Gli agricoltori custodi della biodiversità
In un ambiente quanti organismi ci sono? Cosa è la biodiversità? La risposta è più complessa di quello che sembra, ma in sintesi: è la presenza di organismi viventi in un ambiente. Ovviamente tanto maggiore è la complessità tanto più saranno i viventi presenti. Si aggiunge la biodiversità agraria del campo coltivato. La ricchezza delle specie o varietà animali e vegetali, che una volta erano diffusamente coltivate, e che possono esserlo ancora, ma sono in pericolo di estinzione.
Gli animali allevati o le specie vegetali che si coltivavano sono minacciati di erosione genetica, oppure rischiano l’inquinamento genetico ad opera dell’introduzione di nuove cultivar.
Ciò riguarda anche le razze animali più produttive e resistenti, dove esiste un interesse economico, scientifico, ambientale, paesaggistico o culturale. Vero, il progresso non si ferma. Serve comunque una legge che riconosca il sapere, la cultura, la tradizione e il valore che queste specie hanno per il territorio. Ecco, dunque, la necessità di tutela.
Così, per sensibilizzare la popolazione, il Paese istituisce non solo l’elenco dei custodi ma anche le “comunità del cibo” che si propongono di valorizzare le antiche varietà agricole. Le comunità del cibo costituiscono lo strumento per aiutare la conservazione delle antiche varietà agricole recuperate e iscritte all’anagrafe nazionale della biodiversità, con agricoltori custodi che con passione le riproducono.
Una sorta di alleanza in cui gli agricoltori e gli allevatori si fanno custodi, scelgono di mantenere e riprodurre queste varietà. Riconoscendone la valenza scientifica, ontologica, l’immenso valore che hanno in primis per la cultura e per il territorio. Non hanno valore economico, coltivandoli non ci si arricchisce di certo.
Dicevamo che la Legge nazionale cha l’obiettivo di proteggere e valorizzare la biodiversità agraria, la Legge 194/2015, uniforma gli interventi delle Regioni e istituisce l’elenco delle specie animali e vegetali di interesse agricolo e alimentare da tutelare, perché hanno almeno 50 anni e sono a rischio di estinzione. Ma non solo. Debbono favorire:
-lo studio, il recupero e la trasmissione di conoscenze sulle risorse genetiche di interesse alimentare ed agrario locali;
-la realizzazione di forme di filiera corta, di vendita diretta, di scambio e di acquisto di prodotti agricoli e alimentari nell’ambito di circuiti locali;
-lo studio e la diffusione di pratiche proprie dell’agricoltura biologica e di altri sistemi colturali a basso impatto ambientale e volti al risparmio idrico, alla minore emissione di anidride carbonica, alla maggiore fertilità dei suoli e al minore utilizzo di imballaggi per la distribuzione e per la vendita dei prodotti;
-ma anche il recupero e la trasmissione dei saperi tradizionali relativi alle colture agrarie, alla naturale selezione delle sementi per fare fronte ai mutamenti climatici e alla corretta alimentazione;
-la realizzazione di orti didattici, sociali, urbani e collettivi, quali strumenti di valorizzazione delle varietà locali, educazione all’ambiente e alle pratiche agricole, aggregazione sociale, riqualificazione delle aree dismesse o degradate e dei terreni agricoli inutilizzati.

Così, con l’iscrizione all’Anagrafe nazionale della biodiversità di interesse agricolo e alimentare sono indicate tutte le risorse genetiche di interesse alimentare ed agrario locali di origine vegetale e animale soggette a rischio di estinzione o di erosione genetica. L’iscrizione di una risorsa genetica di interesse alimentare ed agrario locale nell’Anagrafe è subordinata a un’istruttoria volta alla verifica dell’esistenza di una corretta caratterizzazione e individuazione da conservare.
C’è da dire che l’interesse per la biodiversità agraria viene da lontano, è fatto di passione e scienza. Non a caso è coinvolta anche Isabella Dalla Regione l’agronoma che in Umbria, in un posto arido e impervio in comune di Città di Castello, insieme al padre, che ora non c’ è più, ha avviato la messa a dimora di tantissime varietà di frutta, mele in particolare, anche specie ormai rarissime. Proprio per evitare la perdita di prezioso germoplasma, circa 50 anni fa padre e figlia si sono messi di piglio per evitarne l’estinzione. Così menti illuminate e lungimiranti hanno tentato di salvare e raccogliere il germoplasma.
Dalla Basilicata alla Liguria, passando per le Marche, ogni Regione ha legiferato per tutelare la biodiversità agraria. Per le Marche è la Legge Regionale n° 12/2003: Tutela delle risorse genetiche animali e vegetali del territorio marchigiano”.
Abbiamo conosciuto i 150 contadini e allevatori custodi delle Marche a Villa La Quiete a Treia (MC), dove il vulcanico sindaco Franco Capponi ha salvato non solo la villa e il parco ma ha anche realizzato, con la consulenza di Isabella, il “Pomario”, ricompreso nel progetto “Parchi e Giardini” del PNRR, finanziato con 3 milioni di euro, che ha l’obiettivo di raccogliere e conservare la biodiversità agraria. Lo scorso novembre si sono ritrovati i custodi delle Marche ed è stato inaugurato il giardino-orto che raccoglie un ricco panorama di specie non più diffusamente coltivate ma naturalmente ricchissime di sapori e nutrienti.

In tutta Italia gli agricoltori e gli allevatori custodi costituiscono una rete di passioni, ma anche di frustrazione perché hanno scelto di coltivare e allevare specie non certo redditizie. Per saperne di più c’è https://portalecustodibiodiversita.it/ , da cui sono state tratte anche le immagini di questo articolo.
Abbiamo incontrato la squadra che si occupa di biodiversità agraria delle Marche, l’Amap – Agenzia per l’innovazione, che si occupa di servizi per l’agroalimentare e la pesca. Il Gruppo Biodiversità agraria della Regione Marche è capitanato dall’agronoma Ambra Micheletti; ne fanno parte Leonardo Marconi, Marco Muzi, Alessandro Neri, Paola Staffolani, che costituiscono un tesoro di saperi e competenze genetiche, ambientali e del territorio.
Ambra Micheletti ha passione e competenza. I custodi l’adorano, sebbene non abbiano nessun vantaggio a svolgere il ruolo di sentinelle del germoplasma.
Ci piace sottolineare che Amap Marche ha prodotto, e proiettato anche a Treia, il docufilm “Il Mangiastorie: alla scoperta della biodiversità” dove la biodiversità agraria e la cultura enogastronomica hanno incontrato anche il fascino dei teatri storici marchigiani. Creato con l’obiettivo di valorizzare la biodiversità agraria attraverso le storie raccontate nel documentario, nel video i custodi hanno raccontato sé stessi, mentre 18 prodotti della biodiversità sono stati interpretati da cinque donne chef. https://www.youtube.com/watch?v=GbRaRwTLTqc
Sembra che le cose siano ovvie, scontate, eppure sono in gioco risorse, personale e biodiversità.
L’ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) fa il punto sullo stato della biodiversità nel nostro Paese. L’Italia è uno scrigno di biodiversità con un patrimonio nazionale che comprende oltre 58 mila specie animali e più di 12.200 mila specie di flora, numeri che collocano il nostro Paese tra i più ricchi di biodiversità in Europa. Ma questa straordinaria abbondanza è oggi sempre più minacciata da diversi fattori. Molte specie valutate (in particolare il 28% dei vertebrati e il 24,3% delle piante) sono a rischio di estinzione. Tra le principali minacce continua a spiccare il consumo di suolo, con una perdita media giornaliera di circa 21,5 ettari.
Il rapporto Ispra indica “che nonostante alcune iniziative di conservazione, i progressi compiuti verso una protezione efficace della biodiversità italiana risultano ancora insufficienti. Tra i principali fattori di minaccia si confermano la frammentazione degli habitat, i cambiamenti di uso del suolo e la progressiva perdita delle pratiche tradizionali di gestione del territorio”.
Luana Spernanzoni
