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La rara Zelmira inaugurerà a Pesaro il ROF 2025

N. 108- Febbraio 2026

 

 

 

 

La rara Zelmira inaugurerà a Pesaro il ROF 2025

È un rito che si ripete ormai da quasi mezzo secolo. Ad agosto, nel clou dell’estate, Pesaro celebra il suo figlio più illustre: quel Gioachino Rossini che vi nacque il 29 febbraio 1792, al quale è dedicato un Festival che attira pubblico dall’Italia e dall’estero; un appuntamento ormai entrato nelle abitudini degli appassionati di musica, che hanno potuto riscoprire tante opere dimenticate, restituite all’ascolto in edizione critica.

Archiviata l’edizione “extra large” di Pesaro Capitale italiana della cultura, il Rossini Opera Festival torna quest’anno alla sua taglia normale: tre spettacoli d’opera (oltre al solito Viaggio a Reims dei giovani), affiancati da numerosi recital e concerti lirico-sinfonici, nell’arco di due settimane. Due le nuove produzioni: Zelmira (direttore Giacomo Sagripanti, regia di Calixto Bieito) e L’Italiana in Algeri (direttore Dmitry Korchak, regia di Rosetta Cucchi). Terzo titolo La cambiale di matrimonio, ripresa dello spettacolo del 2020 (l’anno della pandemia, quando la capienza ridotta dei teatri consentì a pochi di vederlo); alla breve farsa (prima opera di un Rossini diciottenne) sono affiancate le Soirées musicales, dodici canzoni proposte in una trascrizione per voce e orchestra da camera.

L’edizione 2025 (dal 10 al 22 agosto) vedrà il ritorno “in città” dell’intero ROF: la maggior parte degli spettacoli si svolgerà infatti nel centralissimo Teatro Rossini, mentre Zelmira andrà in scena all’Auditorium Scavolini, inaugurato lo scorso anno dopo un lungo restauro, anch’esso a pochi passi dal centro. Una scelta di “comodità”, insomma, non scevra però da qualche inconveniente, a partire dalla capienza del Teatro Rossini: 797 posti tra palchi e platea, molti meno rispetto agli ampi spazi dell’Arena abbandonata, che garantiva inoltre a tutti gli spettatori un’ottima “visibilità” del palcoscenico.

Altra importante novità sarà il passaggio di testimone “in buca”: chiuso il lungo periodo che ha visto protagonista l’Orchestra sinfonica nazionale della RAI, la 46* edizione del Festival vedrà il ritorno a Pesaro dell’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, che ne era già stata a lungo (dal 1987 al 2016) compagine di riferimento. L’Orchestra della fondazione lirico-sinfonica felsinea sarà impegnata nelle due nuove produzioni e nel concerto conclusivo.

Anastasia Bartoli, Zelmira

Entrando nel dettaglio del programma, vediamo che Zelmira (autentica “rarità” rossiniana, assente al ROF dal 2009) avrà come protagonista Anastasia Bartoli, giovane soprano molto applaudita nelle ultime due edizioni del Festival (in Eduardo e Cristina ed Ermione): c’è grande attesa per il suo debutto in un ruolo che ha visto la madre, il famoso soprano Cecilia Gasdia, come interprete di riferimento nei primi anni della Rossini renaissance. Negli altri ruoli principali canteranno i tenori Enea Scala (Antenore) e Lawrence Brownlee (Ilo), il basso Marko Mimica e il mezzosoprano Marina Viotti.

Sarà una Zelmira a 360 gradi: l’allestimento prevede infatti un ampio palcoscenico centrale (“offrendo a cantanti, coristi e figuranti la possibilità di muoversi sulla scena con la massima libertà”), mentre il pubblico si sistemerà sulle gradinate dell’Auditorium Scavolini. Una scelta originale, come le regie di Calixto Bieito, che non mancano mai di far discutere.

Daniela Barcellona, L’italiana in Algeri

L’altra nuova produzione (L’Italiana in Algeri) vedrà protagonisti il mezzosoprano Daniela Barcellona come Isabella e il basso Giorgi Manoshvili come Mustafà: interpreti di fama, ben noti al pubblico del ROF; senza dimenticare che entrambi sono stati allievi dell’Accademia Rossiniana.

Nel fitto programma concertistico, l’interesse maggiore è puntato sulla prima esecuzione, nell’edizione critica della Fondazione Rossini, di tre Cantate per voce, coro e orchestra, affidate a due giovani talenti formati all’Accademia Rossiniana: Giuliana Gianfaldoni e Dave Monaco.

Chiuderà il Festival, venerdì 22 agosto, la Messa per Rossini, proposta da Giuseppe Verdi poco dopo la morte del compositore e scritta nel 1869 da autori vari (fra cui lo stesso Verdi, Lauro Rossi, Carlo Pedrotti e Carlo Coccia): una composizione che è una vera rarità, visto che all’epoca non venne eseguita come previsto a un anno di distanza dalla morte, e fu riscoperta solo nel 1988.

Intanto, nell’attesa del ROF, si potranno ascoltare i giovani allievi della 37* Accademia Rossiniana, il corso di alta specializzazione al quale partecipano in questi giorni una ventina di giovani cantanti italiani e stranieri; il concerto conclusivo si svolgerà il 21 luglio al Teatro Rossini. E chissà se vedremo nascere qualche nuova “stella”!

Liliana Fabbri

Nell’immagine in alto: La cambiale di matrimonio (Produzione 2020)

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