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E la ciclovia va

N. 60 - Novembre 2021

 

E la ciclovia va

Funziona. Bisogna ammetterlo senza reticenze e senza reconditi calcoli politici. La Ciclovia del Sole è un’opera intelligente. Basta cimentarsi -senza attese messianiche, ma anche senza pregiudizi- col percorso per le due ruote che unisce, da qualche mese, Bologna a Mirandola. E viceversa, in un percorso ciclabile che punta ad unire Nord e Sud d’Europa. I tratti però di autentica “autostrada” per le bici sono al momento solo una parte ridotta del tracciato.

Percorso Mirandola Bologna

Il percorso – dentro la parte italiana del grande progetto Eurovelo7 per congiungere Capo Nord con Malta, per oltre 7400 km di ciclabili – al momento è fatto di vari e diversi tratti di campagna e città. Sono identificabili dal “sole” giallo che fa da logo a tutta la ciclovia. Il “top” del tracciato sono soprattutto alcuni tratti specifici, esemplari, con tanto di eccellenti stazioni per i ciclisti, che costeggiano la ferrovia per Verona. In questi punti sosta, all’ombra, c’è tutto il necessario per riparazioni, con prese elettriche, acqua, rastrelliere, panchine e tavoli.

Questi percorsi ottimali riutilizzano alcune tratte dismesse della ferrovia, e sono caratterizzati da lunghi rettilinei in mezzo al verde e alla campagna. Sono i prototipi di ciclovia più entusiasmanti, per l’ampiezza e l’agilità che consentono. Altri pezzi sono ancora “bianchi”, sterrati, ad esempio tra Crevalcore e San Felice sul Panaro, e comunque nei siti dedicati ci avvertono che il percorso finale della ciclovia sarà differenziato in alcune direttrici, rispetto all’attuale percorso.

La gente c’è. Da subito si sono cimentati con la ciclovia in tanti di ogni età, sportivi e non: in bici, in mountain bike, a piedi, di corsa. Al punto tale che, l’estate scorsa, si aprì un dibattito se riservare il percorso solo ai ciclisti, visto l’affollamento. Ma il problema “ingorgo” pare più stagionale o legato ai week end.

Ad ogni modo è ripercorrendola, a distanza solo di pochi mesi dall’avvìo, che sorgono immediatamente alcune domande e avvertenze che è bene porsi e porre alle istituzioni competenti. Un’opera del genere manterrà e accrescerà il suo valore solo se verrà costantemente e assiduamente mantenuta, curata, pulita. Fruitori inclusi. Sono bastati infatti pochi mesi per capire subito che il verde – cioè alberi, arbusti, rovi rigogliosi e molto invasivi – andrà costantemente controllato. Diverse piante con spine sono l’incubo, da sempre, dei ciclisti. Ma anche la tenuta della “pavimentazione” – tra poco alla prova del primo inverno – già interroga, viste le diverse crepe che cominciano ad affiorare in alcuni tratti, ad esempio tra Crevalcore e San Giovanni in Persiceto.

Forse qualche cosa in più ci si potrebbe attendere anche dalla segnaletica, per altro eccellente, con l’indicazione qui e là delle principali distanze dalle mete più lontane, per agevolare i “viandanti” meno digitali.

Il tema della manutenzione è comunque reale e sarà utile capire da subito “chi fa cosa”, a chi tocchi cioè controllare e curare il tracciato, e con quali risorse già impegnate. Se non si vuole che un rapido abbandono o trascuratezza, dopo l’appagamento degli annunci e dell’avvìo, sviliscano il notevole valore di quest’opera.

Infine sarà utile avere un’agenda comunicata e aggiornata sui tempi del completamento, che si spera non siano indefiniti o annunciati solo nell’imminenza di qualche scadenza elettorale.

Gianni Varani

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