La nuova geografia dei media nell’Italia che cambia
Il sistema dei media italiani continua a trasformarsi con una velocità che pochi anni fa sarebbe stata difficile da immaginare. L’ Osservatorio sulle comunicazioni n2/26 pubblicato dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) offre un quadro aggiornato, per i primi tre mesi dell’anno, dei principali mercati: televisione, radio, editoria e piattaforme digitali. Ed evidenzia come il cambiamento non riguardi soltanto le tecnologie, ma soprattutto le abitudini dei cittadini e i modelli economici dell’intero comparto.
I dati mostrano chiaramente che la crescita del digitale procede senza arresti, mentre i media tradizionali affrontano una fase di profonda riorganizzazione. Alcuni resistono meglio di altri, ma tutti sono chiamati a confrontarsi con un pubblico sempre più connesso e con un mercato pubblicitario profondamente mutato.
Il sorpasso della pubblicità digitale
Il cambiamento più evidente riguarda le risorse economiche del settore.
Tra il 2021 e il 2025 il valore della pubblicità online è aumentato da 5,54 a 8,42 miliardi di euro, con una crescita del 52%. La parte più consistente di questo mercato è attribuibile alle grandi piattaforme internazionali, che da sole raccolgono oltre 7 miliardi di euro.
Nello stesso periodo il mercato televisivo è cresciuto fino a raggiungere quasi 9 miliardi di euro, mentre radio ed editoria hanno seguito percorsi molto differenti: la radio mantiene sostanzialmente stabile il proprio volume d’affari (630 milioni nel 2025), mentre i quotidiani e i periodici hanno perso circa il 18% delle proprie risorse economiche (da 3,04 a 2,48 miliardi di euro).
Si tratta di una trasformazione che modifica gli equilibri dell’intero ecosistema mediatico. Se fino a pochi anni fa la televisione rappresentava il principale canale per gli investimenti pubblicitari, oggi il digitale è diventato il settore con la crescita più rapida, trainato soprattutto dai grandi operatori globali.

La televisione resta centrale ma cambia il modo di guardarla
Nonostante la forte concorrenza delle piattaforme online, la televisione continua a occupare un ruolo fondamentale nelle abitudini degli italiani.
L’Osservatorio introduce la nuova misurazione della Total Audience, che considera non soltanto la visione attraverso il televisore tradizionale, ma anche quella effettuata tramite smartphone, tablet, computer, Smart TV e altri dispositivi connessi. È una novità importante perché fotografa un consumo televisivo ormai distribuito su molteplici schermi.
Nel primo trimestre del 2026 gli ascolti complessivi televisivi registrano tuttavia una lieve diminuzione rispetto all’anno precedente sia nella fascia di prime time sia nell‘intera giornata. Il calo diventa ancora più evidente confrontando i dati con il 2024.
Rai e Mediaset: equilibrio ai vertici
Nel confronto 2025/26 del primo trimestre del 2026 la graduatoria degli operatori televisivi rimane sostanzialmente immutata.

Anche se per l’intero anno scorso aveva subito, per la prima volta, il sorpasso di MFE/Mediaset, la Rai nel primo trimestre 2026 conferma (come nel primo trimestre 2025) la leadership nel prime time (8,1 milioni di spettatori e 38,5% di share). Segue il gruppo del Biscione (8,0 milioni e 38,4%) che comunque ora tallona da molto vicino il Servizio pubblico. Warner Bros. Discovery mantiene la terza posizione (1,5 milioni e 6,9%), seguita da Comcast/Sky (1,4 milioni e 6,7%), e Cairo Communication/La7 (1,3 milioni e 6,3%). Quest’ultima rappresenta una delle poche realtà in crescita costante, sia considerando il confronto con il 2025, sia quello con il 2024.
Da segnalare però, in controtendenza all’enfasi con cui la RAI ha comunicato il primato nei primi tre mesi del 2026, che nel prime time dello stesso periodo del 2025 la Rai si era sempre confermato il principale editore televisivo, ma con ben altri ascolti: circa 8,6 milioni di telespettatori, pari quasi al 40,7% di share. Mentre un andamento opposto si era riscontrato per Mediaset: circa7,4 milioni di telespettatori e 34,8% di share. Quindi i risultati dei primi tre mesi di quest’anno vedono in realtà una crescita di Mediaset e una perdita della RAI. Il confronto va inoltre letto tenendo conto della presenza nel primo trimestre dell’offerta Rai dei Giochi olimpici invernali Milano Cortina 2026.
Negli ascolti del primo trimestre del 2026 riferiti invece all’intera giornata, si osserva al primo posto la Rai (3,5 milioni di telespettatori pari 38,7% di share). Seguono Mediaset (3,4 milioni, con share di 37,2%); poi Warner Bros. Discovery (700 mila spettatori pari al 7,8% di share); Comcast/Sky (623 mila e share 6,9%) e Cairo Communication/La7 (422 mila e share 4,7%).

I principali canali
Tornando ai primi tre mesi del 2026 e con specifico riferimento ai principali canali analizzati (Rai 1, Rai 2, Rai 3, Rete 4, Canale 5, Italia 1, La7, TV8 e Nove), nel prime time si registrano nel complesso poco meno di 15,5 milioni di telespettatori, in crescita di circa 171 mila individui (+1,1%) sul 2025.
Si registrano tuttavia andamenti differenziati, rispetto al corrispondente trimestre dell’anno precedente, per quanto attiene, sempre nel prime time, le principali emittenti. Rai 1 ottiene circa 5 milioni di telespettatori, con una quota di ascolto pari a circa il 24%, ma con una flessione del 2,6% rispetto al primo trimestre del 2025. Di contro, crescono le quote di ascolto di Canale 5 (4,3 milioni di telespettatori; 20,7% di share; +6,1% sul 2025) e Rai 2 (946 mila telespettatori; 4,5% di share; +0,4% sul 2025). In lieve aumento anche La7 (1,2 milioni di spettatori, 5,8%; +0,1 sul 2025).
Andamenti di segno opposto si osservano invece per Italia 1 e Rai 3 che, nel primo trimestre del 2026, registrano rispettivamente 1,1 milioni e poco meno di 1 milione di telespettatori. Le due emittenti conseguono una quota di ascolto pari al 5,3% nel caso di Italia 1 (-0,8 punti percentuali rispetto al primo trimestre del 2025) e al 4,8% nel caso di Rai 3 (-0,5 punti percentuali). In diminuzione risultano anche Rete 4, con 877 mila telespettatori e una share del 4,2% (-0,4 punti percentuali), Nove, con 575 mila telespettatori e una quota del 2,8% (-0,4 punti percentuali), e, infine, TV8, che totalizza 421 mila telespettatori, pari al 2% del pubblico complessivo (-0,2 punti percentuali).

Per quanto attiene l’intero giorno i dati di ascolto sono contenuti nei seguenti grafici:

I telegiornali resistono alla frammentazione
Anche nel panorama dell’informazione televisiva emergono segnali interessanti. Complessivamente il tempo dedicato dagli italiani alla visione dei telegiornali rimane sostanzialmente stabile, segno che l’informazione televisiva conserva ancora una funzione importante nella vita quotidiana.
Il Tg1 delle 20 continua a essere il notiziario più seguito del Paese (con quasi 4,8 milioni di ascolti medi giornalieri; ma con -3,8% rispetto al 2025), seguito dal Tg5 (che ottiene quasi 3,7 milioni di telespettatori, +0,5% sul 2025). Al terzo posto, con 2,3 milioni di telespettatori, troviamo la TgR, ma con un andamento negativo rispetto al 2025 (-4%), mentre il Tg3, che ottiene 1,9 milioni di ascolti, vede aumentare di poco i telespettatori (+0,6%). Segue il Tg La7, i cui telespettatori crescono su base annua passando da 1,45 a 1,46 milioni (+0,7%). Per quanto riguarda gli altri Tg serali di MFE/Mediaset, andamenti positivi si riscontrano, sia per gli ascoltatori di Studio Aperto delle 18:30, che passano da 607 mila a 794 mila (+17% su base annua), sia per gli ascolti del Tg4 delle 19:00 che passano da 670 a 794 mila spettatori giornalieri circa (+18,6%). Nello stesso periodo aumentano i telespettatori del Tg2 (+17,1%).

Con riferimento ai telegiornali che vanno in onda nella fascia oraria centrale della giornata (12:00-14:30), il telegiornale più visto nel primo trimestre del 2026 è il Tg1 delle 13:30 (oltre 3,3 milioni di ascoltatori e una contrazione del 2,2% su base annua). Seguono il Tg5 delle 13:00 (oltre 2,7 milioni di telespettatori e un decremento dell’1,4%), l’edizione delle 14:00 della TgR (dedicata a temi dell’informazione locale trasmessa su Rai 3), che supera di poco i 2,1 milioni di ascoltatori e registra un decremento del pubblico (-3,9%). Una dinamica in contrazione è registrata anche per il Tg 4 delle 12:00 che ottiene 371 mila telespettatori (-8,1%). Presentano andamenti opposti il Tg2 che, con poco meno di 1,7 milioni di telespettatori, risulta in crescita del 6,5% e Studio Aperto delle 12:25 che raggiunge quasi 1,2 milioni di telespettatori (+4,4%), il Tg La7 delle 13:30 (+1,6%).

Anche i canali all news mostrano dinamiche positive, In particolare i dati del prime time (20:30 – 22:30) indicano aumenti di telespettatori per Rai News 24 del 20,8%, per Sky TG24 del 24% e per TGCom24 del 19%. Ma ancora con ascolti assoluti decisamente inferiori rispetto ai telegiornali dei canali visti in precedenza.

La crisi dei quotidiani continua
Molto più difficile appare la situazione dell’editoria.
Nel primo trimestre del 2026 le copie complessivamente vendute dei quotidiani sono diminuite del 7,6% rispetto all’anno precedente e del 24,8% rispetto al 2022. Ancora più marcata è la contrazione delle copie cartacee, mentre quelle digitali mostrano una sostanziale stabilità rispetto al 2025 e una lieve crescita nell’arco degli ultimi anni.
Il dato conferma una tendenza ormai consolidata: il digitale compensa solo in parte il progressivo abbandono della carta stampata. Inoltre, il mercato delle copie digitali risulta molto concentrato, con poche grandi testate che raccolgono gran parte delle vendite.
Invece l’analisi per gruppi editoriali (con le proprietà delle testate fino a marzo 2026), in termini di copie complessivamente vendute nel primo trimestre dell’anno in corso, vede Cairo/RCS quale principale player sul mercato (20,7% considerando il Corriere della Sera e La Gazzetta dello Sport comprensiva delle edizioni del Lunedì), seguito da GEDI con il 12% (il dato comprende La Repubblica e La Stampa), da Caltagirone Editore (Il Messaggero, Il Gazzettino, Il Mattino, Nuovo Quotidiano di Puglia e Corriere Adriatico) e Gruppo Sole 24 ore rispettivamente con il 8,6% e il 7%.
Nelle posizioni successive, Monrif Group (che sotto il marchio QN-Quotidiano Nazionale comprende Il Resto del Carlino, Il Giorno, La Nazione) con il 6,8%; Avvenire Nuova Editoriale Italiana con il 4,4%; seguito da Nord-est Multimedia che (tenuto conto delle seguenti testate: Il Mattino di Padova, La Tribuna di Treviso, La Nuova di Venezia e Mestre, Corriere delle Alpi, Messaggero Veneto, Il Piccolo) raggiunge una quota del 4 %; poi da Roberto Amodei con il 3,9% delle vendite complessive (se si considera Corriere dello Sport e Tuttosport e le rispettive edizioni del lunedì); quindi dal Gruppo SAE con il 3,4% (che tiene conto delle testate Il Tirreno, La nuova Sardegna, Gazzetta di Reggio, La Nuova Ferrara, Nuova Gazzetta di Modena, La provincia Pavese) e da Tosinvest/Angelucci con il 3,6% (considerando Il Giornale, Opinioni nuove – Libero quotidiano e Il Tempo).

Circa le vendite delle singole testate, gli ultimi dati disponibili di ADS (Accertamenti Diffusione Stampa), che sono relativi al mese di luglio 2026, evidenziano – nella classifica del totale diffusione (cartaceo + digitale) – il primato del Corriere della Sera, seguito nell’ordine da La Repubblica, La Gazzetta dello Sport, Il Sole 24 Ore, l’Avvenire, Il Fatto Quotidiano, La Stampa, Il Messaggero, QN-Il Resto del Carlino, Il Gazzettino, il Corriere dello Sport, QN–La Nazione, Dolomiten, Il Giornale, L’Eco di Bergamo, L’Unione Sarda, Il Messaggero Veneto, Tuttosport, La Verità, ecc.
Considerando invece le vendite individuali cartacee primeggia sempre Il Corriere della Sera, seguono nell’ordine La Gazzetta dello Sport, La Repubblica, QN-Il Resto del Carlino, La Stampa, Il Messaggero, il Corriere dello Sport, QN-La Nazione, Il Gazzettino, Il Giornale, Tuttosport, il Messaggero Veneto, L’Unione Sarda, Il Fatto Quotidiano, Il Sole 24 Ore, La Verità, ecc.
Tornando ai dati del secondo rapporto di AGCOM, l’audience (gen-mar 2026) dei siti e applicazioni di informazione generalista vede, con circa 28 milioni e 774 mila utenti unici, La Repubblica al primo posto. Seguito dal sito del Corriere della Sera (26 milioni e 581 mila utenti) e da quello del TGCom24 (19 milioni e 222 mila internauti).

Nel settore dell’informazione online, i siti più visitati rimangono quelli delle principali testate giornalistiche nazionali, con Repubblica, Corriere della Sera e TGCom24 ai primi posti.

Il dominio delle grandi piattaforme
L’Osservatorio evidenzia come il centro di gravità del consumo mediatico si stia spostando sempre più verso le piattaforme digitali.
Google, Meta, Amazon, Microsoft continuano a occupare le prime posizioni per numero di utenti, pur con andamenti differenti. Crescono Meta e Amazon, mentre Google registra una lieve flessione.

I social network continuano ad attrarre milioni di utenti. Facebook e Instagram mantengono la leadership, TikTok prosegue la propria crescita, Reddit registra uno degli incrementi più consistenti, mentre X continua a perdere visitatori.

Per quanto riguarda l’e-commerce si evidenziano, in particolare, le crescite di Amazon e Temu.

Anche il mercato dello streaming conferma il proprio dinamismo. Netflix aumenta gli utenti, Amazon Prime Video continua a crescere, DAZN registra un forte incremento, mentre Disney+ evidenzia una flessione.

Le piattaforme gratuite
Parallelamente aumentano anche le piattaforme gratuite. Quelle consultate per più tempo nel primo trimestre del 2026 sono state Raiplay con 36 milioni di ore complessivamente spese, News Mediaset sites con 9 milioni di ore e Sky TG24 con 3,2 milioni di ore.

Un ecosistema sempre più digitale
L’Osservatorio AGCOM fotografa un sistema delle comunicazioni nel quale convivono due dinamiche solo apparentemente contrapposte. Da un lato la televisione continua a rappresentare il principale mezzo di informazione e intrattenimento per milioni di italiani, dimostrando una notevole capacità di adattamento grazie alla distribuzione multipiattaforma. Dall’altro lato, però, la crescita della pubblicità online, delle piattaforme digitali e dei servizi in streaming sta modificando profondamente il mercato e i comportamenti del pubblico.
L’editoria continua a confrontarsi con una crisi strutturale che il digitale riesce soltanto ad attenuare. Ne emerge il ritratto di un ecosistema mediatico sempre più integrato, nel quale televisione, web, social network e piattaforme on demand non rappresentano più mondi separati, ma componenti di un’unica esperienza di consumo dell’informazione e dei contenuti audiovisivi.
La Radio
Audiradio ha pubblicato i dati di ascolto, riassunti anche dal presidente Antonio Martusciello, relativi al secondo trimestre del 2026, su un campione esteso e articolato, per osservare con accuratezza l’andamento dell’ascolto nei diversi segmenti del mercato radiofonico.
I dati di ascolto della radio nel complesso
L’ultima rilevazione Audiradio mostra una radio italiana in ottima salute, con oltre 34 milioni di ascoltatori nel giorno medio. La maggior parte ascolta la radio fuori casa, soprattutto in automobile, dove si raggiungono circa 27,8 milioni di persone; quasi 4 milioni la ascoltano anche sul posto di lavoro.
La radio si è inoltre adattata con successo alla transizione digitale: oltre 4 milioni di italiani la ascoltano tramite smartphone, quasi 1,9 milioni attraverso smart speaker e più di 4,3 milioni tramite i canali televisivi della visual radio.
Il quadro evidenzia quindi una radio sempre più multipiattaforma, capace di combinare FM, DAB, app, televisione e assistenti vocali. Il settore mantiene così un importante ruolo economico, culturale e democratico, contribuendo a una società più informata e coesa.
Al vertice della classifica Audiradio – riferita al giorno medio – RTL 102.5 mantiene la leadership (6,318 milioni di ascoltatori), pur registrando una flessione rispetto al trimestre precedente. Così come Radio Italia (5,780 milioni) e RDS (5,634 milioni), che, seppure in calo, conservano rispettivamente il secondo e il terzo posto. Stesso trend per le altre posizioni: quarto posto per Radio Deejay (5,079 milioni) davanti a Radio 105 (4,782 milioni) e, Radio Kiss Kiss (3,784 milioni). Da segnalare il sorpasso di Virgin Radio (3,113 milioni) su Radio 24 (2,530 milioni). Rai Radio 1 è in leggero aumento a 3,124 milioni. Stabile Rai Radio 2 (2,727 milioni). In recupero Rai Radio 3 (1,236 milioni). Isoradio stabilmente a 709 mila ascoltatori Nella zona centrale della classifica RMC (2,228 milioni) e m2o (2,191milioni).
Il mercato della musica registrata
La radio conferma la propria stabilità economica, Secondo i dati pubblicati dalla Fimi, Federazione industria musicale italiana, il mercato della musica registrata in Italia ha raggiunto nel 2025 un nuovo record, con ricavi pari a 513,4 milioni di euro, in crescita del 10,7% rispetto all’anno precedente. È l’ottavo anno consecutivo di espansione e il valore del settore è più che raddoppiato rispetto al 2019. La performance italiana ha superato sia la crescita media europea (+5,6%), sia quella mondiale (+6,4%), confermando l’Italia come terzo mercato dell’Unione Europea e undicesimo a livello globale.
Il principale motore del settore è lo streaming, che vale oltre 340 milioni di euro. Crescono soprattutto gli abbonamenti premium (+14,1%), mentre gli ascolti in streaming raggiungono 99 miliardi.
Anche la musica fisica torna a crescere significativamente: 74,7 milioni di euro (+21,9%), grazie soprattutto al vinile, ma anche ai CD. Il fenomeno dei superfan sostiene le vendite di prodotti da collezione e porta a 4,6 milioni i prodotti fisici venduti.
Il valore della musica registrata supera quello del box office cinematografico italiano, mentre aumentano anche i ricavi provenienti dall’estero, segno di una crescente internazionalizzazione della musica italiana.
A livello mondiale, il mercato discografico raggiunge 31,7 miliardi di dollari, confermando una crescita ormai decennale.
I dati del primo semestre 2026 in Italia: +7,3%
Il mercato della musica registrata in Italia prosegue la crescita e chiude il primo semestre 2026 con un trend positivo del 7,3%, pari a un totale di circa 225 milioni di euro di fatturato.

In uno scenario in cui il digitale rappresenta oggi l’80% del mercato a guidare è inevitabilmente lo streaming, che con più di 52 miliardi di riproduzioni nei primi sei mesi dell’anno da solo copre un totale di 179 milioni di euro, segnando un incremento del 7% rispetto al 2025. È in particolare il segmento in abbonamento a espandersi, con una crescita del 9,45%, mentre l’ad-supported audio (audio con pubblicità)registra una lieve flessione del 1,31%. Regge bene invece l’ad-supported video streaming, che segna +2,73%.
È tuttavia il comparto fisico a crescere maggiormente, con un’incidenza che sfiora il 12%, prevalentemente guidata dall’esplosione del vinile (+18,50%), un supporto ormai divenuto fenomeno di massa, mentre resta stabile il CD, che cresce dell’1,29% attestandosi a un fatturato di circa 11 milioni di euro. Enrico Pugni, Sales Business Development Director di Warner Music Italy sottolinea infatti che «la crescita della musica registrata in Italia pone il nostro Paese sotto i riflettori internazionali e spinge l’industria del settore alla sfida di accelerare, anche grazie all’utilizzo dei dati, su innovazione e creatività per cogliere gli ulteriori margini di sviluppo: nel fisico, la riscoperta del valore dell’oggetto da collezione, così come nello streaming, il basso tasso di penetrazione degli abbonamenti, indicano infatti ancora ampi spazi di crescita».
Dunque il settore musicale italiano è in forte salute e combina innovazione digitale, streaming e ritorno dei formati fisici, aumentando così il proprio peso economico e culturale.
Vincenzo Basili
