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Ferrara e Ravenna celebrano Chagall

N. 114 - Settembre 2026

 

 

 

 

Ferrara e Ravenna celebrano Chagall

“Sento che il nostro problema oggi è soltanto uno: unirci. Radunare quello che resta di noi dopo il disastro, riempire i nostri cuori di propositi nobili”. Lo disse Marc Chagall nel discorso pronunciato al ricevimento del Comitato degli Scrittori e Artisti Ebrei a New York, organizzato in suo onore il 27 maggio 1947

Questa ricerca di unicità è alla base della grande mostra “Chagall, testimone del suo tempo”, al Palazzo dei Diamanti di Ferrara fino all’8 febbraio 2026: un percorso espositivo di sorprendente intensità emotiva che invita il pubblico a immergersi nell’universo poetico di uno dei più importanti e amati maestri dell’arte del Novecento.

Un viaggio straordinario che rivela come Marc Chagall (Vitebsk, 1887 – Saint–Paul de Vence, 1985), universalmente noto per le figure fluttuanti e le colorate atmosfere incantate, abbia saputo mantenere viva la memoria della sua terra natale, della tradizione e degli affetti, proiettandoli sempre verso nuovi orizzonti espressivi.

La table devant le village, 1968, olio su tela, 100 x 72,5 cm

Attraverso 200 opere – tra dipinti, disegni, incisioni, alcuni dei quali presentati per la prima volta in Italia, e sale immersive che consentono di ammirare due sue creazioni monumentali in una dimensione coinvolgente e spettacolare (il soffitto dell’Opéra di Parigi e le 12 vetrate per la sinagoga di Hadassah) – la mostra evidenzia la profonda umanità di un artista plurale, visionario e testimone del suo tempo, cantore della bellezza e custode della memoria. Volti scissi, profili che si moltiplicano, ritratti che si specchiano: attraverso il tema del doppio egli rivela la sua straordinaria capacità di cogliere la dualità dell’esistenza umana. E ancora amanti volanti, animali parlanti, bouquet esplosivi, diventano, trascendendo il visibile, metafore universali. Attraverso il suo sguardo poetico, Chagall trasforma l’esperienza personale in riflessione condivisa, svelando come dietro l’apparente semplicità delle sue creazioni si celino temi che toccano ogni essere umano: l’identità, l’esilio, la spiritualità e la gioia di vivere.

L’Atelier à Saint-Paul, 1967, olio, tempera e sabbia su tela, 160,6 x 104,5 cm

In un’epoca di frammentazione, egli ci ricorda che l’arte può essere ponte tra mondi diversi, sintesi di tradizioni apparentemente inconciliabili, specchio fedele delle aspirazioni e delle contraddizioni dell’umanità. La sua opera celebra quella verità emotiva che rende tangibili i sentimenti più profondi dell’animo umano, elevando lo spirito verso una bellezza capace di trovare, anche negli orrori del tempo, barlumi di pace e comprensione.

La mostra è prodotta e organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e Arthemisia, in collaborazione con il Servizio Cultura, Turismo e rapporti con l’Unesco del Comune di Ferrara, con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna, da una idea di Paul Schneiter e a cura di Francesca Villanti con Paul Schneiter.

Contemporaneamente, anche Ravenna celebra Chagall, analizzandolo secondo un’angolazione particolare e confacente. Il MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna presenta “Chagall in mosaico. Dal progetto all’opera”, la prima mostra interamente dedicata al legame tra il grande artista e la tecnica musiva, un capitolo sorprendente e ancora poco noto del suo percorso creativo.

Il legame tra Marc Chagall e Ravenna nasce nel 1954, quando l’artista visita la città e rimane profondamente colpito dalla bellezza e dalla spiritualità dei mosaici bizantini. Un anno dopo, su iniziativa di Giuseppe Bovini, allora direttore del Museo Nazionale di Ravenna e per il tramite dello storico dell’arte Lionello Venturi, Chagall viene invitato a partecipare alla Mostra di Mosaici Moderni.

Marc Chagall, Le coq bleu. Mosaico realizzato da Antonio Rocchi 1955-59

L’esposizione, che vide nel comitato scientifico la presenza di nomi illustri della storia dell’arte come Giulio Carlo Argan e Palma Bucarelli, rappresentò un unicum nel panorama nazionale e nell’evoluzione del mosaico contemporaneo, grazie alla collaborazione dei mosaicisti ravennati con artisti di fama internazionale. Gli artisti invitati, tra i più celebri dell’epoca in Italia, come Afro, Giuseppe Capogrossi, Renato Guttuso ed Emilio Vedova, inviarono bozzetti su carta rigida per la mostra di Ravenna. I mosaicisti, partendo da questi disegni, realizzarono le loro interpretazioni musive. Molte tra queste costituiscono oggi il nucleo storico della collezione musiva del MAR.

Marc Chagall, Il Messaggio di Ulisse. Mosaico realizzato da Heidi e Lino Melano, 1968

Così è proprio per Ravenna che anche Chagall realizza il suo primo mosaico, Le Coq bleu, sperimentando la tecnica musiva. Le Coq bleu, tra le opere più iconiche della collezione del Museo d’Arte della città, apre il percorso di mostra; eccezionalmente, per la prima volta a Ravenna, esso è esposto nelle due versioni musive realizzate da Antonio Rocchi e Romolo Papa, insieme al bozzetto originale.
La mostra si sviluppa poi attraverso la narrazione di quattordici progetti di Marc Chagall, per lo più monumentali, distribuiti tra il sud della Francia, gli Stati Uniti, Israele e la Svizzera, offrendo al pubblico un panorama completo dei mosaici realizzati dall’artista tra il 1958 e il 1986, con opere provenienti da istituzioni e collezioni internazionali.

Immagine in alto: Souvenir de la Flûte enchantée, 1976, tempera, olio e segatura su tela, 113,5 x 194,8 cm

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