Giovanni Battista Venturi, scienziato e politico
Nella Sala del Planisfero della Biblioteca Panizzi il 18 ottobre 2025 è stato presentato, con il patrocinio del Comune di Bibbiano, il volume L’eredità di Giovanni Battista Venturi a duecento anni dalla morte, edito nella collana ‘Fonti e Studi’ della Deputazione di Storia Patria, che non si limita alla pubblicazione degli Atti del Convegno di studi, tenuto a Reggio Emilia il 24 settembre 2022, promosso dal Comune di Reggio Emilia, dalla Biblioteca Panizzi, da Unimore e dal Gruppo Amici Velivoli Storici. Grazie alla professionalità del curatore Roberto Marcuccio, già responsabile del settore manoscritti e libri a stampa antichi della Panizzi, i sei saggi del convegno reggiano – che aprì le celebrazioni – sono accompagnati da: un’appendice (con due nuovi saggi), una cronologia, le fonti, la bibliografia e l’indice dei nomi. Nell’introduzione il curatore offre uno sguardo d’insieme degli studi che contribuiscono a far comprendere le ragioni della perenne attualità di Venturi (Bibbiano, 11 settembre 1746 – Reggio Emilia, 10 settembre 1822) testimone delle travagliate vicende che «videro nei territori di Reggio Emilia e Modena l’alternarsi di diverse e successive forme di governo, dall’assolutismo illuminato degli ultimi duchi d’Este, alle repubbliche e poi al Regno d’Italia in età napoleonica, fino alla Restaurazione, con il ritorno della dinastia Austro Estense.» (p.13)

Il saggio di Angelo Spaggiari (improvvisamente scomparso nel 2024, la dedica del volume ne celebra la memoria) riguarda proprio i provvedimenti e le vicende storiche dei duchi Francesco III ed Ercole III, quest’ultimo fu deposto il 6 ottobre 1796 dall’Armée d’Italie guidata dal generale Bonaparte; in quel periodo Venturi, nel ruolo di segretario di una legazione del Ducato di Modena, si trovava a Parigi e colse l’occasione per restarvi più a lungo e frequentare i luoghi di incontro dei principali scienziati transalpini. Dopo aver presentato le memorie all’Institut de France, il fisico pubblicò l’Essai sur les ouvrages physico-mathématiques de Léonard de Vinci – di cui si occupa il primo saggio di Marcuccio – e le Recherches expérimentales sur le principe de la communication latérale du mouvement dans les fluides, descritte da Stefano Ossicini. Marcuccio rileva l’importanza dell’Essai in cui Venturi raccoglie brani estratti dai codici di Leonardo da Vinci – relativi a fisica, astronomia, geologia, prospettiva, architettura militare, chimica, metodo scientifico – inaugurando un nuovo filone di ricerca negli studi vinciani. È Venturi stesso che racconta di aver beneficiato della stima del funzionario parigino che gli permetteva di portare, uno per volta, nella sua abitazione i manoscritti vinciani, provenienti dalla Biblioteca Ambrosiana di Milano, per poterli leggere e copiare e riferisce di aver scritto sulla coperta di ciascun volume una lettera maiuscola – che tuttora li identifica nella Biblioteca dell’Institut de France – per poterli citare distintamente. Il risultato della trascrizione dei codici vinciani è tuttora disponibile per gli studiosi in due volumi manoscritti della Panizzi. Ossicini, professore emerito di Fisica sperimentale di Unimore, espone le Recherches col resoconto dei tanti esperimenti intrapresi sul flusso dell’acqua, che riscossero l’immediato apprezzamento degli scienziati francesi; si sofferma inoltre sulle applicazioni più note della legge di Venturi: il venturimetro, i nebulizzatori a pompetta e la maschera di Venturi.

Nel 1797 Venturi fu nominato da Napoleone Bonaparte membro del Corpo legislativo della Repubblica Cisalpina e nel 1798 è docente di Fisica sperimentale e Chimica della Scuola militare di Modena; ma, a seguito dell’occupazione austro-russa della Repubblica Cisalpina e della Reggenza Imperiale a Modena, nel giugno 1799 è arrestato e detenuto per alcuni giorni a Carpi, ove redige la propria Apologia politica. La vicenda biografica di Venturi, secondo il responsabile della Biblioteca Panizzi Alberto Ferraboschi, «rappresenta in modo emblematico l’esperienza e i caratteri dell’intellettualità italiana del periodo napoleonico, la cui adesione al potere politico non è semplicemente il frutto del conformismo, ma anche l’esito di una identificazione con un apparato di potere in grado di garantire dignità e sussistenza in cambio di adesione e servizio.» (p. 92)

La «caratura transnazionale dell’intellettuale reggiano» (p. 40) si mostra nella sua ampiezza degli interessi, non solo scientifici, e nella ricerca di acquisire edizioni antiche anche tramite il mercato librario transalpino. Marius Rusu ha studiato le lettere ricevute dai Fratelli Fournier di Parigi dall’agosto 1805 fino al giugno1822 conservate nel fondo Venturi della Panizzi. Molte lettere sono relative al periodo in cui Venturi era agente diplomatico della Repubblica Cisalpina presso la Confederazione elvetica (fino al 1813), ove ricevette la Legion d’Onore e fu nominato Cavaliere dell’Ordine della Corona Ferrea.
Il saggio di Giorgio Montecchi, Venturi storico e letterato, prende in esame le opere compilate nell’ultimo decennio: le Poesie di Matteo Maria Bojardo conte di Scandiano (Modena, presso la Società Tipografica, 1820) e la Storia di Scandiano (Modena, per G. Vincenzi e compagno, 1822), che vide la luce in realtà nel gennaio 1823 per la morte che colse il «gentiluomo reggiano» mentre era in corso l’impegnativo lavoro di stampa. Anche in quest’ultima opera viene dato grande risalto alla geografia e alla storia naturale del territorio, approdando così «non ad una storia événementielle, come dicono i francesi, ma attenta in modo analitico e puntuale alla struttura e alla composizione del suolo, cioè all’ambiente fisico in cui si svolge la nostra esistenza terrena.» (p. 104)
Nell’appendice figurano due contributi, già apparsi nel «Bollettino storico reggiano», opportunamente aggiornati. Anna Bertolini espone le Memorie di Venturi nelle collezioni dei Musei Civici di Reggio Emilia a partire dai “medaglioni” che ornavano il corridoio del Liceo a Palazzo San Giorgio, eliminati nel Novecento, alle raccolte mineralogiche nel Palazzo San Francesco, oggi Palazzo dei Musei, alla tenuta di gala, donata dalla famiglia e attualmente in mostra al Museo del Tricolore. Marcuccio, dopo aver contestualizzato l’amichevole acquisizione dell’Istrumento dal prefetto dell’Ambrosiana Pietro Cighera, trascrive e commenta l’edizione de L’atto di donazione dei manoscritti di Leonardo da Vinci alla Biblioteca Ambrosiana conservato nel Fondo Venturi della Biblioteca Panizzi che «sembra essere la prima e più antica versione a stampa dell’atto di donazione Arconati.» (p. 127)
Rosaria Campioni
