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Lo spreco alimentare torna a crescere

N. 114 - Settembre 2026

 

 

 

 

Lo spreco alimentare torna a crescere

Il paradosso dei nostri tempi vede da un lato la fame che colpisce centinaia di milioni di persone, dall’altro ricchezza che finisce nella spazzatura. Secondo l’ultimo rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (Unep) nel 2022 circa il 19% della produzione alimentare mondiale è stato sprecato e questo equivale a più di un miliardo di pasti al giorno. Oltretutto il cibo gettato contribuisce per circa il 10% alle emissioni globali di gas serra, consuma risorse preziose e contribuisce ad aggravare la crisi climatica.

L’obiettivo 12.3 dell’Agenda 2030 dell’Onu si propone di dimezzare lo spreco alimentare, appunto, entro il 2030. Purtroppo però i progressi, a quasi due terzi del percorso, restano ancora limitati.

Si torna indietro…

La sensibilità dell’opinione pubblica è cresciuta e molte aziende hanno avviato programmi di recupero delle eccedenze, ma i dati evidenziano una realtà meno confortante. Infatti in diversi Paesi, compresa l’Italia, la tendenza al ribasso si è arrestata e in alcuni casi è tornata a salire.

Nel nostro Paese lo spreco alimentare ha un valore economico che nel 2025 viene  stimato in 14,1 miliardi di euro, in conseguenza di  4,5 milioni di tonnellate di prodotti buttati ogni anno. La cifra da sola descrive il peso di un fenomeno tanto invisibile quanto quotidiano.

Un osservatorio internazionale

L’Osservatorio Waste Watcher International, diretto dal professor Andrea Segrè dell’Università di Bologna, monitora l’andamento del fenomeno da oltre un decennio. I dati mostrano un calo costante tra il 2015 e il 2021, ma un nuovo incremento negli ultimi anni: lo spreco domestico settimanale è passato dai 555 grammi pro capite del 2021 ai 683,3 grammi nel 2024, con un aumento del 45,6% rispetto all’anno precedente.

La maggior parte dello spreco in Italia si concentra nelle case rappresentando, secondo le statistiche, oltre l’80% del totale. Gli italiani dichiarano di buttare soprattutto frutta e verdura, seguiti da pane e latticini. Tra le cause più comuni emergono la cattiva conservazione, la spesa eccessiva, le porzioni abbondanti e la confusione tra data di scadenza e termine minimo di conservazione.

Last Minute Market

Continua così, lo squilibrio profondo tra chi ha troppo e chi ha troppo poco, come puntualizza lo stesso Segrè, considerato il pioniere della ricerca e della sensibilizzazione sul tema dello spreco alimentare in Italia. Con il progetto “Last Minute Market”, nato all’interno dell’ateneo bolognese, Segrè ha ideato un sistema di recupero delle eccedenze che collega la grande distribuzione e i produttori con enti di solidarietà, scuole e associazioni. Il modello, replicato in molte città, ha consentito di recuperare tonnellate di cibo e di ridurre le emissioni legate ai rifiuti organici.

Dal 2010 Segrè è anche promotore della campagna “Spreco Zero”, che ogni anno mobilita istituzioni, imprese e cittadini in iniziative di sensibilizzazione e prevenzione. Il suo Osservatorio Waste Watcher International elabora dati e indicatori che aiutano a misurare non solo quanto cibo si butta, ma anche quale impatto ambientale e climatico produce ogni singolo spreco. Attraverso strumenti come lo  “Sprecometro” (https://sprecometro.it/ disponibile anche come app)   chiunque può calcolare l’impronta ecologica dei propri comportamenti domestici.

Prevenire meglio che curare

Negli ultimi anni l’impegno accademico si è affiancato a quello legislativo e industriale. La legge Gadda del 2016, prima normativa italiana sul recupero delle eccedenze alimentari, ha semplificato le donazioni e rafforzato la cooperazione tra imprese e terzo settore. Tuttavia, come sottolinea Segrè, la vera sfida resta la prevenzione: “Recuperare è importante, ma bisogna agire prima, riducendo gli sprechi alla fonte, nei campi, nei supermercati e nelle cucine”.

I principali numeri dello spreco alimentare

IndicatoreValoreFonte/Anno
Cibo sprecato nel mondo1,05 miliardi di tUNEP, 2022
Percentuale sul totale della produzione19%UNEP, 2022
Popolazione mondiale che soffre la fame670 milioni di personeONU, 2024
Spreco domestico in Italia683,3 g/settimana pro capiteWaste Watcher, 2024
Valore dello spreco in Italia14,1 miliardi di euroWaste Watcher, 2025
Obiettivo Oni per il 2030-50% spreco alimentareAgenda 2030

Secondo l’Osservatorio, per rispettare l’obiettivo Onu l’Italia dovrebbe ridurre lo spreco domestico a circa 370 grammi a settimana per persona entro il 2030. Un traguardo che appare sempre più ambizioso. Le ragioni del recente peggioramento vanno cercate nell’aumento dei prezzi alimentari, che ha modificato le abitudini di acquisto, ma anche nella disattenzione quotidiana e nella difficoltà di pianificare spese e pasti. Nonostante ciò, cresce la consapevolezza tra i cittadini, soprattutto nelle fasce più giovani, più sensibili ai temi della sostenibilità.

La lotta allo spreco inizia nel frigorifero…

Lo spreco alimentare non è soltanto un problema di risorse perdute, ma anche un indicatore di disuguaglianza. Per ogni tonnellata di cibo buttata, un’altra parte del mondo rimane senza. “Non possiamo più permetterci di trattare il cibo come un rifiuto – come ha affermato Segrè – Il cibo è relazione, cultura, ambiente. Ogni spreco è una perdita collettiva”.

In questo scenario, l’Italia si muove tra luci e ombre. L’attenzione mediatica e le iniziative sociali mostrano che la sensibilità è aumentata, ma la sfida resta aperta. Dimezzare lo spreco entro il 2030 richiederà una strategia integrata che coinvolga istituzioni, imprese, scuole e cittadini. Perché, come ricorda spesso Segrè, la lotta allo spreco non comincia nei supermercati, ma nei frigoriferi di casa.

Un impegno globale

Lo spreco alimentare non però è un problema che riguarda solo le nostre case. Nasce molto prima, già nei campi, quando prodotti perfettamente commestibili vengono scartati perché non rispettano gli standard estetici del mercato.

Si spreca durante la raccolta, per mancanza di manodopera o per difficoltà logistiche. Parte del cibo va perduta durante il trasporto, per cattiva conservazione o lunghi tempi di viaggio.
Nei magazzini e nei centri di distribuzione, alimenti ancora buoni vengono eliminati per errori di gestione o eccesso di offerta.

Nei supermercati, scaffali pieni significano spesso prodotti che scadono prima di essere venduti.
Anche nella ristorazione, le porzioni abbondanti e la cattiva pianificazione portano a buttare via grandi quantità di cibo. A casa poi si aggiunge la parte di cui abbiamo già parlato.

Ogni fase della filiera contribuisce, in misura diversa, allo spreco complessivo. Per questo combatterlo non è solo responsabilità del consumatore finale ma serve un impegno condiviso di agricoltori, aziende, distributori, ristoratori e cittadini.
Ridurre lo spreco significa valorizzare il lavoro, rispettare il cibo e tutelare l’ambiente. È una sfida di sistema, non un gesto isolato.
Ogni scelta, in ogni anello della catena, può fare la differenza.

Alessandro Maresca

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Reg. Tribunale di Bologna n. 8115 del 09/11/2010

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