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Il business della carta sulla costa del lago di Garda

N. 108- Febbraio 2026

 

 

 

 

Il business della carta sulla costa del lago di Garda

La stretta valle del torrente Toscolano sembra ancora più angusta quando il cielo plumbeo scarica pioggia. Quella “strettezza” è stata la sua forza per trasformare una qualunque roggia di collina nella “valle delle cartiere”.

Una gloria che durò per secoli, già dal Medioevo, e che fece del territorio a metà della costa bresciana del lago di Garda (allora territorio della Serenissima Repubblica di Venezia) un hub proto-industriale i cui manufatti arrivavano fino in Turchia.

Documentate fin dal Duecento, le cartiere della valle arrivarono a contare fino a 150 “ruote” per la produzione, dapprima solo carta per manoscritti, in seguito anche per la stampa.

Le manifatture erano talmente importanti per la zona, che attorno alla nascita della carta fu costruita anche una convincente leggenda.

L’immagine della barca che affondò, perse l’albero e la vela, che – continuamente battuta e ribattuta sui sassi della riva – si ridusse in una poltiglia da cui si formarono i primi fogli, accoglie i visitatori all’ingresso del Museo della Carta, ospitato nell’ultima officina che restò operativa fino al 1962.

Dopo anni di abbandono, nel 2001 l’Associazione lavoratori anziani della cartiera di Toscolano s’impegnò per il recupero e da allora la struttura è cresciuta, fino ad essere riconosciuta Raccolta Museale della Regione Lombardia. Ma l’abnegazione di quel primo gruppo di ex-dipendenti trova commovente riscontro ancora oggi in alcune “guide” in età, che nella cartiera lavorarono, probabilmente ancora bambini, come usava allora.

Dato che la carta era fatta con gli stracci, il comparto subì un drastico ridimensionamento al tempo della peste del 1630, in cui le pezze smisero di circolare, in quanto potenziali vettori del drammatico morbo.

Ma la valle ritrovò il proprio blasone nel Settecento, perché la Serenissima ridusse i dazi, e ciò permise lo sviluppo dei commerci fino a Vienna e Costantinopoli.

L’Ottocento delle prime rivoluzioni industriali fece arrancare le imprese del Torcolano; progressivamente, molti magli si fermarono e il “pisto” (la poltiglia di stracci) non passò più nella tina.

Il museo ricorda quanto raffinati furono i manufatti della zona, con eleganti filigrane che costituivano l’ambìta firma di ogni foglio. Ciò funse da calamita anche per attrarre in valle raffinati stampatori, come i Paganini di Venezia. E Ludovico Ariosto fece arrivare carta di Toscolano per la stampa della prima edizione dell’Orlando Furioso.

Tutte le informazioni pratiche per una visita possono essere reperite sul sito https://www.valledellecartiere.it/it/

Lisa Bellocchi

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