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Alla scoperta di Mario Ramous, intellettuale eclettico

N. 67 - Giugno 2022

 

Alla scoperta di Mario Ramous, intellettuale eclettico

Poeta, latinista, italianista, critico d’arte e direttore editoriale: sono solo alcune delle forme e attività culturali che hanno contraddistinto la figura intellettuale di Mario Ramous (Milano, 18 maggio 1924 – Bologna, 8 luglio 1999) e che per la prima volta sono mostrate al pubblico grazie alla mostra La memoria del futuro. Mario Ramous un intellettuale a Bologna, dal dopoguerra agli anni Novanta, organizzata dal Centro Studi Mario Ramous con la collaborazione di Scripta Maneant Editore.

«Bologna è stata per Ramous casa», afferma Matteo Lepore, sindaco di Bologna. «Questa mostra ci permetterà, e permetterà anche ai tanti giovani, di gettare uno sguardo sul passato e sulla storia di Bologna, di ricostruire quel periodo di grande fermento culturale e politico che qui si è respirato dopo gli anni bui del Ventennio».

Il percorso espositivo, curato da Maura Pozzati e Michele Ramous Fabj e allestito in sei splendide sale delle Collezioni Comunali d’Arte a Palazzo d’Accursio, si snoda in una continua scoperta di inediti, interessi poliedrici e instancabile ricerca di “perfezione” di Mario Ramous. Una mostra, quindi, per curiosi; curiosi di un tempo in cui il fervore culturale e il confronto artistico tra intellettuali permeavano la quotidianità ed erano la base per ogni lavoro creativo.

La mostra (aperta fino al 4 settembre) espone alcune opere d’arte di pregio appartenenti alla collezione personale di Mario Ramous, tra cui un disegno di Giorgio Morandi del 1915 dal titolo Piatti, segno dell’amore che il poeta e scrittore d’arte aveva per il pittore bolognese, tanto da dedicargli uno dei suoi testi d’arte più bello e intenso, il saggio I disegni di Giorgio Morandi (1949); il grande olio Omaggio a Carpaccio di Concetto Pozzati (1964), opera che «sancisce il passaggio dall’informale giovanile alla fase dialettica dell’ironia e della bifrontalità tipiche della pop art»; una tecnica mista di Rodolfo Aricò del 1965, Forma e campionario, quale testimonianza del loro sodalizio intellettuale e del comune «amore nei confronti della grande tradizione classica che si ribalta poi nel contemporaneo»; un olio su tela di Sergio Romiti del 1949, altra opera simbolo del «rapporto profondo tra due uomini di acuta sensibilità»; un mobile bar con disegno di Pirro Cuniberti a testimoniare la loro amicizia; le lastre di stampa originali delle opere di Giorgio Morandi e Marino Marini, pubblicate rispettivamente in I disegni di Giorgio Morandi (1949) e La memoria, il messaggio (1951).

Manoscritti di poesie e traduzioni, poesie visive, disegni pubblicitari inediti, spartiti musicali, articoli di critica e rari volumi degli anni Sessanta e Settanta documentano i molteplici i linguaggi, le contaminazioni e gli incontri amicali che Ramous intrattenne con grandi nomi del ’900, tra cui Pietro Bonfiglioli, Pirro Cuniberti, Francesco Flora, Marino Marini, Giorgio Morandi, Concetto Pozzati, Sergio Romiti, Gianni Scalia, Emilio Scanavino, Mario Sironi, Adriano Spatola.

Tempera a colori di Bruno Cassinari (1966)

Sono inoltre esposte edizioni a tiratura limitata, di cui Mario Ramous è stato curatore e autore: due esempi fra tutti Il libro delle odi. Versioni da Orazio (1962), con traduzioni di Mario Ramous e dodici litografie di Bruno Cassinari, e Programma n° (1966) con poesie di Mario Ramous e sei litografie di Emilio Scanavino.

L’evento celebrativo si è figurato come occasione imperdibile per la pubblicazione di alcune poesie inedite di Mario Ramous, ritrovate dal figlio Michele Ramous Fabj e confluite nel volume edito da Scripta Maneant Archivio21. Poesie 4660/29. Per omaggiare una vita professionale in costante dialogo con l’arte, le poesie inedite sono corredate da disegni di Concetto Pozzati, scelti e selezionati dalla co-curatrice della mostra Maura Pozzati, e accompagnate da un testo a cura del poeta Giovanni Infelíse.

L’iniziativa nasce dunque dal desiderio di Michele Ramous Fabj di raccontare la molteplicità degli interessi del padre, la sua costante attività di ricerca e studio e la sua pulsante propensione alla conoscenza, al confronto e al dialogo con i suoi contemporanei. «Ecco, questa mostra, oggi, vuole fare incontrare nuovamente vecchi amici, vuol provare a raccontare quegli anni a chi non li ha vissuti, vuole restituire i tanti aspetti di Mario Ramous e di tutti gli intellettuali che hanno illuminato Bologna per un’intensa stagione, vuole gettare uno sguardo sul passato nella consapevolezza che la memoria è ciò che ci permette di costruire il futuro».

Il progetto espositivo è accompagnato da un omonimo catalogo pubblicato da Scripta Maneant Editore, che non solo illustra su carta quanto presentato in mostra ma ne addiziona elementi, sia testuali che visuali, offrendo ulteriori elementi di arricchimento.

Il volume contiene le introduzioni di Matteo Lepore e Roberto Grandi, testi a firma di Michele Ramous Fabj, Vittorio Boarini, Maura Pozzati, Alberto Bertoni, Federico Condello, Giovanni Infelíse, Gianfranco Tortorelli, Paolo Pullega ed è illustrato da una nuova campagna fotografica a cura di Gianni Grandi. Tutti i documenti riprodotti sono conservati presso la Biblioteca di Casa Carducci a Bologna, destinataria di un ricco fondo documentario contenente l’archivio personale di Mario Ramous, generosamente donato al Comune di Bologna nel 2004 per volontà degli eredi Ada Valeria Fabj e Michele Ramous Fabj.

In apertura: Omaggio a Carpaccio di Concetto Pozzati (1964)

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