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Il fascino del baritono

N. 72- Novembre 2022

 

 

Il fascino del baritono

Collocata a metà tra la voce di basso e quella di tenore, quella del baritono è la più pura e vicina al timbro tipico del maschio. Se la voce di baritono è chiara, si accosta per colore ed agilità nel vocalizzo a quella tenorile; se invece ha profondità e potenza, risulta più simile a quella del basso. Forse, non tutti sanno cheMassenet scrisse la linea vocale di Werther – ruolo principale dell’opera omonima – per la voce di tenore. Quando però ebbe ad ascoltare la voce del baritono italiano più famoso di quel tempo, Mattia Battistini(1856 – 1928), traspose quel ruolo per lui, nella zona baritonale.

Il 24 settembre v. ricorrerà il centenario della nascita del senese Ettore Bastianini, che purtroppo chi ha lasciato a soli 45 anni, nel 1967, a Sirmione. Impensabile che, a 19 anni protagonista di una fulgida carriera sportiva, Bastianini, gettasse tutto dietro le spalle, per intraprendere il duro e severo studio dell’arte del canto. Fu così che, lasciato lo sport agonistico, entrò a far parte del centro di avviamento al Teatro del Comunale di Firenze. A 23 anni, nel 1945 esordì al Teatro Alighieri di Ravenna, nella veste di basso del ruolo di Colline nella pucciniana Bohème. Ottenne un discreto successo. Fu solo 6 anni dopo, nel 1951 che riuscì a sfondare per merito delle sue doti di baritono. Le porte dei maggiori Teatri gli furono aperte sia in Italia sia all’estero. Venne accolto in maniera trionfale solo dopo aver trovato la sua vera natura vocale. Il suo colore di incredibile bellezza, donava suggestioni che, unite al timbro scuro, d’indicibile incanto, gli consentirono sì, l’esecuzione del repertorio più conosciuto, ma soprattutto “le riprese” di opere di non consueto ascolto. Per la Scala, si ricordano il Poliuto di Donizetti, il Pirata di Bellini e la Battaglia di Legnano di Verdi ed il più importante Eugenio Onegin di Tchaikowsky.

Fotografia autografata di Bastianini

Egli ritornò in quella Firenze che lo aveva cullato, nelle vesti di baritono e fu proprio qui che ottenne calorosi successi di pubblico e critica.

Premesso ciò, il pubblico incoltoè sempre stato alla ricerca della voce di tenore, che è la più comune tra le voci maschili ed ha sempre uno spessore più sottile, rispetto a quella del baritono. Per quei cantanti che sono rimasti nella storia, cantare è un dono, non una forzatura, come per quelli che devono per tutta la loro carriera, affiancare ad essa le “lezioni” del maestro, il quale deve mantenerle la “posizione” esatta della colonna d’aria, per evitare stonature. Da questo concetto- se ponderato ed attuato – nasce il canto in maschera che nulla ha a che vedere con le maschere di carnevale, ma significa che la voce ben impostata usufruisce della maschera, ovvero della posizione dove verrebbe indossata. La tecnica esatta è quella che smussa gli scalini che si trovano tra il registro grave e quello medio e, tra quello medio e quello acuto. Queste porte sono presenti in tutte le tessiture sia maschili che femminili. E’ merito dell’orecchio percepire la posizione più alta di ogni suono più basso, per intonarlo perfettamente e concatenarlo al suono superiore seguente. Facendo ciò si ottiene omogeneità in ciascun registro (basso-medio-alto) che permette di uniformare così tutta l’estensione vocale.

Cantare significa capire la natura delle sensazioni che percepiamo, quando emettiamo un suono. Molto spesso, si sente dire falsetto, nasale, fissa o fischio, di petto, mista ma va ricordato che la voce esce dalla bocca che è nella scatola cranica; perciò è nella testa. Personalmente dopo aver suonato la tromba, mi accorgo che la voce non raggiunge la posizione “di testa”. L’aria passando per il bocchino esce formando un angolo retto che partendo dal diaframma si espande emesso dalla campana dell’ottone stesso.

 La voce di baritono comprende un’estensione naturale che va dal LA2 al LA4; 2 ottave. La qualità sicuramente più importante, non solo della voce ma anche di uno strumento cordofono o aerofono, è il colore che si gradisce sempre essere caldo, ricco e pieno di armonici e non stridulo. Il baritono esegue solitamente i duetti più affascinanti con la voce di soprano. Ne dà svariati esempi Giuseppe Verdi: Abigaille – Nabucco dall’opera omonima, Gilda e Rigoletto dal Rigoletto, Leonora e Conte di Luna dal Trovatore, Violetta e Germont – dalla Traviata.

Sempre quest’anno, il 22 novembre, verrà celebrato il quinto anniversario della scomparsa, avvenuta a soli 55 anni, del famosissimo baritono russo Dmitrij Chvorostovskij. Era nato il 16 ottobre 1962 ed è morto a Londra nel 2017. In Italia debuttò alla fenice di Venezia nel 1991.

Mirella Golinelli

In alto: immagine tratta dal sito della Associazione Internazionale Culturale Musicale Ettore Bastianini, che gestisce l’omonino Premio.

Chi vuole può apprezzare il fascino delle due voci a confronto, nel Ballo in maschera di Giuseppe Verdi:

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