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Don Tonino, il monsignore amico delle anime

N. 112 - Giugno 2026

 

 

 

 

Don Tonino, il monsignore amico delle anime

Ricorre questo mese il cinquantesimo della morte di mons. Antonio Maria Fornaciari (1891 – 1976), per tutti don Tonino, emblematica figura del clero reggiano.

Fu per quarantaquattro anni il priore della parrocchia dei Santi Giacomo e Filippo e per ben sessant’anni il cerimoniere vescovile

Una ricorrenza, dunque, che va ricordata.

Mons. Fornaciari era nato a Reggio Emilia il 16 dicembre 1891 da Tommaso, funzionario delle ferrovie, e da Carlotta Scapinelli dei conti di Leguigno; lo zio materno era mons. Raffaele, nunzio apostolico a Vienna e poi cardinale; la zia Raffaella fu superiora delle suore della Carità di Santa Giovanna Antida.

Fu ordinato sacerdote il 17 giugno 1917 dal vescovo Eduardo Brettoni e celebrò la Prima Messa in San Nicolò.

Svolse il suo ministero dapprima a Leguigno, poi a Correggio, in San Nicolò, in curia come vice e pro-cancelliere, poi in San Giacomo.

Fu a Roma come segretario dello zio cardinale Raffaele; nella capitale conseguì nel 1927 la laurea in diritto canonico; nella capitale fu assistente nell’oratorio giovanile di San Pietro.

A Reggio fu insegnante nel seminario ginnasiale di San Rocco.

Nel 1931 era nuovamente in Vaticano presso lo zio Raffaele; il nipote volle personalmente comunicargli per iscritto con grande sincerità e franchezza i motivi che lo avevano indotto a concorrere alla parrocchia reggiana di San Giacomo, pur avendo fatto domanda per un posto di scrittore al Sant’Ufficio. La lettera dimostra, nella delicatezza dei toni usati verso il cardinale, la spiccata sensibilità pastorale di “don Tonino”, la sua vocazione a lavorare in una parrocchia che già conosceva a diretto contatto con le persone e soprattutto il desiderio di ministero a pro’ delle anime; e aggiungeva: la vita del Prete è quella del Ministero [sue le maiuscole!]. Solo il desiderio di far del bene alle anime, e non altro, mi ha spinto a questo. In quell’anno ottenne la nomina di priore dei Santi Giacomo e Filippo.

Così Camillo Rossi ricordava l’ingresso di don Tonino nella popolosa parrocchia di Santa Croce interna: non senza contrasti (fu scortato dai Carabinieri). I contrasti si trasformarono ben presto in applausi, in consensi gridati ad alta voce. C’era tutto il “popolo giusto” ad incontrare il nuovo parroco. L’esile figura di don Tonino conquista tutti, i giovani in particolar modo. La chiesa si anima; la canonica ancora di più. Il cortile raccoglie frotte di giovani: da via Roma, a via Borgo Emilio, da via Francotetto a via Bell’Aria tutti si danno appuntamento in San Giacomo.

Durante il suo parroccato sostenne e potenziò l’Azione Cattolica e diede impulso al catechismo; amò e curò la sua chiesa; dedicò tantissime ore al confessionale, alla direzione spirituale, alla visita agli ammalati, alle benedizioni pasquali e soprattutto ai tanti poveri del quartiere. Formò generazioni di donne e uomini che nel dopoguerra assunsero validamente responsabilità in campo ecclesiale, civile ed economico; curò la formazione vocazionale al sacerdozio.

Notevole fu la sua vicinanza ai giovani soprattutto quando il turbine della Seconda guerra mondiale li portò al fonte. Don Tonino affidava allora alla Madonna tutti i suoi giovani: riceveva le loro fotografie dalle mamme e le esponeva nella cappella della Madonna di Lourdes accompagnandole con una semplice e fiducioso “pensateci Voi”.

Nel 1946 fu insignito del titolo di monsignore.

Significativo quanto di lui affermò il vescovo Gilberto Baroni: Si è fatto fratello dei poveri; ha dato la sua predilezione ai malati e ai fanciulli; ha educato i giovani, impegnandosi assiduamente e con tanto sacrificio nella direzione spirituale.

Va ricordato che mons. Fornaciari è l’autore di interessanti “Memorie” raccolte in un dattiloscritto conservato nell’archivio parrocchiale e pubblicate, a cura di Aurelia Fresta, da Gianni Bizzocchi Editore, con prefazione di don Alcide Pecorari. Nelle oltre 150 pagine del volume sono delineate figure di sacerdoti e raccolte notizie sulla storia e l’arte delle chiese della città, sui santi reggiani, sulle feste religiose. Come annota Aurelia Fresta, nelle memorie di mons. Fornaciari c’è davvero riflesso il suo amore per il quartiere di Santa Croce, per via Roma, per la chiesa dei Ss. Giacomo e Filippo e per la vita che in questi luoghi si svolgeva: quindi il suo amore per una Reggio dove ancora i giovani si incontravano sotto il Broletto e gli uomini sul sagrato del Duomo, i santi del calendario venivano collegati alle stagioni e dove si usavano anche dolci modesti, come le quaresimali ciambellette d’acqua.

Il tutto –annota la curatrice – come aveva vergato di sua mano e raccomandato Mons. Fornaciari, “per non dimenticare”.

Giuseppe Adriano Rossi

Nell’immagine in alto: il Vescovo di Reggio Emilia mons. Beniamino Socche; alla sua sinistra, con i paramenti, mons. Antonio Fornaciari. Foto ricordo delle Ordinazioni del 1946.

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