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Notti ravegnane di Dante e Polinara

N. 53 Aprile 2021

 

Notti ravegnane di Dante e Polinara

L’ultimo evento delle commemorazioni per il centenario della morte del poeta romagnolo Olindo Guerrini (1845-1916), in arte Lorenzo Stecchetti (ma anche Argia Sbolenfi, Mercutio, Bepi, Pulinera e altri pseudonimi; Omnis Magazine n. 12/2017), è caduto causalmente nell’anno del settimo centenario della morte di Dante Alighieri. A Ravenna le celebrazioni “stecchettiane” si sono allungate un po’ oltre il 2016 perché le iniziative di commemorazione sono state molteplici, ma principalmente per il grosso impegno richiesto per la pubblicazione dell’edizione critica dei famosi Sonetti Romagnoli con il vasto commento del prof. Renzo Cremante. Il Covid ha fatto il resto, bloccando e facendo slittare gli eventi conclusivi. E così, mentre Ravenna, nelle difficoltà pandemiche e con tutti gli accorgimenti necessari, portava avanti le celebrazioni dantesche, Sant’Alberto (paese di Guerrini) con l’Associazione Amici di Olindo Guerrini si metteva a ruota. L’espressione è ad hoc, dato che il nostro era appassionato ciclista. Quasi in simultanea è stato raggiunto il traguardo agognato: l’uscita ufficiale, il 9 marzo scorso, della suddetta pubblicazione nella vetrina Private Banking della Cassa di Risparmio di Ravenna, in piazza del Popolo, in centro città (mostra “Olindo Guerrini, Sonetti Romagnoli”), insieme ad antiche e nuove edizioni di libri sul poeta romagnolo e di poster riproducenti immagini storiche e didascalie di presentazione.

Due fatti distaccati, casualmente coincidenti, ma con qualcosa in comune: Dante. Eh già, perché anche il Guerrini delle rime in dialetto romagnolo (ma letterato di notevole spessore, come la sua storia insegna) pensò bene di “coinvolgere” direttamente il Divin Poeta nei Sonetti, con le serie “Novena Ampollinaresca” e “Una notte di Dante”. Naturalmente in forma caricaturale, mirata a criticare senza sconti fatti e personaggi della società, secondo il proprio pensiero sociale che Guerrini trasponeva in tutti i personaggi delle sue rime.

Sicché, nel buio di una stradina nei pressi della tomba, Dante “appare” a Polinara (alter ego di Guerrini) sotto forma di fantasma che per tutto il giorno, dentro la tomba (la “pivirola”, come chiama il sepolcro per la forma disegnata dall’architetto Camillo Morigia) trattiene i bisogni corporali fin quando, di sera, con l’oscurità, può finalmente uscire per espletarli.

Nell’incontro un po’ movimentato e nella discussione piuttosto accesa che nasce fra i due, il Divin Poeta viene tratteggiato in gergo romagnolo con le caratteristiche somatiche con le quali è universalmente conosciuto, il naso adunco (e’ peffar glurios e triunfant), il mento sporgente (la sbossla da caricatura) e la veste rossa (una stanela rossa da strigon). La discussione senza risparmio, in uno scambio serrato di sfottò allusivi a fatti e personaggi del momento, si protrae fino all’alba, quando Dante deve necessariamente, a malincuore, rientrare nel sepolcro. Una lettura di dialetto romagnolo verace, ricca di espressioni spontanee del parlare comune. Uomo di vasta cultura e di particolare eclettismo, Guerrini non poteva non annoverare nella compagnia dei suoi personaggi ravegnani anche un esponente, seppur acquisito, di tale portata.

I Sonetti uscirono la prima volta nel 1920, in edizione postuma curata dal figlio di Guerrini, Guido, in collaborazione con il cugino Avv. Paolo Poletti (l’avuchèt Pulèt, nipote di Guerrini) per i tipi di Zanichelli, editore storico del poeta. Un classico della lingua romagnola.  

Per info: Associazione Amici di Olindo Guerrini – via Rivaletto 13 – 48123 Sant’Alberto (RA) amiciguerrini@gmail.com -tel. 335-312910

Roberto Aguzzoni

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