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Saccargia, splendida nel nulla

N. 70- Settembre 2022

 

 

Saccargia, splendida nel nulla

Le tracce di un antico monastero in questo angolo di Sardegna testimoniano della capacità dell’uomo di formare comunità anche in luoghi sperduti e isolati. La basilica della Santissima Trinità di Saccargia, nonostante a pochi chilometri si sia sviluppata l’importante città di Sassari, ancora oggi colpisce per il suo apparire improvviso in mezzo al nulla, in un pianoro verde che sembra isolato dal resto del mondo, in comune di Codrongianos.

Del monastero restano pochi ruderi, mentre la chiesa affascina per la sua bellezza e per la sua imponenza ancora dopo novecento anni. Frutto del lavoro di maestranze pisane, che qui hanno lavorato nei primi decenni del XII secolo, la chiesa è uno degli esempi più belli di romanico nell’isola dei nuraghi. La sua bicromia, data dall’alternarsi orizzontale di pietre di bianco calcare e nero basalto, ha contribuito probabilmente ad avallare per anni l’origine del suo nome: secondo alcuni “Saccargia” deriverebbe, infatti, dal sardo “s’acca argia“, la vacca pezzata, mentre in realtà studi più recenti hanno ricondotto l’etimologia al nome medioevale, contenuto in documenti in lingua latina, “Sacraria“.

L’elegante portico della facciata ed il maestoso campanile preparano solo in parte il visitatore a quello che troverà all’interno: la singola navata della Chiesa in assenza delle navate laterali appare ancora più alta e più lunga e nella sua nudità e austerità sembra voler concentrare lo sguardo del visitatore verso l’abside centrale, dove spiccano ancora vividi i colori di un significativo ciclo di affreschi sulla vita di Cristo e della Madonna, ritenuto l’unico esempio superstite in Sardegna di pittura murale romanica in ottimo stato di conservazione.

Secondo gli esperti, l’attuale chiesa fu eretta nel 1116 sulle rovine di un monastero preesistente per volontà del giudice Costantino I di Torres e fu affidata ai monaci Camaldolesi, che qui fondarono la loro abbazia. Architetti e maestranze pisani realizzarono lavori di ampliamento databili tra il 1118 e il 1120: la chiesa fu ampliata, le pareti alzate, l’aula allungata e fu costruito l’alto campanile. Successivamente maestranze lucchesi aggiunsero il portico davanti alla facciata. Il tutto con un risultato che sembra un luogo dello spirito prima che del mondo terreno.

Giuseppe Di Paolo

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