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I Presepi Forlai in mostra a Bologna

N. 107- Gennaio 2026

 

 

 

 

I Presepi Forlai in mostra a Bologna

Come ogni anno, si rinnova al Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini l’evento espositivo dedicato al tema del presepe, uno degli appuntamenti più attesi e amati dalla cittadinanza bolognese per vivere l’atmosfera natalizia tra arte, tradizione e spiritualità.

Nell’ambito di Festivamente, il cartellone di iniziative culturali promosso e coordinato dal Comune di Bologna in occasione delle festività, dal 6 dicembre 2025 all’11 gennaio 2026 i Musei Civici d’Arte Antica del Settore Musei Civici presentano la mostra Presepi dalla collezione Forlai, a cura di Antonella Mampieri, visitabile con ingresso gratuito.


Da prototipi di Filippo Scandellari (Bologna, 1717 – 1801), Madonna col Bambino, fine XVIII – inizio XIX sec. Terracotta policroma, cm 31 x 25. San Giuseppe, fine XVIII – inizio XIX sec. Terracotta policroma, cm 40
Forlì, Collezione Edgardo Forlai


Come di consueto, l’esposizione è realizzata in collaborazione con il Centro Studi per la Cultura Popolare, associazione culturale di studio e ricerca storica diretta da Fernando e Gioia Lanzi, che ha come oggetto di interesse tutte le espressioni del rapporto col sacro nella fede cristiana e da anni conduce un’assidua attività per la diffusione della conoscenza delle peculiarità artistiche e simboliche del presepe bolognese.

L’iniziativa si inserisce nel ciclo di mostre annuali che pone a confronto il ricco nucleo di statuette da presepe modellate in terracotta policroma dei secoli XVIII-XIX appartenente alla collezione permanente del Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini, la più significativa conservata a Bologna sia per numero di pezzi che per pregio artistico, con scuole presepiali di aree regionali diverse, a documentare la straordinaria diffusione di questo specifico tipo di produzione artistica in Italia.


La mostra di quest’anno è dedicata alla collezione di Edgardo Forlai, architetto di origine bolognese ma da lungo tempo forlivese di adozione, di cui viene presentata una selezione di 16 figure riferibili agli ambiti bolognese, modenese e centro-meridionale, databili dalla fine del XVIII agli inizi del XIX secolo.

Appassionato di tradizioni popolari emiliane, prima di collezionare statuette da presepe Forlai ha creato una cospicua raccolta di burattini, marionette, teatrini, baracche, fondali, libri e altri materiali cartacei, cronologicamente collocabili fra Ottocento e Novecento e molti dei quali di produzione emiliano-romagnola, donata nel 2003 al Comune di Forlì.

Non è un caso, dato che entrambi i generi, il presepe e il teatro dei burattini, hanno in comune la povertà dei materiali, la vivacità dei colori e la presenza ricorrente degli stessi personaggi, combinati ogni volta in modo differente a comporre una storia che evolve e si conclude con un lieto fine.


Ma è il presepe bolognese ed emiliano la vera passione di Edgardo Forlai, che non disdegna comunque anche creazioni provenienti da Napoli, dalla Toscana e dall’Italia centrale. Ne ama la materia fragile, spesso povera, dalla robusta terracotta alla cartapesta, dal gesso poroso alla lucida cera. Ne ama i colori vivaci e il fulgore delle stoffe, ma anche l’umile tradizione, la bellezza modesta, la capacità di inventare sempre nuove composizioni pur mantenendosi entro uno schema collaudato.





Scultore bolognese La Tradizione (Donna che reca doni col bambino), seconda metà XVIII sec.
Terracotta policroma, cm 31 x 21


Il presepe bolognese è una favola popolare in cui ricorrono gli stessi personaggi: il Dormiglione, assopito dopo aver forse bevuto troppo, la Meraviglia che spalanca le braccia (e la bocca) ad esprimere il suo stupore. L’Adorazione è pronta a levarsi il cappello portandolo al petto mentre la Tradizione ha con sé un bambino a cui trasmettere la fede che passa da una generazione all’altra, spesso dai nonni ai nipoti.

Non sono eleganti le statuine tradizionali del presepe bolognese, ma è proprio in questi rozzi pastori, nelle lavandaie chine sul mastello, nelle vecchie col gozzo o nei contadini goffi e malvestiti che si può riconoscere la voce più vera di un popolo trasformato dalla forza della fede che ne accompagna il cammino e che lo fa forse più vero e più bello di quello dei Magi eleganti, con i loro impeccabili caudatari e scintillanti palafrenieri.


L’esposizione al pubblico della collezione Forlai offre a studiosi e appassionati l’opportunità di conoscere nuovi esemplari significativi, come la coppia di Pastori che reca incisa sulla base una data, 1790, uno dei pochi ancoraggi cronologici finora disponibili per la datazione di questi gruppi quasi sempre anonimi e tradizionali, e la Tradizione, una contadina con il suo bambino, opere certe di plasticatori bolognesi di talento.

Il Dormiglione, personaggio tipico del Presepe bolognese

Gli esempi esposti, per la maggior parte bolognesi ed emiliani, in alcuni casi derivano da prototipi illustri in esposizione permanente nel museo, con cui vengono posti in dialogo a esemplificare l’ideale vicenda di continuità e evoluzione degli stampi da presepe. È il caso del San Giuseppe col bastone, della Madonna col Bambino, del Pastore inginocchiato e del Dormiglione.


Pietro Righi (Bologna, 1772 – 1839) è uno dei rari artisti da presepe su cui si possiedono notizie certe. Proveniente da una famiglia borghese, in seguito alla morte del padre e ai problemi economici che ne derivano, è costretto a rinunciare agli studi. Rientrerà come bidello all’Accademia di Belle Arti che aveva frequentato con un discreto successo da studente per alcuni anni. La sua attività è soprattutto dedicata ai presepi che spesso firma e data, annotando anche il numero progressivo di realizzazione dell’anno in corso.

Partendo da un prototipo ancora da identificare, Righi grazie agli stampi modella innumerevoli riproduzioni delle singole statue che vengono poi combinate a comporre gruppi in base alle richieste del committente. Si va dalla versione più semplice e più comune, composta dalla Sacra Famiglia e dagli animali, a quella arricchita da un solo pastore offerente, fino alle realizzazioni più complesse come quelle conservate nella chiesa di Santa Caterina di Strada Maggiore.

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