Alla scoperta dell’enteroptosi
Come si collegano mal di schiena, stitichezza e scoliosi alle placche aterosclerotiche?
Sono un’osteopata e ogni giorno nel mio studio vedo pazienti di ogni età che lamentano dolore lombare, associato ad un intestino pigro, non regolare, spesso con difficoltà circolatorie o di ritenzione di liquidi, in particolare agli arti inferiori, dolori cervicali e a volte, addirittura vertigini.
Negli RX della colonna emergono spesso problemi a livello discale, becchi osteofitici, ma un segnale sempre evidente è una curva lombosacrale molto più orizzontale, diversa dalle curve della colonna sovrastante. Perché questo possa risultare a tutti chiaro vi propongo un’immagine:

Nell’immagine, non a caso solo teorica, notate quanto la curva dorso lombare (o toraco lombare) sia armonica ed in linea con le altre curve; questa simmetria è ideale e permette al nostro corpo di gestire e distribuire al meglio il nostro peso e tutto ciò che decidiamo di spostare/trasportare e che quindi aumenta il peso che arriva poi alle nostre gambe.

Nell’immagine di sinistra, appartenente ad una mia paziente con importante dolore lombare e assolutamente sottopeso, vediamo proprio come il sacro sia quasi completamente svincolato dal resto delle curve
Nelle foto di destra invece notiamo come il sacro sia più orizzontale e l’angolo tra rachide lombare e sacrale risulti quindi più acuto… La mia domanda da osteopata quindi è.…perché’?
Cosa ha portato questo cambiamento posturale?
Il possibile aumento di peso? Un panciotto più pronunciato? Era la mia ipotesi iniziale, prima di scoprire questa situazione anche in soggetti davvero molto, molto magri, che, per altro, non avevano mai subito brusche modifiche ponderali!
Era come se un cavetto avesse creato una trazione della parte alta del sacro e lo avesse quindi posto più in orizzontale facendolo quindi quasi ruotare sotto l’ultima vertebra lombare.
Qundi? Cosa fa spostare in questo modo il sacro??
Per rispondere a questa domanda in realtà siamo obbligati a fare un passo indietro e guardare la colonna non solo nella sua interezza, ma nella sua posizione multiorgano, considerandola come parte di un sistema più ampio: arrivo e aggancio fondamentale per muscoli, tendini e legamenti, ma anche importante culla, protezione e appoggio per molti organi interni.
In effetti il sacro è attacco di numerosi legamenti che servono per sostenere gli organi interni,
SACRO-CERVICALI (fino alla cervice uterina in GIALLO)
UTEROSACRALI (di sostegno uterino in ARANCIONE)
RETTOSACRALI (di sostegno al retto, in ROSA)

Ma perché mai sacro, utero o retto, per altro organi per la più parte del tempo cavi, avrebbero dovuto avere un ruolo in tutto questo? Effettivamente, ricercando nelle anamnesi dei pazienti, spesso mi venivano riferite patologie familiari riferite a questi organi come, fibromi uterini, cisti ovariche, prostatiti e cistiti spesso senza motivo. Potevano essere correlate? Cominciai a riflettere sulla possibilità che una stitichezza e magari un dolico colon potesse gravare sulla porzione pelvica creando congestione e trazione sulle componenti anche strutturali e cominciai a fare ricerche.
Studiando ho scoperto di non essere stata la prima a porsi questo quesito.
Nel 1909, infatti, il professor De Gresti, allora illustre medico italiano, compone il primo scritto ad oggi ancora reperibile negli archivi medici online: “Osservazioni sull’enteroptosi.”

Questo scritto prende in esame gli studi di numerosi medici e chirurghi mondiali dell’epoca ed inquadra i pazienti con le caratteristiche da me sopra descritte in modo semplice e precoce, collegando i sintomi multiorgano e descrivendoli come causa unica di un fenomeno in realtà molto comune e chiamato appunto enteroptosi, ovvero la caduta verso il basso degli organi interni con conseguente trazione sulla colonna, diaframma e congestione degli organi pelvici. De Gresti descrive lo stato di questi pazienti come, cito testualmente, “uno stato di autointossicazione”.
Emerge in questo scritto un notevole coinvolgimento dei chirurghi dell’epoca nel risospendere gli organi interni e la fabbricazione delle così chiamate “ventriere a cucchiaio” capaci, sotto i vestitoni dell’epoca, di risollevare il colon e dare ai pazienti affetti da enteroptosi uno stato di maggiore benessere fisico e mentale immediato.

Nel luglio 2024, finalmente esce uno studio pubblicato su Pubmed, che collega un quadro genetico alla ptosi, che finalmente ora può essere indagata e che sembra effettivamente coinvolgere il 40 % almeno della popolazione italiana.
Lo studio sopracitato collega all’enteroptosi in particolare una mutazione genetica: l’MTHFR nelle sue 2 forme C677T e A1298C.
Questa mutazione, che venga trasmessa da un solo genitore (forma eterozigote) o da entrambi (forma omozigote), sarebbe in grado di diminuire la capacità del nostro corpo di metilare (ovvero rendere attiva, utilizzabile) la vitamina B 9, comunemente chiamato ACIDO FOLICO.
La vitamina B9, insieme a tutto il complesso B (e in particolare alla B 12) una volta attivata avrebbe la possibilità di unirsi all’omocisteina (tenendola quindi bassa nel sangue) formando la cisteina, amminoacido in grado di rinforzare e stabilizzare le proteine del tessuto connettivo e precursore del glutatione (importante antiossidante prodotto dal nostro corpo).
Nello studio viene presa in considerazione una tra le patologie più conosciute del tessuto connettivo che determinano una importante lassità (debolezza della struttura) del tessuto connettivo con conseguente ipermobilità articolare, ma soprattutto viscerale. Questa patologia è ad oggi ancora inserita in Italia tra le malattie rare, ma potrebbe essere la risultante di una somma di geni predisponenti, tra cui l’MTHFR?
Questa mutazione genetica è stata studiata a lungo per il rischio cardiovascolare ed è riconosciuta come presente nel 40% delle persone in italia.
Eseguendo un RX in piedi è possibile riconoscere il profilo del colon, dello stomaco e del fegato che spesso risultano scendere nella pelvi.


Visibili: in giallo il fegato, verde lo stomaco, rosso il colon
Queste immagini, disegnate dalle sapienti mani del chirurgo d’urgenza e mio caro amico e collaboratore dott. Gabriele Prinzi, sono davvero comuni nei nostri studi ed evidenziano come gli organi siano in grado di scivolare verso il basso determinando:
-un’evidente compressione sugli organi pelvici e una conseguente difficoltà di microcircolo artero-venoso e linfatico a carico di questi organi,
-uno stiramento di tutte le strutture addominali e toraciche superiori.
Come potremo mai digerire bene, se il nostro stomaco è di fianco all’ombelico? Come faremo a non essere stitici, se il nostro tenue invece di essere ad arco ha ogni forma fuorché lineare? A procreare, se il nostro utero/prostata è schiacciato dall’intestino? O a non avere cistiti, se le feci rafferme premono sulla vescica creando zone di stasi urinaria?
Da osteopata, eseguo screening gratuiti su bambini di intere scuole e società sportive da 12 anni e, nella quotidianità clinica, mi sono ormai abituata ad evidenziare queste caratteristiche anche in soggetti molto piccoli, attraverso l’anamnesi familiare, e nei ragazzi in crescita, dove la trazione degli organi interni è in grado di ruotare la colonna, simulare una dismetria degli arti inferiori e porta questi ragazzi all’intervento se non intercettata.

Diventa di fondamentale importanza (e mi rivolgo a tutti: genitori, nonni, ma anche pediatri e professionisti sanitari in generale) iniziare ad osservare il paziente, noi stessi e i nostri cari in una visione più olistica possibile, perché non siamo un braccio, una spalla o una testa, ma persone.
In alcuni casi la medicina è già abituata a correlare i sintomi; pensiamo alle sindromi cardio-gastriche, ai dolori alla spalla sinistra tipici delle donne che hanno appena eseguito un’isteroscopia… Le nuove scoperte riguardanti la traslocazione batterica del microbiota intestinale ci devono fare ragionare; ormai è noto, per esempio, quanto i batteri patogeni della bocca, in caso di piorrea, siano coinvolti nel tumore del colon-retto. O come le spore della candida (non solo albicans) in caso di intestino permeabile (infiammato) siano in grado di passare la barriera emato encefalica e accendere una voglia di “dolce”, soprattutto a fine pasto, che molti faticano a gestire e che la mantiene in vita…
Pensiamo davvero di avere il controllo del nostro corpo? Lavoriamo insieme, condividiamo ciò che conosciamo e viviamo osservando il nostro corpo e notando cosa gli accade. Solo così potremo vedere le cose in modo nuovo… Usciamo dagli schemi!
Elisa Stevanella
osteopata
