e petrolio. Gli uzbeki sono in prevalenza di religione islamica, ma non integralista, infatti non si vedono donne col burka; sono molto cordiali e disponibili verso gli ospiti e amano farsi fotografare assieme ai turisti, mettendo spesso in mostra smaglianti denti d’oro.

Samarcanda, crocevia delle strade che portavano all´Oriente profondo, capitale di imperi: il suo nome ci fa fare un salto nel passato, al tempo in cui le carovane percorrevano la Via della Seta, trasportando in Europa i tesori del lontano Katai. Popoli e uomini ne hanno alimentato la leggenda, turchi, arabi, persiani, mongoli, Gengis Khan e Tamerlano, Alessandro Magno e Marco Polo e ancora oggi la città ci trasporta in un mondo magico, innalzando verso il cielo le sue moschee, madrase e mausolei, che riflettono la luce nella profusione luccicante di smalti turchesi e azzurri.

La storia di Samarcanda si intreccia con quella del “feroce” Tamerlano, Amir Timur, letteralmente “lo zoppo Timur” che nacque nel 1336 nella città di Shahrisabzuna, a 50 km da Samarcanda, e che creò un impero esteso dal Volga al Caucaso, dall’Asia centrale all’India. Egli scelse Samarcanda come capitale dell’impero, facendola crescere ed arricchire e proprio qui si trova la sua tomba, un piccolo sarcofago in porfido nero collocato nel mausoleo di Tamerlano, il Gur-I Amir, la tomba del re. Tomba che ha la sua maledizione che promette: “quando tornerò alla luce, il mondo tremerà”.

In pieno contrasto col silenzio del mausoleo, il brulicante e rumoroso Bazar di Siab, uno dei più antichi dell’Asia centrale, si stende nei dintorni della moschea di Bibi Khanum. Il mercato ha un ruolo speciale nella vita quotidiana della popolazione locale, che vi si reca per acquistare una varietà di prodotti che vanno dall’abbigliamento agli oggetti per la casa, ma vi si trovano anche spezie, cereali, verdure e frutta come le caratteristiche melagrane, frutto simbolico dell’Uzbekistan, raccolte in pile ordinate o spremute in succo. O come il pane che qui viene prodotto seguendo le regole di antiche lavorazioni, in forni a legna presenti nel mercato. E, come nel passato, la contrattazione qui è d’obbligo.

Ma la tappa imprescindibile del viaggio in Uzbekistan, forse il motivo principale per cui si arriva fino a qui è il Registan, che in tagiko significa “luogo sabbioso”: si tratta di uno dei luoghi più affascinanti di tutta l’Asia centrale, il più visitato, il più fotografato, il più ricordato, il più spettacolare. Vedere per la prima volta il Registan fa battere il cuore e trattenere il respiro in una vertigine di bellezza, simmetria celeste, imponente leggerezza, splendore di mosaici, smalti, arabeschi. Il Registan, piazza centrale e cuore di Samarcanda, era una piazza pubblica, dove le persone si riunivano, ascoltavano i proclami reali, assistevano a pubbliche esecuzioni. Intorno alla piazza, un tempo il centro della Via della seta, si allineano in una simmetria quasi perfetta tre Madrase (o scuole coraniche), costruite tra il 1400 e il 1600. Le cupole turchesi delle Madrase ravvivano lo spettacolo della piazza, mentre le mura decorate con infiniti mosaici di piastrelle di tutte le tonalità del blu e dell’azzurro offrono uno spettacolo emozionante. Le tre Madrase hanno tutte una corte centrale su cui si affacciano le stanze di studio, a piano terra, e le cellette in cui dormivano gli studenti al primo piano, oggi occupate da una schiera di botteghe di souvenir, che purtroppo non risparmiano alcun monumento o spazio disponibile.

Ma Samarcanda è anche traffico, confusione, rumore, clacson, lungo ampi e geometrici viali orlati di gelsi e di platani, che ne fanno una città quasi middle-europea: un mix di fascino esotico e modernità che confonde e affascina nel medesimo tempo, rendendo questa città così speciale da far desiderare di rivederla ancora una volta nella vita.

Emilio Bonavita

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