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Il Comunale di Bologna naviga “verso Itaca”

N. 114 - Settembre 2026

 

 

 

 

Il Comunale di Bologna naviga “verso Itaca”

La meta si avvicina: quel febbraio 2027 che vedrà il ritorno “a casa”, nella sede storica di piazza Verdi, dopo i lavori di riqualificazione. Nasce da qui il titolo della stagione 2026 del Teatro Comunale di Bologna: “Verso Itaca”. “Come Ulisse nel suo viaggio verso Itaca – dice la neo-sovrintendente Elisabetta Riva, da pochi mesi al timone della Fondazione – anche il nostro teatro, dopo anni di lontananza, si avvicina alla riapertura della sede storica, rinnovata e restituita alla città. Non abbiamo perso la rotta: stiamo tornando”.

E questa “ultima tappa” del viaggio proporrà, come spiega il direttore artistico Pierangelo Conte, lui pure al debutto a Bologna, “un equilibrio tra nuove idee e stimolanti curiosità da una parte e il grande repertorio dall’altra. Opera, danza, concerti sono stati pensati per offrire una proposta artistica ampia e variegata, che abbraccia trecento anni di storia della musica, dal Barocco ai giorni nostri”.


Presentazione della stagione 2026 del Teatro Comunale di Bologna, presso il Ministero della Cultura a Roma. Da destra: l’on. Gianmarco Mazzi, sottosegretario alla Cultura, la sovrintendente Elisabetta Riva, il Sindaco di Bologna Matteo Lepore, il direttore artistico Pierangelo Conte

In cartellone 8 titoli d’opera, 5 di danza e 14 concerti, oltre ad un ciclo “per famiglie” dedicato alle sinfonie di Beethoven. Ad aprire la stagione lirica, il 24 gennaio al Comunale Nouveau, sarà Idomeneo, opera seria di Mozart: un nuovo allestimento firmato da Mariano Bauduin, sotto la guida musicale di Roberto Abbado. Seguiranno, sempre nella sede provvisoria in zona Fiera: La Traviata, ripresa dell’allestimento di Alessandro Talevi del 2022; il dittico mascagnano formato dal film muto Rapsodia satanica (in collaborazione con la Cineteca di Bologna) e Cavalleria Rusticana (nell’apprezzato allestimento di Emma Dante del 2017); Roberto Devereux di Donizetti, titolo di belcanto poco rappresentato. Ancora: la “prima assoluta” di Olympia di Nicola Campogrande, che racconta l’amore ai tempi dell’Intelligenza Artificiale, e la “prima bolognese” di Napoli milionaria di Nino Rota su libretto di Eduardo De Filippo.


“La Traviata”, regia di Alessandro Talevi (foto di Andrea Ranzi)

A fine giugno il teatro dovrà lasciare la sede temporanea di piazza della Costituzione, e gli ultimi due titoli della stagione lirica – l’oratorio barocco Semele di Hȁndel, affidato allo specialista Rinaldo Alessandrini, e Samson et Dalila di Saint-Saens – verranno eseguiti all’Auditorium Manzoni in forma di concerto.


“Cavalleria rusticana”, regia di Emma Dante (foto di Rocco Casaluci)

Doppio palcoscenico anche per la stagione di Danza, che si aprirà al Comunale Nouveau con l’hip-hop di Beauséjour; cui seguiranno Carmen nell’ormai storica coreografia di Amedeo Amodio, e Cluster con il Balletto di Maribor. Dopo l’estate, invece, il Teatro EuropAuditorium ospiterà Caravaggio con l’étoile Roberto Bolle impegnato nella coreografia di Mauro Bigonzetti, e Aterballetto in Notte Morricone con la coreografia di Marcos Morau.

In linea con l’inaugurazione lirica, anche la stagione sinfonica si aprirà nel segno di Mozart: il 10 gennaio il grande barocchista olandese Tom Koopman guiderà Orchestra e Coro del Teatro Comunale nella Messa dell’Incoronazione composta dal genio di Salisburgo nel 1779.

Negli altri appuntamenti in calendario fino al 31 dicembre (quando si saluterà l’anno sulle note della Nona Sinfonia di Beethoven), molti volti nuovi, ma anche graditi ritorni: primo fra tutti quello di Michele Mariotti, per un decennio direttore principale e poi musicale del Comunale, che alla vigilia di Pasqua proporrà un programma wagneriano, con l’Incantesimo del Venerdì Santo da Parsifal, Preludio e morte di Isotta da Tristan und Isolde e l’Ouverture da Lohengrin.

Una assoluta novità è invece il “ciclo Beethoven”: otto concerti la domenica mattina al Manzoni, a prezzi davvero popolari. Sul podio giovani direttori d’orchestra, e l’obiettivo – auspicato e auspicabile – di attrarre un pubblico “diverso” da quello che frequenta abitualmente le sale da concerto. Perché la vera sfida per i teatri, a Bologna come nel resto d’Italia, è “allargare la platea”, riuscendo a catturare l’interesse delle generazioni che saranno il pubblico di domani.

Liliana Fabbri

Immagine in alto: Roberto Bolle in “Caravaggio” (foto di Dennis Cursio)

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