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Oscar Scaglietti: un chirurgo da non dimenticare

N. 90- Giugno 2024

 

 

 

Oscar Scaglietti: un chirurgo da non dimenticare

Il 26 ottobre di trenta anni fa, moriva all’età di ottantasette anni Oscar Scaglietti, «padre fondatore di una delle più importanti “scuole” internazionali di ortopedia, notissimo anche all’estero» scriveva il Resto del Carlino il 28 ottobre 1993 per commemorarne la scomparsa.

Il prof. Scaglietti è stato un grande chirurgo, eseguì trentamila interventi come direttore del Centro di chirurgia di guerra fra il ’43 e il ’47, e proprio nel 1947, tra l’altro, fu uno tra i primi ad operare i pazienti con ernia del disco. Figlio di una famiglia italiana che emigrò per lavoro nella Costa Rica dove lì, nella capitale San José, Oscar Scaglietti nacque nel 1906. Ma a soli due anni ritornò in Italia, a Novellara, in provincia di Reggio Emilia, paese natale del padre Sante. Il quale morì quando Oscar aveva solo dieci anni, lasciandolo unico maschio in famiglia con sei sorelle. Compì tutti gli studi a Bologna fino a laurearsi in Medicina nel 1930 e conseguendo, nel 1936, la libera docenza in Ortopedia. Ed ottenne l’incarico all’Università diModena. Poi anche all’Università di Padova. Crebbe professionalmente sotto la guida e la figura carismatica del bolognese prof. Vittorio Putti, riconosciuto come fine cattedratico ed eccellente chirurgo ortopedico di fama mondiale, oltre che ottimo organizzatore ed innovatore come direttore del già rinomato Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, dove Scaglietti svolgeva la sua professione, peraltro già dal 1927 come allievo interno al 3° anno di Medicina.

Putti scomparve prematuramente nel 1940. Nello stesso anno l’entrata in guerra dell’Italia provocò una mutazione radicale della situazione degli ospedali e di tutto il Paese. Cominciarono a rientrare dai vari fronti di guerra di Grecia, Albania e poi Russia i feriti e i mutilati italiani. Arrivavano in tanti alla stazione di Bologna. A Bologna c’erano gli ortopedici specializzati, ma ben presto con posti letto esauriti. Il prof. Scaglietti contribuì a stilare un progetto per aprire un Centro Ortopedici e Mutilati “Vittorio Putti” (un ospedale militare) in buona parte del Seminario arcivescovile adiacente al Rizzoli. Il progetto prese corpo ed il 27 marzo 1941, quando il Centro “Putti” venne inaugurato, e Scaglietti con la divisa di Maggiore medico della Marina ne divenne Ufficiale medico responsabile, cioè il direttore.

In pochi anni arrivò ad ospitare fino a 600 pazienti. Scaglietti si trovò ad operare incessantemente con ufficiali medici, assistenti, infermieri e professionisti di ogni settore efficientissimi, ma anche con studenti in medicina che si rendevano disponibili come volontari. Per i suoi meriti venne promosso da Maggiore medico a Colonnello. Tutto mutò con l’annuncio dell’Armistizio di Cassibile dell’8 settembre 1943, quando l’Italia, uscita dall’alleanza con la Germania, divenne in pratica territorio di guerra: i tedeschi da nord disarmarono le truppe italiane che restarono senza l’organizzazione dell’;alto comando che era fuggito da Roma con il re e il governo. I reparti italiani opposero una resistenza disorganizzata, sbandandosi in gran numero e venendo sopraffatti. L’Italia ben presto si trovò divisa in due, con il Centro-Nord del paese, compresa Bologna, occupato dalle forze naziste e amministrato dal governo fantoccio della Repubblica Sociale Italiana (RSI).

Dal Sud gli alleati, che risalivano invece lentamente la penisola. Durante quel periodo arrivavano al Centro di Scaglietti anche partigiani, ebrei, militari e feriti di varie nazionalità. Che venivano curati e ricoverati di nascosto. Per questo le SS tedesche accusarono Scaglietti di “favoreggiamento”, trasferendolo al loro Comando per interrogarlo per due giorni. Raccontò – si legge dal volume Bologna e Scaglietti a cura di Emanuele Grieco per Quaderni di Villa Salus, da cui sono tratte le immagini – che «Le contestazioni erano esatte all’80% e quando fui alla fine mi fu chiesto di giurare fedeltà alla RSI e di aver detto la verità. Io non ebbi difficoltà a fare l’una e l’altra cosa, tanto era nulla la costituzione della Repubblica sociale». Probabilmente in questo modo riuscì a salvare quel po’ di autonomia che l’ospedale aveva, altrimenti sarebbe passato sotto il completo comando tedesco.

Invece riuscì a svolgere, per quanto possibile, una capillare assistenza medica anche ai civili, divenendo prezioso rifugio per ricercati dalle truppe repubblichine o germaniche.

E dal 1944 nel rifugio antiaereo in galleria vicina al Centro “Putti”, in una Italia sotto i bombardamenti, Scaglietti fece allestire le sale operatorie, per poter operare senza sosta i feriti che non sarebbero altrimenti sopravvissuti fino alla cessazione dell’allarme aereo. Il rifugio antiaereo “Vittorio Putti” fu l’unico esempio, a Bologna, di architettura ospedaliera militare in galleria realizzato durante la Seconda Guerra Mondiale.

Il 21 aprile del 1945 Bologna venne liberata e poi finì la guerra, ma il Centro “Putti“ continuò l’attività ancora per qualche anno. Scaglietti lo aveva già lasciato nel 1947 quando assunse la direzione della prestigiosa Clinica ortopedica di Firenze, che allora aveva sede all’Istituto Ortopedico Toscano. Poi nel 1950, sempre a Firenze, formò il Centro per i Tumori Ossei e creò la Scuola di Specializzazione Ortopedica e Traumatologica. Nel 1956 divenne professore ordinario di Clinica ortopedica all’Università di Firenze. Ma nel 1949, quando cessò l’attività del Centro “Putti”, Scaglietti, pur con l’attività a Firenze, acquistò Villa Malvezzi Medici a Bologna. La modificò e la adattò a Casa di cura ortopedica privata con il nome di Villa Salus. Era il 1952. Poi la ampliò fino a sei piani, con sale operatorie e apparati tecnologici all’avanguardia.

Villa Salus divenne per circa un cinquantennio un polo ortopedico all’avanguardia. Conosciuto anche all’estero. Il venerdì e il sabato vi operava lo stesso Scaglietti. Che nel 1962 divenne direttore del Centro Traumatologico Ortopedico di Firenze. E nel 1967 direttore (pro-tempore) dell’Istituto Rizzoli di Bologna ed ottenne l’insegnamento all’Università di Bologna. Per poi diventarne professore emerito nel 1983. Nel frattempo continuò la sua attività a Villa Salus. Morì a 87 anni, il 26 ottobre 1993. Si era già ritirato dall’attività e Villa Salus, che in precedenza aveva già venduto ad un fornitore, l’imprenditore Gino Meletti, si avviò verso un triste declino.

Per alcuni anni rimarrà vuota e non utilizzata. Poi occupata e quindi diventata centro di accoglienza, fino a passare di proprietà del Comune di Bologna nel 2005. Venne demolita nel 2018 per creare, tre anni dopo, un nuovo centro polivalente comunale denominato Salus Space.

Scaglietti quando rimase orfano di padre e unico maschio in famiglia fece la promessa alla madre, e alle sei sorelle, che avrebbe provveduto lui a mantenere tutta la famiglia. Fu una vita intensa la sua e piena di straordinari obiettivi raggiunti. Tra cui anche la sua promessa. Fatta a soli 10 anni.

Vincenzo Basili

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