Now Reading
Il mistero dell’erba romana perduta: il silfio

N. 108- Febbraio 2026

 

 

 

 

Il mistero dell’erba romana perduta: il silfio

Il silfio (chiamato anche silphion o laser o laserpicio) è una pianta, quasi leggendaria, dell’antichità, famosissima nel mondo greco-romano, oggi estinta e comunque non identificata con certezza.

Cresceva esclusivamente nella regione della Cirenaica (odierna Libia orientale) ed era una pianta della famiglia delle Apiacee (la stessa di finocchio, sedano, ferula). Era così preziosa che compariva sulle monete della città di Cirene e sempre associata alle più importanti divinità.

Immagine che contiene moneta, valuta, fronte, argento

Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.
Africa. Cirenaica, Cirene. Magas, governatore tolemaico. Didracma, c. 308-277 a.C. AR g 7,64 mm 20,00. D/ Testa di Apollo-Carneio, con corno di Ammone sull’orecchio. R/ K-Y/PA. Pianta di silfio. SNG Cop. 1234; BMC 228. Asta Artemide LX, lotto 283.

Le fonti classiche gli attribuivano moltissime proprietà: digestiva, antispasmodica, analgesica, espettorante, antimicrobica e afrodisiaca. L’uso più interessante era però in campo ginecologico.

Teofrasto (IV–III sec. a.C.), un botanico greco, nella Historia Plantarum descrive la pianta e la resina (laser) e afferma chiaramente che avesse degli effetti farmacologici potenti, che non fosse una semplice spezia, bensì un farmaco e che non fosse sostituibile con piante simili[1].

Dioscoride (I sec. d.C.), nel De Materia Medica, è molto più esplicito. Scrive che il silfio provoca le mestruazioni, espelle ciò che è nell’utero e che, se assunto dopo il rapporto, impedisce il concepimento[2].

Inoltre, specifica che se assunto in piccole dosi regola il ciclo, in dosi maggiori ha un effetto espulsivo, in un linguaggio volutamente tecnico, ma inequivocabile, dimostra chiaramente l’azione centrale e non secondaria del silfio sul sistema riproduttivo femminile.

Plinio il Vecchio (I secolo d.C.), nella Naturalis Historia, anche se non medico, da naturalista riporta informazioni ampiamente diffuse affermando che: un singolo grano di silfio assunto mensilmente previene la gravidanza[3]. Inoltre, aggiunge che il silfio era talmente prezioso da essere razionato, falsificato e ormai rarissimo già ai suoi tempi; racconta anche che l’ultimo esemplare di questa pianta fu inviato, come curiosità, all’imperatore Nerone (54-68 d.C.).

Sorano di Efeso (II sec. d.C.), nella sua opera Gynaecia (Ginecologia), distingue contraccezione da aborto (cosa rarissima) e classifica i rimedi per tempi diversi (prima del rapporto, dopo e a ciclo avviato). Classifica il silfio tra le sostanze che impediscono il concepimento senza violenza sul corpo e che sono preferibili alle pratiche meccaniche. Sorano, contrario all’aborto chirurgico, approvava solo sostanze che agissero prima dell’impianto[4]. Il silfio era dunque considerato medicalmente ed eticamente accettabile. Questa è una testimonianza chiave sull’uso popolare di questa pianta e non solo medico-specialistico.

Infine, Galeno (II sec. d.C.), nel De simplicium medicamentorum temperamentis ac facultatibus, cita il silfio meno di quanto ci si aspetterebbe e questo è interessante. Quando lo nomina, lo colloca tra i farmaci caldi e secchi, capaci di “muovere i fluidi profondi”, ma spesso dice: “non più reperibile”, segno che la tradizione terapeutica sopravviveva, ma la pianta purtroppo no[5].

Immagine che contiene moneta, metallo, Nichel, valuta

Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.
Cirenaica, zecca di Barca[6]. Tetradracma circa 465 a.C., AR g 17,18 mm 25. D/ Pianta di silfio; nel campo inferiore, AI. R/ BAPK. Testa di Zeus Ammone rivolto a destra, all’interno di un cerchio tratteggiato, tutto all’interno di un incuso quadrato. Trattato III, 1947. BMC 8. Asta NAC 132 lotto 398.

Nessuno di questi autori nega l’utilità del suo uso, lo definisce immorale, lo considera marginale. Il silfio è trattato come un farmaco ginecologico di prima linea, non come pratica clandestina.

A questo punto dobbiamo tirare le somme sulla sua efficacia, alla luce della farmacologia moderna. Non possiamo analizzare il silfio originale (è estinto), isolarne i principi attivi, fare studi clinici moderni. Possiamo valutare la coerenza farmacologica degli effetti descritti, confrontarlo con piante affini (Ferula, Apiacee), analizzare la ripetibilità storica delle testimonianze, capire se l’effetto fosse biologicamente plausibile.

Le fonti descrivono effetti che oggi assoceremmo a inibizione dell’ovulazione, ad un’interferenza con l’impianto dell’ovulo oppure ad una modulazione estrogenica forte. Questi sono meccanismi reali su cui si interviene anche oggi, a livello contraccettivo.

Di tutto ciò che è stato scritto sul silfio l’aspetto più importante è la sua efficacia a “dose unica mensile”. Dal punto di vista moderno, questo è il dettaglio più importante.

Plinio e altri parlano di una dose al mese suggerendo una finestra ormonale precisa, un’azione sistemica endocrina e duratura, esattamente come funzionano molti farmaci ormonali moderni.

Probabilmente il silfio era meno affidabile della pillola moderna, ma molto più efficace di coito interrotto, barriere rudimentali, amuleti o rituali, molto comuni a quell’epoca.

Molti studiosi ipotizzano un’efficacia comparabile ai primi contraccettivi orali del XX secolo (anni ’50–’60). Questo spiegherebbe la fiducia diffusa, l’uso continuativo e l’enorme valore economico.

Immagine che contiene moneta, valuta, soldi, menta/monete

Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.
Cirene. Statere circa 435-375 a. C., AV g 8,59 mm 18. D/ KYPANAION. Quadriga verso destra guidata da un auriga che indossa un lungo chitone e tiene le redini con entrambe le mani. R/ XAIPEΦON (scrittura parzialmente retrograda) Zeus Ammone in piedi di fronte, la testa rivolta verso destra, indossa un himation, tenendo lo scettro e appoggiando il braccio sinistro sul fianco; a sinistra nel campo, un gufo in piedi e nel campo destro una pianta di silfio. Naville 3, e pl. I (questa moneta). Asta NAC 126 lotto 285.

Il silfio agiva probabilmente prima dell’impianto dell’ovulo o subito dopo, in una zona “grigia” moralmente accettata. Alcuni studiosi paragonano il silfio a un “SERM[7] naturale” ante litteram.

Probabilmente la pianta si è estinta per una serie di cause concomitanti come una raccolta eccessiva (era una miniera d’oro), la coltivazione impossibile fuori dal suo habitat, pascolo intensivo o cambiamenti climatici.

Ai giorni nostri ci sono piante che vengono citate come “eredi funzionali” (ma non equivalenti!); queste sono la ferula, il finocchio, l’assafetida e alcune piante che contengono fitoestrogeni (trifoglio rosso, soia). Nessuna di esse però ha la stessa reputazione contraccettiva affidabile del silfio antico.

Nell’antichità greco-romana l’uso del silfio non era criticato, ma considerato uno strumento di gestione consapevole della sessualità femminile. Anche nell’antichità esisteva il sesso senza gravidanza. Contrariamente a un luogo comune moderno, Greci e Romani non erano fatalisti sulla gravidanza, conoscevano e cercavano metodi contraccettivi e parlavano apertamente di piacere e fertilità. Il silfio era considerato il metodo più affidabile. Questo lo rendeva ideale per relazioni extraconiugali, prostituzione (soprattutto quella di alto livello), coppie sposate che volevano limitare le nascite.

A Cirene e in altre città del Mediterraneo, il silfio era legato in modo diretto al mondo delle etère a cui permetteva rapporti frequenti senza gravidanze indesiderate, proteggeva il valore economico e sociale della donna a cui dava un buon controllo sul proprio corpo. Cirene, con il commercio di questa pianta divenne ricchissima. La raffigurazione del baccello del silfio, molto simile a un cuore, compare sempre sulle monete di Cirene (da qui forse l’origine del simbolo moderno del cuore come emblema dell’amore erotico).

Immagine che contiene roccia, moneta

Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.
Cirene, Cirenaica. Emidracma. 495-475 a.C., AR g 2,90 mm 13,5.  D/ Frutto del silfio. R/ Frutto del silfio. BMC 35 tipo; Babelon Traité II-1, 1995-1996 var; Müller NAA tipo 32. Asta NAC 84, lotto 751.

La sua scomparsa, nel I secolo d.C., determinò un cambiamento culturale: diminuendo l’efficacia dei metodi contraccettivi, aumentò la pressione sulla fertilità femminile, ma cambiò anche il discorso morale sul sesso.

Quindi la perdita del silfio non fu solo una perdita botanica, ma anche sociale e medica, un esempio di sapere medico-erboristico oggi perduto.

Heart Shaped Silphium Pods
I baccelli dei semi del silfio a forma di cuore.

Un articolo di Katie Serena, edito da Erik Hawkins e pubblicato il 27 agosto 2022 sul National Geographic, afferma che nel 1983 Mahmut Miski, un ricercatore, ha trovato in Turchia una pianta che potrebbe essere il silfio.

Secondo questo rapporto Miski ha trovato casualmente una pianta gialla in fiore nelle regioni della Turchia. Circa 20 anni dopo, ha notato che questa pianta, la Ferula drudeana, presentava le stesse caratteristiche dell’antico silfio. In particolare, i testi antichi notavano la predilezione che le pecore e le capre avevano per il silfio e l’effetto che l’antica pianta aveva su di loro: sonnolenza e starnuti.

Nel suo diario, nel 2021, Mahmut Miski, dopo aver fatto analizzare le piante, ha rilevato che contenevano trenta metaboliti secondari, molti dei quali hanno proprietà antitumorali, contraccettive e antinfiammatorie. Questa notizia è però da valutare.

  Fabio Pettazzoni
Accademia Italiana di Studi Numismatici

                                                                                                        


[1] Teofrasto, III.2.1, VI.3.3

[2] Dioscoride, libro III, capitolo 90.

[3] Plinio, libro XIX, capitoli 38-46.

[4] Sorano di Efeso, libro I, 60-65.

[5] Galeno, libro VI.

[6] Barca era un’antica città della Libia corrispondente all’odierna Al-Marj.

[7] I SERM sono modulatori selettivi dei recettori degli estrogeni,

Via del Battirame, 6/3a · 40138 Bologna - Italy
Tel +39 051 531800
E-mail: redazione@omnismagazine.com
Reg. Tribunale di Bologna n. 8115 del 09/11/2010

Editore: Mediatica Web - BO

Scroll To Top