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Quanti meeting al Meeting

N. 110 - Aprile 2026

 

 

 

 

Quanti meeting al Meeting

Ci sono molti meeting nel Meeting di Rimini. C’è il raduno ufficiale, giunto alla 46^ edizione, con suo sempre vastissimo programma di incontri, mostre e il relativo corredo di articoli, servizi tv e, costanti e inevitabili, polemiche di vario genere. E c’è poi, negli spazi più imprevedibili della fiera o nell’area riminese, un altro meeting, non ufficiale, ma ugualmente intenso e variegato. È un meeting “minore”, per così dire, ma straordinariamente vitale, fatto di miriadi di incontri, spesso pianificati per tempo dai diretti interessati, che non figurano ovviamente nel programma, e che mettono assieme mondi sociali, associazioni, reti di volontariato.

Anche una certa galassia del mondo politico – perlomeno quella più vicina ai contenuti ideali e culturali che animano il Meeting “maggiore” – da anni usa del raduno riminese per incontri collaterali, cene, convegni fuori programma.  Casomai temporalmente coordinati con quei momenti ufficiali del Meeting che vedono protagonisti molti big della politica nazionale. Una volta questi ritrovi politici esterni, in retrovia, erano più “unitari”, ma continuano comunque ad esserci, usando sigle associative particolari, per riflettere e giudicare la scena politica e le sue prospettive.  

Nell’epoca della rete e delle video-conferenze, c’è gente che continua ad avere il bisogno non delegabile di incontrarsi “in presenza”. E quale occasione migliore di un evento che continua dal 1980 ad oggi a portare nella città romagnola decine e decine di migliaia di visitatori da tutt’Italia e dall’estero? Questi ritrovi paralleli sono anche spesso dei laboratori per progettare, muovere idee e proposte e “giudicare” il presente. Sono altresì momenti di mutuo aiuto e testimonianza, come accaduto per una vasta e forse poco nota rete informale di volontari che operano in molte carceri italiane, con realtà associative diversificate. Per chi c’era, coinvolto da un semplice tam tam amicale, un incontro di lavoro straordinario, che ha mostrato quanti, prevalentemente laici ma non solo, siano impegnati nella frontiera delle carceri e con quale consapevolezza. Analoghi momenti di lavoro in retrovia sono certamente avvenuti tra insegnanti, medici, imprenditori, operatori sociali, gruppi ecclesiali.

Che quindi il Meeting di Rimini ufficiale sia di fatto una occasione indiretta popolata anche da questa rete informale, non pianificata “dall’alto”, è certamente uno dei segni della sua tenuta e della sua vitalità, nonostante cicliche e malevoli profezie di tramonto.

L’altro segno di questa vivacità che oggi qualcuno potrebbe definire “resilienza” (termine che sicuramente non piace agli appassionati del Meeting e alla sua dirigenza) è indubitabilmente la presenza di migliaia di giovani, sia tra i volontari che tra i visitatori. Quest’anno, nello scorso agosto, straordinariamente numerosi. Difficile trovare in circolazione, non solo in Italia, raduni così anagraficamente trasversali, di tali dimensioni e portata.

Insomma, il popolo del Meeting (e dei meeting connessi) c’è ancora ed è pronto per edizione numero 47, quella che isserà un celebre verso di Dante come vessillo e filo conduttore: “L’amor che move  il sole e l’altre stelle”.

Gianni Varani

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