Lungo il Brenta, seguendo sant’Antonio
Era il giugno 1652 quando una reliquia (parte del braccio di Sant’Antonio) venne concessa da Padova al doge di Venezia, che aveva affidato al grande taumaturgo la protezione della Serenissima dalla peste.
Il viaggio per il trasporto su acqua fu solennissimo, accompagnato dal popolo plaudente lungo le rive, dalle Porte Contarine fino alla Laguna; il “giornalista” dell’epoca fu Sertorio Orsato, che nel 1653 raccontò l’evento nel testo “Le grandezze di S. Antonio di Padova”.

Quest’anno, proprio il 13 giugno, festa di Sant’Antonio da Padova, per iniziativa del gruppo Wigwam della Comunità locale della Riviera del Brenta, la navigazione da Padova a Venezia è stata ripetuta da un nutrito gruppo di turisti-pellegrini, sapientemente guidati da Mario Ferraresso, referente del gruppo Wigwam. Su una motonave del gruppo Deltatours, con il capitano Loris e il marinaio Andrea (detto Batman), il percorso si è sviluppato dall’imbarcadero padovano del Portello, attraverso il canale Piovego (emissario del Bacchiglione), il Brenta e il suo naviglio e la laguna, fino alla Chiesa della Salute di Venezia, dove la reliquia era esposta per l’occasione.
I viaggiatori hanno potuto gustare la bellezza delle importanti ville sorte sulle rive del Brenta, grazie alle gradevoli e minuziose informazioni dell’instancabile guida Francesca, che ha trasmesso le notizie insieme all’amore per il territorio.

Costeggiando monumenti famosissimi, Francesca ha raccontato perché la villa Malcontenta (progettata dal Palladio)si chiama così; perché Villa Pisani era considerata il “Palazzo Ducale di terraferma”; perché valga la pena di fermarsi e sbarcare per visitare il ridente abitato di Dolo, con il suo squero e i suoi mulini e l’imbocco della Seriola, l’impianto seicentesco che portava acqua potabile a Venezia… Le notizie su Dolo sono state arricchite dalle narrazioni di Nicola Tonelli, “dolese” doc e scrittore raffinato, che ha dedicato alla cittadina natìa diversi volumi di racconti.

A bordo della nave, tra tanti “wigwam people” anche la scrittrice Vittoria del Santo, introdotta da Marisa Saggiotto, del gruppo di Cologna Veneta.
Nel regno delle “ville palladiane” (oltre una trentina quelle ammirate lungo il fiume), si stacca villa Widmann (nome completo: villa Seriman Serbelloni Widmann Rezzonico Foscari Costanzo, a testimonianza dei frequenti passaggi di proprietà; attualmente è della Provincia di Venezia), nata nello stile rococò e circondata da un emozionante, curatissimo parco, dove svettano i rari “cipressi calvi”.

Non solo arte, nel viaggio, ma anche tanta tecnologia: il dislivello tra Padova e Venezia supera di poco i 10 metri. Come la natura, anche la barca “non facit saltus”. Perciò i
naviganti hanno sperimentato per 5 volte l’emozione della chiusa: entrati nella conca, le porte vinciane (sì, proprio lui, Leonardo) si chiudono alle spalle, l’acqua viene fatta defluire velocemente finché arriva al livello giusto e si aprono le porte anteriori, per poter continuare a percorrere il fiume. Un tempo manovrate a mano una per una, oggi le chiuse sono telecontrollate da un unico centro veneto a Cavanella d’Adige.
Un altro apprezzato incontro è stato quello con i “ponti girevoli”, che a comando vengono aperti per permettere il transito dei navigli. Il nome con cui -impropriamente, perché oggi si tratta di un marchio registrato- vengono identificate tutte le barche che scendono e salgono lungo il Brenta è “burchiello”, storica contrazione di “burcio bello”. Il burcio era una tradizionale imbarcazione fluviale a fondo piatto. Nel XVIII, abbellita con cuscini e tendaggi, diventò il mezzo di trasporto dei nobili veneziani per raggiungere le villeggiature.
Tra una villa, una chiusa e un ponte, i turisti sono goduti anche un pranzetto a bordo, preparato con cura dalla home chef Stefania Autuori e consegnato dal marito.

Dopo la traversata della laguna (che ai tanti problemi ambientali ha aggiunto recentemente l’inquinamento per le deiezioni degli ibis reali, che hanno colonizzato l’area di Sacca Fisola) i turisti-pellegrini hanno salito la scalinata della Chiesa della Salute, per un saluto e una preghiera davanti all’altare di Sant’Antonio, dove era esposta la preziosa reliquia.
Francesca Iotti
