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La groma, strumento degli antichi agrimensori

N. 110 - Aprile 2026

 

 

 

 

La groma, strumento degli antichi agrimensori

La groma, nell’antichità, era lo strumento agrimensorio fondamentale per tracciare linee rette o perpendicolari e strade che si incrociassero ad angolo retto.

Era costituita da una croce di legno orizzontale ruotata al centro e sostenuta dall’alto. Dall’estremità di ciascuna delle quattro braccia pendeva un peso di piombo per stabilire angoli retti perfetti.

Molto probabilmente la groma è stata inventata in Mesopotamia o in Egitto, perché i loro abitanti erano afflitti dalle inondazioni che si verificavano a scadenze fisse.

Una volta che le acque del Tigri, dell’Eufrate o del Nilo erano rientrate nei loro alvei bisognava ritracciare i confini, le strade e quanto era stato distrutto dalle acque.

Lo strumento usato dagli Egizi era più rozzo ed era costituito da due braccia di legno a perpendicolo sul piano orizzontale, sospese a una corda e con quattro pesi pendenti ai quattro vertici [Dilke 1971; Lewis 2001; Soricelli 2018].

Con questo semplice dispositivo, gli antichi Egizi erano in grado di misurare i terreni, sostituire gli angoli della proprietà perse, quando il Nilo copriva i marcatori di limo durante le inondazioni e costruire le enormi piramidi a dimensioni esatte.

I Greci chiamarono la groma asteriskos (stella) o gnomon, usandola soprattutto in Magna Grecia dove esistevano ed esistono tuttora vaste distese di terreni coltivabili. Era utilizzata soprattutto per fondare le città, delimitare le proprietà, tracciare gli assi viari e le strade perpendicolari tra loro, anche all’interno delle città. La groma fu più usata in Magna Grecia piuttosto che in Grecia, in quanto questo strumento si diffuse intorno al V secolo a.C., quando la maggior parte delle città della madre patria erano già state fondate, mentre nelle colonie in Magna Grecia si costruivano città ex novo. Infatti, un modello di strada irregolare era normale nelle prime città greche; ma in tempi successivi la “griglia rettangolare regolare” divenne più diffusa. L’ introduzione in Grecia di questo strumento agrimensorio è generalmente attribuita a Ippodamo di Mileto (498-408 a.C.) che, ricostruendo un certo numero di città, ha teorizzato l’applicazione all’urbanistica di quello che viene chiamato “schema ippodameo”. Questo schema si basava su planimetrie regolari in cui le strade principali si incrociavano ad angolo retto con quelle secondarie, delimitando così isolati rettangolari.

La groma era così importante per le colonie della Magna Grecia che la troviamo raffigurata in numerose monete di Locri, Metaponto ed Eraclea.

 Immagine dell’Acropoli dell’antica città di Eraclea (dal cartello espositivo del Parco archeologico)

 La città di Eraclea (attuale Policoro, Basilicata) è un esempio di urbanizzazione in cui le strade si tagliano tra loro perpendicolarmente. Ben evidente la plateia corrispondente ai decumano romano che va da est a ovest (a sinistra della foto) e lo stenopos, corrispondente al cardo romano, che va da nord a sud.

Anche l’antica Metapontum (attuale Metaponto, Basilicata) mostra la caratteristica disposizione regolare degli isolati e l’ortogonalità delle vie, come il territorio coltivato al di fuori dalle mura (chora), con gli appezzamenti agricoli ben delimitati (kleroi) nei loro confini. La perfezione degli schemi urbanistici testimonia l’uso della groma che era così importante da essere raffigurata sulla monete come un simbolo sacro e di abbondanza, spesso di fianco a divinità.

Grecia Italia. Lucania meridionale, Metaponto. AE. Conio della metà del III secolo a.C. D/ Dioniso con corona di edera. R/ META. Spiga d’orzo, groma nel campo a destra. HN Italia 1683; HGC 1 1122; SNG ANS 590. AE g 2,72 mm 16.  Asta Artemide 69E, lotto 64.

Poiché in parecchie monete della Magna Grecia, insieme alla dea Demetra, è raffigurata la groma questa a volte viene scambiata per la torcia, strettamente legata al mito della ricerca della figlia Persefone nel buio degli Inferi. L’errore è nato perché in alcune monete, sempre magnogreche, vengono raffigurate due torce che si incrociano. Già Garrucci, nel 1885, aveva intuito che lo strumento a croce era uno strumento agrimensorio, anche se non era chiara la sua vera forma e il suo funzionamento.

Per conoscere questo strumento dobbiamo rifarci a ritrovamenti del secolo scorso, come la lapide marmorea rinvenuta presso Ivrea o un’altra lapide proveniente dalla necropoli di Porta Nocera a Pompei che ci hanno permesso di sapere come era.

Gli Etruschi appresero l’uso della groma dai Greci e la chiamarono cruma (o gruma). Con questo termine gli Etruschi indicavano sia lo strumento usato dagli agrimensori, sia il punto di incrocio tra due importanti vie[1].

Dritto moneta   
Groma romana con agrimensoreParticolare della lapide di PompeiPeso per groma. Asta Artemide E4, lotto 1026

I geometri romani usarono uno strumento molto più preciso utilizzandolo per la costruzione di strade, acquedotti, anfiteatri e accampamenti. Inoltre, la groma veniva utilizzata per determinare la distanza esistente tra un punto inaccessibile sul terreno e il punto dove era posizionata.

Fabio Pettazzoni
Accademia Italiana di Studi Numismatici (AISN)

Bibliografia

Dilke O.A.W., 1971. The Roman Land Surveyors. Londra

Garrucci R., 1885. Le monete dell’Italia antica, Raccolta generale. Roma.

Lachmann K. 1848. Gli Antichi agrimensori. Berlino.

Lewis M. J. T., 2001 Surveying Instruments of Greece and Rome, Cambridge.

Libertini G., 2011. Rassegna storica dei Comuni, n°164-169. Frattamaggiore.


[1] Libertini G., 2011, pgg. 6-7.

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