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La Certosa di Bologna e l’impronta dei ladri

N. 69- Agosto 2022

 

 

La Certosa di Bologna e l’impronta dei ladri

La Certosa di Bologna è un giacimento di storia e cultura ignoto, spessissimo, agli stessi bolognesi. Eppure è il cimitero pubblico della città fin dal 1801. Secondo alcuni è il primo al mondo con questa destinazione formale da parte di una amministrazione cittadina. Il celebre e citato editto napoleonico di Saint Cloud, che regola fuori dai centri urbani i cimiteri pubblici in Francia e nei paesi occupati dai francesi, è del 1804.

Quanto a Bologna, e lo dice il nome stesso, questo cimitero monumentale era un immenso complesso appartenuto ai monaci certosini fin dal XIV secolo, poi esautorati e cacciati dai napoleonici sbarcati in Italia nel 1796. Le sue attuali condizioni, nella parte storica, lasciano molto a desiderare. Se capita di poter aggregarsi a qualche visita guidata – strepitose quelle della guida Anna Brini, un’eccellenza culturale di Bologna – conviene subito aderire senza incertezze. I posti per queste visite vanno, giustamente, a ruba. Le scoperte possono essere tante. Incluse le impronte lasciate da non pochi ladri, appropriatisi di pezzi speciali di qualche scultura. Si impara così che la celebre statua in marmo di Gioacchino Murat, custodita proprio alla Certosa (dove fu posta per volere della figlia Letizia) è priva della spada o del bastone del comando, proprio perché involati chissà dove.

La statua di Gioacchino Murat. A fianco la guida Anna Brini

Ma è forse ancora più curiosa la sorte di un monumento sepolcrale di chiara impronta massonica dove alla statua della giustizia, in alto, è stata sottratta la bilancia con la spada, oltre a un paio di mascheroni. Al suo posto, di sua iniziativa un semplice e forse pio muratore ha messo una croce di umile fattura, con assicelle improvvisate, alterando il senso stesso del monumento. L’effetto resta notevole e particolare, come si può vedere dalla foto. Il più grande problema comunque non sono stati i ladruncoli, ma l’incedere del tempo e il fatto che molte sculture siano in gesso, materiale più duttile ma più povero e meno durevole. La mancanza di cave di marmo vicine, in regione, è la spiegazione di questa tendenza inevitabile, che spiega anche perché a Bologna sia stato molto usato il pregiato mattone “sagramato” per molti edifici.

Ora comunque il tema diventa come salvaguardare questo giacimento di sculture, affreschi e storia, che continua a generare un flusso turistico inaspettato nella Certosa.

La situazione allarmante del complesso non ne attenua il fascino straordinario. Tra i cimiteri monumentali d’Italia, questo di Bologna ha caratteristiche uniche, legate all’impronta storica dell’immenso complesso certosino, il secondo per grandezza al mondo di quest’ordine monastico.

E’ bene perciò sapere che non bastano una visita e qualche ora per esplorarlo tutto.

Gianni Varani

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