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Nella campagna di Treia (MC) la disabilità ha trovato casa

N. 113 - Luglio/Agosto 2026

 

 

 

 

Nella campagna di Treia (MC) la disabilità ha trovato casa

C‘è qualcosa di straordinario nell’aria, lo è davvero in questo pomeriggio di inizio estate.

È la Cooperativa Sociale “Di Bolina” ONLUS che gestisce un C.S.E.R. (Centro Socio-Educativo Riabilitativo) dal settembre 2004 nelle campagne di Treia (MC), che apre i battenti.

Il nome ricorda il significato marino, andare “di bolina” è l’andatura della barca a vela che sfrutta il vento contrario per risalire la corrente. È così vivere la disabilità. Trovare nelle difficoltà che ogni giorno incontriamo, un modo per affrontarle e superarle.

Un approccio diverso rispetto alla consuetudine con cui si affrontano le tematiche dei disabili.

“Impara da te o con qualche consiglio amico come si imbriglia un velame antico e sappi che puoi dare un colpo deciso a quella barra che arriva al timone e volger così la tua prua in direzione di quel vento che ti nega un sorriso e per ogni vento che ti sputerà addosso, per ogni tempo che ti prenderà a schiaffi prima di incontrare l’ angolo morto prima di avere il fiato troppo corto sappi che si può risalire il vento coniugando nozione e ardimento sappi che si può giocare il vento andando, di bolina appunto”, recita un vecchio adagio.

Non riconosciamo più la Coop La talea, già… non esiste più, ora “Di Bolina” ne ha preso la ragione sociale.

Sono passati più di vent’anni, da allora i “disabili “acquisivano qui un ruolo, svolgevano mansioni, come la gestione del verde pubblico e privato, avevano dignità.

Ma c’era anche, negli occhi dei genitori, l’angosciosa domanda senza risposta: “chi si prenderà cura di loro quando noi non saremo più in grado o saremo morti?” Già, chi si prenderà cura di loro? Oggi c’è la risposta.

Mi corre l’obbligo di riassumere il lungo tragitto che ci ha portati sin qui per ricordare i tanti personaggi – molti non ci sono più – che hanno sposato un sogno e che finalmente è divenuto oggi una importante realtà – dice Franco Capponi sindaco di Treia. – Partiamo a metà degli anni ‘90 quando un primo esempio di collaborazione amministrativa tra maggioranza ed opposizione ci porta a presentare un nuovo modello di assistenza all’handicap attraverso un progetto di cooperazione.

L’ agricoltura sociale ci consente di acquisire quasi gratuitamente questa bellissima Azienda Agricola dal Ministero del Tesoro, che disponeva di 14 ettari di terreno, un edificio direzionale abitativo e capannoni per il ricovero dei mezzi agricoli.

Ecco nascere col tempo l’attività di panificazione, la musica dal vivo, l’attività sportiva, i laboratori creativi e artistici…

Su questa realtà nacque allora la Coop La Talea che svilupperà l’inserimento lavorativo di persone con capacità lavorative residue e che porterà poi alla costituzione della Coop “Di Bolina”.

Ormai possiamo affermare – prosegue il sindaco – che tante persone ci hanno accompagnato in un percorso straordinario, dove lo spazio di assistenza, di formazione e di vita di questi ragazzi sia proprio la natura con le molte attività svolte all’aria aperta e legate ai cicli delle stagioni e della terra. Qui è stato possibile accudire e fare esperienze con la natura ed anche con gli animali. Sono ormai abbastanza numerose le esperienze e gli studi che indicano che le persone con disabilità grave possono trarre benefici significativi da attività svolte in contesti di agricoltura sociale, a contatto con la natura, il ritmo delle stagioni e gli animali”.

L’agricoltura sociale ha un approccio che utilizza l’ambiente rurale come strumento di inclusione, cura e sviluppo delle capacità personali. In particolare, può favorire:

  • Benessere psicologico ed emotivo, grazie alla riduzione dello stress e all’esposizione ad ambienti naturali.
  • Stimolazione sensoriale, attraverso colori, profumi, suoni e attività manuali legate alla terra.
  • Miglioramento delle relazioni sociali, grazie al lavoro condiviso e alla partecipazione alla vita della cooperativa.
  • Sviluppo dell’autonomia e dell’autostima, mediante compiti concreti e adattati alle capacità della persona.
  • Orientamento temporale, attraverso l’osservazione dei cicli naturali e delle stagioni.
  • Benefici derivanti dalla relazione con gli animali, che possono facilitare la comunicazione, la motivazione e il senso di responsabilità.

In Italia, la legge sull’agricoltura sociale riconosce il valore delle attività agricole finalizzate all’inclusione sociale e lavorativa delle persone fragili. Le cooperative sociali agricole rappresentano quindi contesti particolarmente adatti per percorsi educativi, riabilitativi e di inclusione.

Nasce così la sinergia tra agricoltura e impresa sociale. In un pomeriggio di inizio estate il sogno visionario prende corpo, si materializza, nel contesto rurale rappresenta una nuova frontiera nell’assistenza alla disabilità grave.

Il futuro e la dignità, i diritti delle persone con disabilità gravissima sono tra le sfide più urgenti del nostro welfare e lo saranno sempre di più. Garantire continuità esistenziale e affettiva a chi, un domani, non potrà più contare sul supporto genitoriale è un dovere civico che richiede risposte strutturate e complesse nel lungo periodo.
Con questo spirito, la Cooperativa “Di Bolina”, con il sostegno del Comune di Treia, ha dato vita al nuovo Centro Residenziale “Dopo di Noi”.

Il progetto non consiste solo in una struttura d’accoglienza, ma in un più ampio modello di sussidiarietà e co-progettazione territoriale, volto a garantire l’autonomia e la qualità della vita degli ospiti.

“La raccomandazione va ora alla Regione Marche per accelerare il più possibile il convenzionamento degli spazi autorizzati per il ‘Dopo di Noi’, anche perché le famiglie hanno sulle loro spalle molte incombenze di natura fisica ed economica” – prosegue Capponi. Nel nostro ambito sociale, inoltre, la pressione che abbiamo riguarda la necessità urgente di avere ulteriori posti per il Centro Socio-Educativo Riabilitativo e la Coop Di Bolina è già pronta per raddoppiare la capacità della struttura per portare l’accoglienza almeno a 50 posti per il diurno.”

“Di Bolina” nasce per sostenere i giovani in caso di assenza di sostegno genitoriale o economico, in modo da garantire in futuro assistenza anche qualora le risorse economiche personali non consentano di pagare gli eventuali costi di ospitalità.

“Ci sono opere che nascono da un progetto. E poi ce ne sono altre che nascono da una visione. Il Centro Residenziale “Dopo di Noi”, inaugurato di recente a Treia, appartiene, io credo, alla seconda categoria. Lo rivela l’assessora ai Servizi Sociali Camilla Palmieri che ha creduto e ha dato l’anima affinché il sogno si avverasse.

Ci sono persone che hanno guardato avanti e hanno saputo vedere prima degli altri un bisogno, un diritto, una possibilità. Come chi ha avuto il coraggio di pensare che il presente e il futuro delle persone con disabilità non dovessero essere governati dalla paura e dalla marginalità, ma diventare progetti di vita, di autonomia e di comunità.

Un esempio? Adriano Spoletini. Un uomo che ha dedicato una parte importante della propria vita a costruire opportunità e percorsi per le persone più fragili del nostro territorio e prima di altri, ha visto qualcosa in questa piccola fetta di mondo. Molti anni fa parlava dei servizi per la disabilità come di un sogno, una speranza, un progetto di vita comune. Oggi vive la Cooperativa Sociale “Di Bolina”. Matteo Cioci ne è il coordinatore e presidente, da molti anni ogni giorno accompagna con passione e impegno ragazze e ragazzi con disabilità in percorsi di crescita, inclusione e autonomia.

Ora le casette sono cinque, ben arredate e alcune dotate di cucina. È anche la storia di persone che hanno scelto di non rassegnarsi, di vivere la disabilità. La comunità ha capito una verità semplice e profonda: nessuno si salva da solo.

Così le famiglie non si sentono lasciate sole. Associazioni, cooperative, istituzioni, volontari e privati decidono di camminare nella stessa direzione. Ciò che sembrava impossibile può diventare casa, progetto, bellezza condivisa.

Oggi l’utenza del centro diurno è passata da 7 a 25 unità: 10 utenti inseriti sono in condizione di disabilità grave o gravissima e 15 utenti sono in condizione medio grave.

Non è sogno, né una visione.

Nella campagna di Treia c’è una realtà che genera autonomia, accoglienza e dignità alle persone con disabilità. Anche quando è notte.

Luana Spernanzoni

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