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Bellini e “casta diva”: una storia d’amore

N. 86- Febbraio 2024

 

 

 

Bellini e “casta diva”: una storia d’amore

Si parla tanto di grandi ma molte volte dietro ai grandi, ci sono i piccoli, ovvero gli insigni maestri dimenticati. Ebbene, in questa sede ne ricorderemo alcuni.

Il più illustre allievo del Fenaroli, al conservatorio di Santa Maria di Loreto, fu Nicola Zingarelli (1751 – 1837) che compose nel 1792, l’opera Il Mercato di Montefragoso. Quattro anni dopo produsse il suo massimo lavoro teatrale, Giulietta e Romeo, che venne rappresentato proprio quell’anno al Teatro alla Scala.  Durante il suo soggiorno romano fu direttore della Cappella Pontificia e produsse la Distruzione di Gerusalemme, opera che venne rappresentata per ben cinque anni consecutivi. Zingarelli, fu un grande direttore di conservatorio; non come oggi! Egli compose 30 opere conservate nell’archivio del Conservatorio di San Sebastiano, insieme ad innumerevoli altre composizioni. Sotto la sua direzione si forgiarono Saverio Mercadante, Carlo Conti, i Fratelli Ricci, Lauro Rossi e Petrella. Secondo Gioachino Rossini, Carlo Conti (1796 – 1868), fu il più grande maestro di contrappunto che l’Italia vantasse in quel periodo. Votato alla teoria, insegnò – succedendo a Gaetano Donizetti –  alla Pietà dei Turchini, a Napoli e, prima da scolaro poi da professore, iniziò a produrre opere. In seguito rivestì il ruolo – che era stato di G. Paisiello – presso la Corte di Fernando di Borbone. Fra i suoi allievi troviamo il Farinelli, l’Orlandi, lo Spontini, il Conti ed il Mercadante. Un insegnante coscienzioso, teorico ed ottimo contrappuntista, direttore della Cappella di San Pietro fu Pietro Raimondi (1786 – 1853). Questi tre grandi Maestri ebbero in comune un insigne allievo: Vincenzo Bellini.

Francesco Florimo che, oltre ad aver scritto la sua biografia, divenne il suo migliore amico, aveva compreso pienamente le potenzialità del catanese, il quale era destinato a brillare di luce eterna. In effetti di lui scrisse: “Ciò che sin dai primi anni lo rendeva degno di attenzione era un frequente passare dalla gioia alla tristezza, senza ragione apparente alcuna”. Sarà poi questa la condizione d’animo che permetterà al Bellini, di scrivere immortali capolavori. Egli s’ispirò alla grande lezione di compositori come Jommelli e Paisiello ma pianse – come riferisce il Florimo – quando lesse al clavicembalo le sublimi e doloranti pagine dello Stabat Mater di G.B. Pergolesi. Bellini è già celebre, quando la sua NORMA https://youtu.be/OqHrHtxDovw viene fischiata dagli ascoltatori per mancanza d’ispirazione.

Maddalena Fumaroli

Intestarditosi, nonostante le pressioni del librettista Felice Romani e di Giuditta Pasta nelle vesti della protagonista, Bellini, non aggiungerà una sola nota alla Norma. Solo la giovane amante ed amata di un tempo (ma già dimenticata dal Bellini) salverà l’opera e la porterà, con atto supremo, al meritato trionfo. La giovane donna “bruna” era Maddalena, la quale non aveva mai dimenticato il “biondo” insegnante di canto. Ella, ritrovate quelle pagine pure, scritte dal Bellini e dedicate alla sua allieva Maddalena per l’infinito amore che entrambi si donavano, incurante partì per Milano. Voleva assolutamente consegnare nella mani del soprano Giuditta Pasta ciò che di più caro aveva conservato, a perenne ricordo dell’amore contrastato dal collerico padre. Avrebbe affidato alla Pasta la musica che era stata scritta per lei, nella quale Bellini aveva riposto tutto il suo amore per la “giovane bruna”. L’aria era: “Casta Diva”!

La sera dopo, la Pasta, interpretò quelle magnifiche pagine che fin da subito arrivarono al cuore degli ascoltatori, i quali dovettero ravvedersi dal negativo giudizio iniziale dato all’opera. Successo, trionfo… Ma Bellini ignorò il nobile gesto della giovane donna che, impassibile di fronte alle difficoltà che si trovò a dover affrontare, per raggiungere Milano da Catania, preferì rinunciare ad essere felice, pur di veder librare l’arte di Vincenzo, un tempo suo maestro di canto. Dello sfortunato amore tra Maddalena e Vincenzo, osteggiato dal duro padre di lei, il magistrato Saverio Fumaroli, scrissero anche Antonio Amore nel 1894 e Michele Scherillo nel 1882, oltre al Florimo.

Travolto dagli avvenimenti e dalle facili conquiste, Bellini, dimenticò completamente Maddalena, per buttarsi in fuggevoli amori che alla fine, gli costarono la vita. Maddalena per Vincenzo scrisse versi struggenti:

“Ah che invan per me pietoso, fugge il tempo e affretta il passo. Cede agli anni il tronco ed il sasso, ma non invecchia il mio martir. Non è vita una tal sorte, ma sì lunga questa morte, ch’io son stanca di morir”. Maddalena morì prematuramente ed il Bellini seguì la sua sventurata sorte 15 mesi ed 8 giorni dopo: ella, il 15 giugno 1834 a 32 anni; la stessa età di Vincenzo, il quale si spense il 23 settembre 1835.

Bellini non fu un compositore romantico e non ebbe bisogno di imponenti orchestrazioni. Lui ritrovò la perfezione e la castità di quella strabiliante architettura greco – romana, la quale in quegli anni post-napoleonici era risorta nella scultura del Canova (1757- 1822). (Vedi: Le sculture di Canova “lette” attraverso la musica – di Mirella Golinelli su Omnis Magazine – 15 maggio 2022).

L’eleganza della linea melodica di Norma e della sua aria più famosa “Casta Diva” https://youtu.be/Rg4L5tcxFcA non fu mai eguagliata da nessun compositore.

La morte di Bellini rimane un giallo storico irrisolto, al quale anche in tempi recenti si è cercato di dare soluzione, per l’incongruenza dei referti medico-legali rilasciati a quel tempo ed analizzati oggi con tecniche e metodi più sofisticati. Pare fosse stato avvelenato, per gelosia, da un marito abbandonato.

L’ormai rarissima biografia della prof. Giannina Ammirata riferisce che su una della pareti della tomba di Bellini – traslata dalla Francia – si leggeva: “Sembianti geni muoiono altrove (effettivamente morì a Puteaux de Seine) ma nascono unicamente all’almo Sole d’Italia”.  La salma del compositore fece ritorno in Italia, per essere tumulata nel Duomo di Catania, nel 1876 (ed il 1878 ci fu l’inaugurazione). Restano i dubbi sulle cause della morte https://youtu.be/K-TjLEo8Ldg

Mirella Golinelli

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