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I vasi di Pesce all’Archeologico di Bari

N. 86- Febbraio 2024

 

 

 

I vasi di Pesce all’Archeologico di Bari

In un Paese povero di terreni e ricco di acque, come l’insulare Giappone, una grande nave collegata alla riva potrebbe diventare un enorme silos per le automobili in sosta. Nasce così l’idea del “floating parking”, pensato dal visionario artista Gaetano Pesce. Che, da architetto, propose anche un “organic building”, con strutture che permettono la coltivazione di piante lungo le facciate, molti anni prima che si cominci a parlare di “vertical farming”.

Nativo di La Spezia, laureato a Venezia, trapiantato a New York, docente nelle università di quattro Continenti, celebrato in tutto il mondo, Gaetano Pesce approda ora a Bari. Per lui una mostra curata da Roberta Giuliani, Claudio e Paolo Grenzi, in corso (fino al 26 novembre) nei suggestivi spazi del Museo archeologico di Santa Scolastica.

L’interessante filo sotteso all’esposizione è un dialogo fra vasi: quelli elegantissimi, inimmaginabili, raffinatissimi, vecchi di oltre due millenni, della tradizione apula, messapica e iapigia e quelli fantasiosi, sberleffanti, coloratissimi del maestro contemporaneo.

Nella vasta, possente struttura del convento medioevale intitolato alla sorella di San Benedetto l’archeologia e l’attualità dialogano con efficacia, in gara per conquistarsi lo sguardo ammirato del visitatore.

Dalle commoventi tazze in argilla chiara, decorate a righe, meandri e spirali, risalenti al V millennio avanti Cristo, l’occhio salta alle ironiche resine poliuretaniche dell’oggi.

Di Pesce è stata sottolineata la ricerca di un modernismo che celebri e conservi l’individuo. In effetti, molte sue creazioni rimandano a collegamenti antropomorfi: dichiarati, come nella collezione di arredi della “Serie up”) o sottilmente evocata, come in alcuni suoi vasi che paiono avere addirittura umanissime “gambe”.

Sempre alla ricerca di oltrepassare il confine della realtà, Gaetano Pesce si dimostra un alchimista della fantasia, ben rappresentato faccia a faccia con le anfore che da 2500 anni immortalano le quadrighe di Zeus o il funerale di Ettore.

Lisa Bellocchi

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