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Cena di mare a Cervia per Giovannino

N. 88- Aprile 2024

 

 

 

Cena di mare a Cervia per Giovannino

La cultura popolare del cibo e della tavola è strettamente legata al “Mondo piccolo” di Giovannino Guareschi, uno degli scrittori più amati e tradotti nelle più svariate lingue del mondo, capace di emozionare nei racconti di un vita che oggi diremmo breve, vissuta suo malgrado pericolosamente tra il lager tedesco e il carcere italiano. Personaggio ideale, si direbbe oggi, per essere testimonial di eccellenze enogastronomiche che solo l’aria della “Bassa” è stata in grado di generare, dal Parmigiano al Culatello al Lambrusco. Oggi avrebbe avuto grande spazio sui social mentre ai suoi tempi si andava in bicicletta all’ ufficio postale per rispondere alla corrispondenza e in stazione ferroviaria per inviare i “Fuori sacco” ai giornali.

Alla sua terra e ai suoi abitanti Guareschi ha dedicato ben 346 racconti, nei quali spesso si richiamano riti culinari che prevedevano, soprattutto nelle rimpatriate tra amici e compagni d’ arme o di prigionia, un “rancio” che avrebbe fatto inorridire la più magnanima delle nutrizioniste.

E’ il caso del “Menu dei reduci” che ogni 4 Novembre gli ex soldati – racconta Giovannino – si facevano preparare alla Cascina Vecchia. Si iniziava con salame e culatello per continuare con pastasciutta, cacciatora di pollo e spezzatino di vitella, “due o tre torte grandi come ruote di carro, spezzoni di formaggio grana e un diluvio universale di vino imbottigliato”.

Nella saga di “Peppone e don Camillo”, quest’ultimo accoglie due falsi fuoriusciti russi sperando di ricavarne utili informazioni da usare “contro i rossi” e li stimola a casa del mezzadro Loroni a colpi di zabaione con marsala, spalla cotta, pane appena sfornato, vino bianco frizzante, torta di amarene e nocino: per poi continuare nel pranzo dall’affittuario Bocci con prosciutto di Langhirano con melone, anolini in brodo, bollito di manzo, vitello e cappone, arrosto di tacchino, lambrusco e fontanella, visciole sotto spirito.

Nel libro “Tutto don Camillo”, il racconto che segue non necessita di commento: “Don Camillo è finito in ospedale per un pasticcio di cuore, fegato e sistema nervoso. Peppone sollecita il Vescovo perché faccia qualcosa, ma il risultato sono schifezze portate dalle infermiere: brodini, pappine e creme. Il compagno Peppone capisce al volo, torna a casa con la moto Guzzi a tutta velocità. Ritorna all’ospedale, cava da sotto la giacca un involto e l’apre mostrando ogni ben di Dio: una micca di pane fresco e un piatto di culatello affettato. E don Camillo iniziò a mangiare pane e culatello. Poi Peppone stappò la bottiglia di Lambrusco e il malato bevve il lambrusco. Mangiò e bevve lentamente e non era per ghiottoneria, ma per sentire meglio il sapore della sua terra “.

Guareschi non frequentava molto la casa di Cervia, ai rumori della spiaggia preferiva luoghi più appartati dove scrivere, disegnare e rispondere ai tanti che gli scrivevano. Però aveva imparato ad apprezzare piadina e squaquerone e, come mi ha rivelato di recente il figlio Alberto (che ho citato e ringraziato in una serata tenuta il 2 febbraio scorso nel teatrino della Casa delle Aie di Milano Marittima), “molte volte con la famiglia era ospite di gente del posto, che preparava per loro piatti di pesce che loro amavano moltissimo. La sera prima che morisse era stato a cena nel ristorante Genny con mia madre, mia sorella e mio cognato e con dei cari amici di Soragna e aveva apprezzato moltissimo i piatti a base di pesce”.

Grazie a questi indizi, nel preparare il mio contributo a questo incontro a lui dedicato, sono riuscito a ricostruire come si sarebbe potuta svolgere a quell’ ultima cena. Nel ristorante delle tre sorelle Lunardini, Isa e Miriam si dedicavano ai fornelli mentre Venere, come sua abitudine, si avvicinò ai commensali per annotare su un taccuino le ordinazioni. La nipote Germana, che vive a Bologna, mi ha raccontato il menu, che rimase fisso per molti anni: antipasto di pesce lessato con maionese della casa, alici marinate con aceto, olio e giardiniera sminuzzata, cozze e vongole con aglio e prezzemolo, risotto rosso, il famoso fritto adagiato su carta gialla in cucina e poi impiattato, pesce sulla brace, gelato al limone e caffè. In abbinamento Verdicchio Fazi Battaglia nella caratteristica bottiglia verde allungata e Pinot Grigio.

Lo voglio ricordare così, Giovannino Guareschi: una gustosa chiusura di una vita breve, difficile e senza compromessi.

Roberto Zalambani

Le illustrazioni di questo articolo sono tratte dal sito “Parma ritrovata”, https://parmaritrovata.it/, promosso dal Comune di Parma.

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