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“La sorpresa”, un film su padre Marella

N. 72- Novembre 2022

 

 

“La sorpresa”, un film su padre Marella

C’è una piccola grande storia popolare, che spiega come sia nato il film, imminente, su padre Olinto Marella. “La sorpresa”, è il suo titolo annunciato. Non a caso ha attraversato anche la recente pandemia, per arrivare al traguardo. E’ così sorpresa è stata, al punto che anche un cardinale compare in un cameo della pellicola. L’avventura del racconto cinematografico su padre Marella, un beato molto popolare a Bologna, in qualche modo – ci spiega un imprenditore coinvolto nell’avventura, Gianluca Lodovisi – nasce da un altro film a bassissimo budget, circa 12mila euro, sulla figura di Giuseppe Fanin, il sindacalista cristiano assassinato a soli 24 anni nel primo dopoguerra. A volere la realizzazione del film nel 2018, per i 70 dalla sua uccisione, era stata la Curia di Bologna.

Lodovisi, per tutti è Ludo, si è ritrovato coinvolto nella realizzazione dell’opera su Fanin, sia come comparsa che come tuttofare, per “colpa” di un amico comico: Paolo Cevoli. Qualche emissario della curia bolognese lo aveva contatto per realizzare il film, al che Cevoli aveva replicato di essere, per l’appunto un comico, non del tutto appropriato per contribuire a realizzare un film su una figura tanto seria e importante come quella di Fanin. Cevoli, che appare nel film, ha comunque attivato una serie di contatti, tra cui Ludo, che hanno contribuito alla realizzazione dell’opera, guidata da due menti creative come quella di Otello Cenci, regista, e Giampiero Pizzol, attore e sceneggiatore.

In un modo o nell’altro, in un lasso di tempo brevissimo, meno di due mesi, con alcune decine di attori improvvisati ed entusiasti, la pellicola su Fanin è arrivata in porto, girata come una sorta di laboratorio teatrale, in gran parte proprio nelle terre di Fanin, in particolare a San Giovanni in Persiceto e nella parrocchia di Lorenzatico, la stessa di Fanin.

Il titolo – “I migliori anni della nostra vita” – evoca il momento cruciale e finale della vita del sindacalista. Si stava recando, il 3 novembre del 1948, a vedere con la fidanzata il film “I migliori anni della nostra vita”. Cevoli compare qui nella parte del gestore del cinematografo. La sala era piena, ragion per cui il giovane tornò a casa, e questo segnò il suo destino perché cadde nell’imboscata che gli tesero alcuni aderenti al partito comunista di quegli anni. Quel film del dopoguerra, che Fanin non potè vedere, ha dato il titolo a questa piccola grande impresa popolare, costellata di aneddoti provvidenziali che Ludo è ben felice di condividere, come ha fatto anche con molte scolaresche e molti amici. Per lui è stata, e certamente non solo per lui, “un’esperienza di bellezza e di provvidenza”.

La riuscita di questa avventura domestica su Fanin ha spinto a realizzarne una più strutturata, sulla figura del beato Marella, sempre con la regia e la guida di Cenci e Pizzol, e con Ludo inevitabilmente coinvolto come segretario di produzione, chiamato a risolvere i mille inciampi ineludibili, complicati dalle restrizioni della “zona rossa” per Covid. Questa volta la Curia bolognese è riuscita ad attivare una raccolta fondi (ancora in corso per coprire tutti i costi) e a coinvolgere attori professionisti. Basti citare Stefano Abbati, nel ruolo del sacerdote. Non si è però affatto rinunciato al volontariato popolare, con oltre 300 comparse, selezionate con un vero “casting” e senza compenso.
La pandemia è stata affrontata rispettando rigorosamente tutte le norme anti-covid. Le spese per i continui tamponi, per tutti i coinvolti, sono arrivate a 20mila euro. Non si è verificato un solo caso di contagio. E anche in questo Ludo ci vede qualcosa di provvidenziale. Come nel caso degli abiti, inaspettatamente forniti dalla comunità di Nomadelfia. La ragione di questo prestito è dovuta a due ragioni: a Nomadelfia han sempre realizzato molti spettacoli teatrali, interrotti però a causa della pandemia, e questo ha reso fruibili i costumi. La ragione più forte è però dovuta al legame che il fondatore di Nomadelfia, don Zeno, aveva proprio con padre Marella.

La figura del Beato, nato in Veneto nel 1882 e morto a Bologna nel 1969, meriterebbe un trattato, per la fama di santità, dovuta alla sua fede ed alla sua dedizione ai poveri e ai giovani, che ancora dura a Bologna attraverso l’opera che porta il suo nome. Il film, girato nei luoghi della sua vita ed ora in post produzione, la racconterà con immagini, sguardi e voci. Lo stesso arcivescovo di Bologna, Matteo Zuppi – deciso sostenitore di quest’impresa – compare nel film in una piccola parte. L’agenda delle proiezioni non è ancora pianificata. Potrebbe essere presentato come opera prima in una rassegna cinematografica. Si parla anche di una sua proiezione in piazza Maggiore, a Bologna. Il Meeting di Rimini ha già preannunciato che si potrà vedere il film nel corso della sua prossima edizione in agosto. Non resta che attendere di vedere la pellicola e farsi coinvolgere nella “sorpresa”.

Egisto Tedeschi

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