Il caffè che porta il lavoro in Appennino
«La chiave di volta fu quando l’imprenditore Sergio Zappella mi volle con sé alla GSL, azienda di produzione di macchine da caffè. La trattativa durò un anno perché io dove stavo, stavo alla grande. E me ne sarei andato solo per un altro progetto. Quel progetto Zappella me lo prospettò: era la Saeco» ci racconta Giovanni Zaccanti, all’epoca manager dell’azienda meccanica Metalcastelli. Il suo passaggio alla GSL avvenne nel 1979, sull’appennino bolognese, prima a Castel di Casio, poi a Gaggio Montano: non un luogo conosciuto di turismo, seppur a 26 km da Porretta Terme. Dove, poco più a sud, durante la Seconda guerra mondiale passava la Linea Gotica. Montagne nelle quali molti abitanti erano stati costretti a cercare lavoro e fortuna all’estero, in America, Francia, Brasile, Argentina o Africa.

Nel 1981, due anni dopo il passaggio di Zaccanti alla GSL nacque la Saeco. E con essa tanti posti di lavoro. Nel 1985 ci fu la svolta: «Decidemmo che il mercato avesse bisogno di macchine automatiche per il caffè prima ancora di produrle – continua Zaccanti – e poi la creammo. Fu un enorme successo». Una delle tante storie del “miracolo economico”. Vennero aperte filiali della Saeco in Italia, in Europa, nelle Americhe, in Australia e in Asia. Poi nel 1989 la Saeco venne ceduta, ma presto riacquistata dagli stessi soci fondatori nel 1993, per poi essere quotata in Borsa nel 2000. Venne definitivamente venduta nel 2004. Per tredici anni l’abilità, la creatività, lo spirito imprenditoriale di Zaccanti accompagnarono la Saeco al successo, trasformando l’azienda di Gaggio Montano in un brand riconosciuto in tutto il mondo, dagli apparati domestici, a quelli della ristorazione, ma anche nel campo dello sport.

Ancora oggi si ricorda il cosiddetto “treno della Saeco”, metafora coniata per testimoniare la capacità dell’omonima squadra di ciclismo vestita di rosso di imprimere, con meccanismi perfetti, una velocità elevatissima in prossimità dell’arrivo per favorire la progressione imperiale del grande velocista Mario Cipollini, detto “il Re Leone”, verso la vittoria. In particolare nelle tappe del Giro d’Italia e del Tour de France.
Dopo la doppia esperienza della Saeco, nel 2004 Giovanni Zaccanti creò la Caffitaly, sempre con Sergio Zappella e sempre a Gaggio Montano. Con l’idea, mai abbandonata, di favorire il lavoro evitando lo spopolamento delle aree montane. Entrò così nel mondo delle cialde e delle capsule oltre a quello delle macchine per il caffè. E anche in questo caso fu un grande successo e grande sviluppo dell’impresa, con incremento dei posti lavoro.

Nel 2017 la Caffitaly venne ceduta e, l’anno seguente, Giovanni Zaccanti si prestò a una nuova, diversa sfida: l’acquisizione e il rilancio di Parmacotto. Come dichiarò allora, «L’acquisizione di Parmacotto è per me una nuova sfida. Ho lavorato tutta la mia vita nel settore delle macchine e delle capsule per caffè, ma quando mi si è presentata questa nuova avventura non ho esitato».
Nel 2018 dunque, a 40 anni dalla sua nascita, la maggioranza di Parmacotto passò così di mano, anche per le difficoltà finanziarie che negli ultimi anni avevano portato l’impresa sull’orlo del fallimento, con un debito di 100 milioni di euro. Da qui la necessità di affrontare un periodo di concordato preventivo. Con Zaccanti la Parmacotto uscì dal concordato in anticipo, dopo soli due anni, pagando tutti i debiti senza ricorrere a licenziamenti, ottenendo un rilancio del fatturato e dell’occupazione.

Poi l’ingresso di Parmacotto in GranTerre, il gruppo che annovera, tra gli altri, i marchi Parmareggio, Casa Modena, Senfter, Agriform, Alcisa, Teneroni e altri ancora e di cui Giovanni Zaccanti è ora vicepresidente.
Ma il primo amore non si scorda mai. Soprattutto il luogo.
A Gaggio Montano Zaccanti ha così fondato, nel 2021, insieme al socio e amico di sempre Sergio Zappella, la Gise Caffè, rilevandone poi, nel 2024, tutte le quote.

«Il sistema chiuso brevettato Gise permette di creare un caffè dalla qualità superiore – ci racconta Zaccanti – paragonabile a quello di una macchina professionale da bar. L’estrazione ottenuta esalta il gusto e l’aroma delle nostre miscele selezionate e dalla ricezione del chicco al confezionamento delle capsule, l’intero processo produttivo è realizzato all’interno dei nostri stabilimenti di Gaggio Montano».

Proprio dove ora è partita anche la produzione vera e propria delle macchine da caffè della Gise: «Stiamo sfidando la Cina, dimostrando che anche in Italia si può produrre con attenzione ai costi, ma puntando sempre alla grande qualità e affidabilità», spiega Zaccanti, per gli amici Gianni, nato a Morandella di Gaggio Montano, che non dimentica mai. Così come emerge nel volume a lui dedicato da Matteo Grazzini (Gruppo Editoria, Firenze, 2024) dal titolo: “Giovanni Zaccanti – Un uomo di Gaggio Montano”. E dal sottotitolo “Storia di un imprenditore di successo che non ha mai lasciato il proprio territorio”.
Vincenzo Basili
