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Roma, il concerto degli angeli musicanti

N. 86- Febbraio 2024

 

 

 

Roma, il concerto degli angeli musicanti

La piazza dei Santi Apostoli a Roma è un luogo che si sottrae alle visite turistiche soltanto perché nella capitale esistono almeno 50 siti clamorosamente più spettacolari. È a 100 metri dalla macchina da scrivere del Vittoriano e inaugura la prima parallela di via del Corso. La cingono: palazzo Odescalchi, iniziato da Carlo Maderno e finito da Bernini nel 1664/palazzo Valentini, che custodisce l’imponente biblioteca del cardinale Renato Imperiali e che sormonta una domus del III secolo con tanto di impianto termale/palazzo Colonna, che include la collezione d’arte con Bronzino, Tintoretto, Guercino.

^ La basilica dei Santi Apostoli si erge sulla destra con prospetto neoclassico. È uno degli edifici sacri più antichi di Roma, fondato da san Giulio I nel IV secolo. L’interno a tre navate, ancora splendente di ori e stucchi, subisce nel 1711 una ristrutturazione che porta alla frammentazione e alla rimozione del grande affresco di Melozzo da Forlì. Il dipinto raffigura un Cristo in ascensione, ora al Quirinale, e gli Angeli musicanti, ora alla Pinacoteca Vaticana.

Angelo con il liuto

Gli Angeli di Melozzo, databili 1474, sono provvisti di strumenti musicali e il critico Adolfo Venturi li etichetta “trovatori del cielo”.

Ma chi sono genericamente gli Angeli?

Il filosofo Marsilio Ficino, contemporaneo di Melozzo, afferma che “la Bellezza è una grazia, vivace e spirituale, la quale per il raggio divino prima si infonde negli Angeli, poi nelle anime degli uomini, poi nelle figure e nelle voci corporali”. Gli Angeli sono quindi imbottiti di Bellezza in quanto prossimi alla divinità che li vivifica col proprio raggio. Gli Angeli, prima immagine dopo l’effluvio divino, sono Bellezza incontaminata.

(Se vogliamo ulteriormente interpretare Ficino, possiamo dedurre che l’anima umana, che voglia salire a ritroso verso il divino e la sua Bellezza, debba fare tappa obbligatoria presso gli Angeli).

Ancora: gli Angeli sono il verbo del silenzio più alto. Padroneggiano il celeste, ma conoscono già il sangue. Non adorano perché al mondo non serve più l’adorazione dei pastori. Non sono il massimo del bene perché l’apoteosi del bene non è bene, è delirio.

Gli Angeli si nutrono di omelette di stelle. Fanno lo shampoo nel temporale e asciugano i capelli con turbini di vento.

Angelo con il tamburello

Gli Angeli non possiedono nulla e quindi non hanno pregiudizi: chi non possiede niente può guardare il mondo con libertà disincantata, mentre chi possiede qualcosa spesso non possiede che quello.

Ancora: gli Angeli sono l’opera prima felice, i beniamini del creato, il polline della divinità in fiore, le articolazioni di luce, gli spazi di essenza (Rilke). Gli Angeli si collocano a metà tra ciò che è materiale e ciò che non lo è; sono gli esseri di confine che rendono la materia metafora dello spirito (Marco Bussagli). Non ci sono Angeli nelle trincee (Bukowski).

Angelo con la chitarra

Ancora, sugli Angeli sbilanciati verso gli uomini: nel film “Il cielo sopra Berlino” l’Angelo Damiel (Bruno Ganz) dialoga con l’Angelo Cassiel (Otto Sander). Gli dice: -È magnifico vivere di solo spirito, e giorno dopo giorno testimoniare alla gente, per l’eternità, soltanto ciò che è spirituale. Ma a volte la mia eterna esistenza spirituale mi pesa. E allora non vorrei più fluttuare così, in eterno: vorrei sentire un peso dentro di me, che mi levi questa infinitezza legandomi in qualche modo alla terra, a ogni passo, a ogni colpo di vento. Vorrei poter dire: “ora”, “ora”, e “ora”. E non più “da sempre”, “in eterno”. Per esempio……non so……sedermi al tavolo da gioco, ed essere salutato……Anche solo con un cenno……In fondo sarebbe già qualcosa ritornare a casa dopo un lungo giorno, dar da mangiare al gatto come Philip Marlowe, avere la febbre, le dita nere per aver letto il giornale; non entusiasmarsi solo per lo spirito, ma finalmente anche per un pranzo, per la linea di una nuca, per un orecchio; mentire, e spudoratamente; e camminando sentire che le ossa camminano con te-

^^ La Basilica dei Santi Apostoli è anticipata da un portico chiuso da un’inferriata. L’entrata della chiesa è a metà del porticato.

Essendo il loggiato protetto dalle intemperie o dal sole cocente, c’è sempre qualche barbone/a che lo elegge a residenza temporanea.

Chi sono genericamente i barboni?

Secondo la ministra dell’Interno britannica, Suella Braverman, gli homeless sono persone che vivono in strada come scelta di vita. Ha detto proprio così: “scelta di vita”. I poveri e gli sconfitti lo sono per scelta, per colpa loro. Dormire su un paio di cartoni e con due coperte lerce è una scelta. (Oh, magari tra gli emarginati c’è n’è uno su venti che ha scelto di voltare le spalle al mondo prima che il mondo gli voltasse le spalle. Ma gli altri 19 vengono di solito da eventi che li hanno ridotti in miseria).

Rincara la dose il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida: “In Italia i poveri mangiano meglio dei ricchi perché vanno dal produttore e comprano qualità”. Il povero, che stenta a trovare i soldi per mangiare, è un privilegiato perché la necessità del risparmio lo manda, chissà con quale mezzo, da contadini salutisti. (Nel caso il povero fosse poi costretto al digiuno, ecco che la sua dieta migliora davvero: colesterolo e trigliceridi crollano beneficamente).

Ancora, sulla povertà come lusso: la povertà è una grande luce in fondo al cuore (Rilke). Meglio essere povero che essere ridotti in schiavitù dai quattrini (Arturo Graf). Solo i poveri conoscono il significato della vita; chi ha soldi e sicurezza può soltanto tirare a indovinare (Bukowski).

^^^ Pochi sanno che all’equinozio di primavera gli Angeli di Melozzo da Forlì lasciano gli intonaci su cui sono affrescati e, poco prima della chiusura dei musei vaticani, se ne vanno all’esterno. Volano alla Basilica dei Santi Apostoli, laddove, con i loro strumenti, danno vita a un concerto. È praticamente una riunione, come la dodicesima ultima reunion dei Pooh.

Il 21 marzo scorso suonano l’Angelo col liuto, l’Angelo con la viola e l’Angelo col tamburello.

L’Angelo col liuto ha volto femmineo, con tanto di fard rosso sulla guancia/naso diritto e sopracciglio pinzettato/capelli con un riflesso rosso che si arricciano sulla nuca/aureola punteggiata da pietruzze verdi/blusa blu chiaro e maniche rosa che fluttuano in cento pieghe/un’ala bianca come un ventaglio soffice. L’Angelo non dà confidenza.

Angelo con la viola

L’Angelo con la viola ha un viso paffutello da adolescente/labbra morbide/occhi scuri abitati da leggera civetteria/capelli biondi e pure loro ricciuti/vestito albicocca e lampone/aureola di stelle sfarinate/ali grandi da condor albino. L’Angelo sfrega orizzontalmente l’archetto sul suo strumento.

L’Angelo col tamburello ha i capelli rosso-Ed Sheeran, affittati dal vento/occhi puntati in su come se la musica lo stia conquistando/vestito rosa antico e maniche smeraldo/ali ruggine in tinta con la chioma/corpo in procinto di volteggiare. L’Angelo scuote il tamburello a due mani, lontano dal petto.

^^^^ Il 21 marzo scorso ci sono tre senzatetto che soggiornano sotto al portico della Basilica dei Santi Apostoli (l’arbergo de la stella, direbbero a Roma). Sono il Professore, la Zia Marlboro e Marcella la Pischella. Hanno steso il bucato sul filo tirato tra il braccio di un crocifisso di pietra e l’inferriata.

Il Professore è così magro che sotto la maglietta le costole formano uno xilofono. Le vene si agglomerano a grappolo sulle braccia-stecco. La faccia è da tubero ammaccato, con barba rada e tanto dura che se una mosca gli si appoggia sul volto rimane impalata su un pelo. Il Professore è un insegnante di geografia, rimasto senza lavoro dopo che la materia non si insegna più in nessuna scuola superiore.

La Zia Marlboro, magra come un bisturi e coi capelli écru, deve il soprannome al fatto che gira nelle vicinanze della chiesa per raccogliere mozziconi di sigarette. Coi residui di tabacco si fa delle paglie che aspira come stia bevendo un frappé dalla cannuccia. La Zia è una sarta soppiantata dalle orlatrici e cucitrici cinesi.

Marcella la Pischella è un metro e ottanta di carne scarsa e pallida. Gli occhi neri brillano di un bagliore febbrile. I capelli nerissimi ruscellano giù, di lato alla guancia sinistra e fino al seno. Un gatto biancastro le si sfrega addosso come un aglio sulla bruschetta. Marcella ha 16 anni e se n’è andata da una casa dove erano solo fame e botte.

Il Professore ha la chiave del portone della chiesa. L’ha fregata al sacrestano e, quando fa troppo freddo, va a dormire con le compagne dentro la basilica. Il 21 marzo apre i battenti e fa entrare gli Angeli, che danno il via alla loro complicità musicale.

Il liuto pizzicato arabeggia. La viola tende a immalinconire, ma il tamburello la contraddice coi sonaglini.

Professore, Zia e Pischella sono seduti nel primo banco.

Vengono a sedersi anche alcuni passanti attirati dalla musica.

^^^^^ A concerto avviato accede alla chiesa un ragazzo dalla frangetta bionda e dai capelli arruffati sulle orecchie. Naso un po’ grosso e faccia da bullo di borgata. La camiciona celeste è strappata sulla spalla. Una tracolla regge una chitarra antidiluviana, grassoccia nella cassa armonica.

Il giovanotto ha in mano un sacco dell’immondizia bello gonfio.

Poggiato il sacco, il nuovo suonatore si aggiunge agli altri. È l’Angelo dal liuto maggiorato ma è privo di ali.

Perché l’Angelo dal visino da bulletto è senza ali?

Il 21 marzo precedente a quello scorso, questo Angelo posa lo sguardo su Marcella e la trova stupenda. Lei lo fissa con quello scintillio piretico degli occhi, e poi cova gli occhi di lui come un avaro guata il suo oro. Anche dagli occhi dell’Angelo sgorga un tenero fuoco, avvolgente.

Scaturiscono: una nascita/l’asservimento alla bellezza/il principe dei sentimenti/il tutto della vita/il primo richiamo del sesso.

Al termine di ogni concerto gli Angeli se ne tornano in Vaticano. Ma nel 21 marzo di due anni fa l’Angelo bullo non rientra con gli altri; rimane a parlare con Marcella. Anche nei giorni e nei mesi successivi l’Angelo non rincasa nella Pinacoteca; torna spesso a chiacchierare con la Pischella.

Un giorno l’Angelo si fa segare le ali all’altezza delle scapole, per sancire che non ridiventerà più una figura da museo, con una sola giornata annuale di licenza. Due escrescenze cartilaginose rosse restano a protrudere dalle spalle.

Alla fine dell’ultimo concerto, quello del 21 marzo più recente, l’ex Angelo dal liuto maggiorato prende la mano di Marcella, la stringe tra le sue, la porta alle labbra e se la preme sulla bocca. Poi allunga alla ragazza il sacco di spazzatura che s’è portato. Lei lo apre e dentro ci sono le ali tagliate, color miele, sovrapposte in quattro metà.

Carlo Maria Milazzo

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