Comunicare il territorio: i Musei del cibo di Parma
Il territorio di Parma, città di aristocratiche tradizioni culturali e musicali, ha tanto da raccontare del suo passato, tanto da mostrare del suo presente e tanto da suggerire del suo futuro: il suo passato è secolare, il suo presente imprenditoriale, il suo futuro ricco di aspettative. Situata al centro della ”Food Valley”, la provinca di Parma, assieme alle contigue Reggio Emilia e Modena, concentra oggi le maggiori produzioni di salumi tipici, di formaggio Parmigiano Reggiano, di pasta e di conserve vegetali. Ma è sicuramente Parma, per antica tradizione, ad esserne il centro e la “capitale” indiscussa, con la presenza di eccellenze gastronomiche di livello mondiale.

Fin dall’epoca romana i prosciutti stagionati nel parmense erano ricercati e apprezzati nella capitale dell’impero; in epoca alto-medievale i monaci benedettini avevano messo a punto il processo di produzione del formaggio Parmigiano Reggiano, ancor oggi in uso. Nell’Ottocento poi, Parma sviluppava la più forte industria alimentare di trasformazione del pomodoro, favorendo così la specializzazione delle imprese meccaniche presenti sul territorio e la posa della più ampia rete territoriale italiana di tramvie a vapore, capace, con i suoi 177 chilometri di binari, di collegare i principali siti produttivi alla città capoluogo, alla rete ferroviaria nazionale e al porto fluviale sul Po. Nel 1877 iniziava il proprio cammino con un modesto negozio di panetteria la Barilla, oggi leader mondiale nella produzione industriale della pasta e dei prodotti da forno. È una lunga storia che lascia tracce, memorie, documenti, testimonianze. Ma come far conoscere questa ricchezza alla popolazione locale, ai turisti e agli operatori del settore enogastronomico, e ancora di più, come comunicare questo territorio per la sua reale valorizzazione? Perché “comunicare” non è solo far conoscere, non è semplice trasmissione di informazioni, ma processo dinamico e relazionale, che richiede modalità non convenzionali.

La sfida di Parma è quella della comunicazione del territorio attraverso i musei, è quella di instaurare un rapporto di condivisione attiva con il pubblico in luoghi specifici e ben caratterizzati. Nasce così a Parma nel 2000 il progetto dei “Musei del Cibo” come luoghi dove storia, tradizione e sapori si intrecciano in narrazioni unificate. “Poiché non ci nutriamo solo di frutta cruda, ma di alimenti trasformati-afferma Giancarlo Gonizzi, coordinatore dei Musei del Cibo della provincia di Parma-assieme alle proteine mangiamo cultura. Il prosciutto, il salame, il Parmigiano, la conserva di pomodoro, un piatto di anolini, sono, per sé stessi, delle opere d’arte, frutto dell’intelligenza e della cultura delle generazioni che ci hanno preceduto. Per questo ha senso che a determinati alimenti, frutto di processi di trasformazione e “carichi” di valore storico e simbolico, siano stati dedicati dei Musei. Indipendentemente dalla presenza nelle nature morte, il cibo è un’opera d’arte”.

I prodotti della terra parmense – Parmigiano Reggiano, Conserve di Pomodoro, Pasta, Vino dei Colli, Salame Felino, Prosciutto di Parma, Culatello di Zibello, Fungo Porcino di Borgotaro, Tartufo nero di Fragno – nei Musei del Cibo trovano un luogo privilegiato di racconto e di valorizzazione. Si tratta di un circuito di dieci sedi museali, disseminate dal Po all’Appennino, che permettono di comprendere un territorio generoso e di grande bellezza, che ha fatto della qualità e della sostenibilità la sua bandiera. Tradizione storica, documenti, macchine ed attrezzi per la lavorazione e la comprensione dell’intero processo produttivo, le più importanti immagini della comunicazione, fino alla degustazione del prodotto caratterizzano le dieci sedi espositive. Per centrare l’obiettivo di comunicare e non solo far conoscere, nei Musei del Cibo i percorsi espositivi raccontano una storia e non mostrano solo delle cose, coinvolgono tutti i sensi e non solo la vista e consentono la degustazione e l’acquisto del prodotto e di merchandising ad esso correlato, portando il visitatore a vivere un’esperienze coinvolgente, attiva, che lascia la certezza di non avere solo visto, ma anche fatto e gustato. I Musei del Cibo intendono essere contesti educativi e formativi ideali, con uno sguardo attento rivolto ai giovani, proponendo laboratori tematici per la scuola dell’obbligo e specifici moduli di formazione per le scuole professionali (Istituti di Agraria, Scuole Alberghiere, Scuole per il Turismo) e per le Università (Scienze gastronomiche). “I Musei – sottolinea Giancarlo Gonizzi – sono luoghi della memoria, soprattutto dell’oggi, perché aperti a tutti, e del domani, perché aiutano le nuove generazioni a conoscere la propria identità e a consolidarla. I Musei svolgono un ruolo fondamentale nel consolidare la conoscenza e la cultura dei prodotti, nel garantirne il futuro, nel conservare oggetti e memorie, nell’educare a un corretto stile alimentare e anche a un corretto rapporto con la terra”.

La nascita dei musei ha avuto significative ricadute sul territorio, in particolare ha dato concretezza al turismo agroalimentare, rappresentando una fondamentale infrastruttura di accoglienza dei visitatori, con importanti effetti, rappresentati dalla fidelizzazione alla qualità e al prodotto che il turista si porta a casa a guisa di cartolina ricordo, diventando allo stesso tempo una sorta di “ambasciatore” di un territorio curato e sostenibile. Oggi questi gioielli della cultura gastronomica ospitano oltre 25.000 visitatori ogni anno, numero in costante aumento, con un crescente apprezzamento anche da parte dei turisti stranieri, in un viaggio tra storia, arte e gastronomia che riscopre l’anima più autentica di questi luoghi.
La provincia di Parma, celebre in tutto il mondo come epicentro gastronomico d’eccellenza, custodisce tesori che raccontano molto più di semplici prodotti e ricette e i Musei del Cibo sono i luoghi dove il patrimonio culturale si mescola con i sapori che hanno reso famosa questa terra. I musei sono sparsi, come le perle di una collana, lungo un percorso che dal Po giunge all’Appennino e invitano il visitatore ad attraversare il territorio, che è, esso stesso, parte integrante del percorso museale. Perché i prodotti sono tratto fondamentale di un territorio, delle sue origini e della sua storia.
Emilio Bonavita
