Bologna, la storia di basket city al femminile
Se dici “Basket City”, anche per i meno addentro al mondo della pallacanestro il pensiero va subito a Bologna che tra gli anni Settanta del secolo scorso fino all’inizio del nuovo millennio ha dominato in Italia e in Europa con due squadre, la Virtus e la Fortitudo.
Una storia apparentemente tutta al maschile, se non fosse che c’è anche una storia (e che storia!) al femminile spesso trascurata negligentemente solo perché i risultati non sono magari stati sportivamente eclatanti ed economicamente importanti.

Pochi sanno infatti che proprio a Bologna è nata e cresciuta una delle squadre di pallacanestro femminile più antiche d’Italia, la “Fontana Cestistica Bologna” (in sigla: Fontana CB), nata nel 1934, che ha segnato per sessant’anni, fino al 1995, la storia di questo e di altri sport bolognesi.
A colmare questo vuoto ci ha pensato Silvia Lolli, insegnante di educazione fisica e sportiva nella scuola superiore all’ISEF di Bologna e sociologa dello sport, che ha curato il volume “Le fontanine, una storia bolognese di sport al femminile” (edizioni In.Edit, Bologna 2025), con il contributo della Federazione Italiana Pallacanestro, il cui presidente Giovanni Petrucci ha anche scritto la prefazione.
Il libro è in realtà una produzione corale, frutto dei ricordi e dei documenti che le ex-atlete hanno messo a disposizione della curatrice. Ne emerge una storia fatta di passione, di coinvolgimento e di crescita personale e collettiva.

Il commendatore Achille Baratti con la moglie Valeria Buganza negli anni ’80
La Cestistica Bologna fu fondata dal commendatore Achille Baratti nel 1934 e gestita insieme alla moglie, Valeria Buganza, ex atleta e poi allenatrice. Baratti ne è stato il nume tutelare, fino alla morte avvenuta nel 1990. La squadra gli sopravvisse di poco, perché si scioglie definitivamente nel 1995. Sessant’anni di storia coinvolgente, non tanto per i risultati, ma per il modo e lo spirito che potrebbero insegnare tanto anche allo sport odierno.
Scorrendo il libro, emerge subito la visione formativa dell’attività sportiva, che non si ferma al momentaneo risultato a tutti i costi, ma punta alla creazione di un gruppo sempre capace di rinnovarsi e di trovare nuove leve. Non a caso gli sport praticati dalla Fontana CB non si limitavano solo alla pallacanestro (o “palla al cesto”, come si diceva nel 1934) ma riguardavano anche altri tre settori, atletica, pattinaggio, ginnastica artistica, che venivano considerati bacini cui attingere nuove atlete per la squadra cestistica.

Come emerge dal libro, nel 1946 della squadra di atletica della Fontana CB scriveva un certo Gianni Brera. Una storia di buoni successi: con i colori della Fontana CB atletica, ad esempio gareggiava una certa Donata Govoni, più volte primatista italiana dei 400 e degli 800 metri piani, olimpionica a Roma, Città del Messico e Monaco.
Ma la pallacanestro era sicuramente il fulcro della società. Del resto, era la passione di Achille Baratti, che è stato commissario tecnico della nazionale italiana femminile dal 1946 al 1953 e più volte presidente regionale e vicepresidente nazionale della Federazione Italiana di Pallacanestro (Fip).

La squadra all’inizio degli anni Settanta
A prescindere dalla categoria in cui la squadra si trovava a giocare (più volte ha giocato in serie A, ma anche in serie B e C) la “politica” del fondatore e della sua consorte era sempre improntata a creare un vivaio di rincalzi, andando a pescare soprattutto nelle scuole, dove gli insegnanti di educazione fisica erano la fonte importante e autorevole per scegliere le future giocatrici tra le ragazze più promettenti. Uno metodo che forse sarebbe da rispolverare per molti sport ancora oggi.
Dai ricordi delle tante atlete emerge un quadro di passione collettiva, ma anche di crescita (umana, non solo sportiva) personale nel percorso all’interno della squadra e nel rapporto con il fondatore, per il quale traspaiono, da parte delle ragazze, sempre rispetto e riconoscimento, anche senza dimenticare le ruvidezze e gli atteggiamenti burberi.
Un particolare: la Fontana Cestistica Bologna si allenò sin dall’origine allo Sferisterio cittadino (e successivamente anche al PalaDozza) che oggi è intitolato proprio ad Achille Baratta.
Giuseppe Di Paolo
Nell’immagine in alto: La squadra del 1938
