Agrilevante e le sfide dell’agricoltura mediterranea
“Gli operatori del settore hanno ben chiaro che il futuro dell’agricoltura dipende dalla capacità di rinnovarsi con tecnologie sempre più all’avanguardia”. Simona Rapastella, direttore generale di FederUnacoma (la federazione dei costruttori di macchine agricole), spiega così – al termine dell’edizione 2025, il successo dell’ottava edizione di Agrilevante. La manifestazione di Bari, organizzata da FederUnacoma, si è confermata un faro per l’agricoltura del Mediterraneo. Lo dicono l’aumento degli espositori e dei visitatori e le numerose delegazioni estere.
“Le industrie della meccanica agricola possano oggi offrire soluzioni straordinariamente efficaci per le sfide agricole dell’area mediterranea, dai Balcani al Medio Oriente, fino al Nordafrica e all’Africa sub-sahariana – ha detto Mariateresa Maschio, presidente di FederUnacoma – e questo offre grandi opportunità di cooperazione economica e commerciale soprattutto per il nostro Paese che già oggi è leader nelle tecnologie agromeccaniche”.

Numerosi convegni hanno accompagnato la rassegna, tra i quali quello promosso insieme ad UNARGA, l’associazione che riunisce i giornalisti agricoli italiani, per ricordare i 50 anni del congresso mondiale dei giornalisti agricoli, che si svolse in Italia nel 1975. In quegli anni c’era un italiano, Vittorio Cervi, che era capo ufficio stampa della FAO, alla guida della Federazione mondiale dei professionisti specializzati.
L’anniversario (che ha coinciso anche con gli 80 anni di FederUnacoma) è stato sottolineato con la realizzazione di una moderna “medaglia” che richiama parte di quella coniata per il congresso del 1975 ed è stato accompagnato da un dibattito con esperti internazionali sul futuro del giornalismo agricolo. Di grande rilevanza avere potuto riunire allo stesso tavolo il presidente della Federazione mondiale IFAJ (International Federation of Agricultural Journalists), lo statunitense Steve Werblow, e la presidente di ENAJ (European Network of Agricultural Journalists), la francese Yanne Boloh.

Insieme a loro erano presenti a Bari il vicepresidente di IFAJ Addy Rossi (argentino di chiara origina italiana), ed il segretario generale, il britannico Adrian Bell. Il direttivo di ENAJ era rappresentato dalla past presidente Lisa Bellocchi (italiana) e dai consiglieri Melanie Epp (belga) e Klaus Hartikainen (finlandese).
I lavori del convegno sono stati aperti dal direttore generale di FederUnacoma, Simona Rapastella, dal presidente di UNARGA, Roberto Zalambani e da Michele Peragine, presidente di ASAP, l’associazione dei giornalisti agricoli della Puglia.

Tutti hanno convenuto che Il fabbisogno alimentare di una popolazione mondiale in rapida espansione richiederà ingenti investimenti nel settore primario, mentre l’agricoltura dovrà anche svolgere numerose funzioni strategiche come la tutela ambientale, la gestione del verde e la produzione di bioenergia e biomateriali. Con l’ampliamento del raggio d’azione dell’agricoltura, anche il giornalismo agricolo deve superare i suoi confini tradizionali per affrontare argomenti e filiere sempre più complessi, ponendo una sfida professionale e culturale significativa.

In questa prospettiva, associazioni come IFAJ ed ENAJ mettono in contatto tra loro i colleghi, offrono occasioni privilegiate di incontrare i policy maker e gli agricoltori, oppure di formarsi con corsi online sulle principali tematiche, come ad esempio l’intelligenza artificiale.
Per Yanne Boloh, il settore del giornalismo agricolo ha bisogno dell’accesso di nuovi giovani giornalisti, che oltre ad affrontare la complessità dei temi, sappiano che non si devono rivolgere più soltanto all’agricoltore con aspetti tecnicistici, ma devono affrontare la complessità del sistema, perché ormai l’agricoltura interpella tutti i settori della società. Steve Werblow, il presidente di IFAJ, l’International Federation of Agricultural Journalists, punta l’attenzione sull’intelligenza artificiale. “Queste tecnologie ci consentono oggi di avere un sacco di relazioni anche a distanza, ma nulla è importante come alla fine la relazione umana. Perché, ripeto, pur nella positività delle tecnologie, con i webinar, i podcast, gli incontri via zoom eccetera eccetera, alla fine quello che conta soprattutto è potersi incontrare personalmente. Ai nostri congressi mondiali succede che le persone si incontrano, fanno un brindisi insieme, mangiano insieme e alla fine uno di noi che sta scrivendo un articolo su quello che succede in un altro pezzo di mondo può telefonare a un collega in Africa e chiedergli «beh, adesso come siete messi, ad esempio con la siccità», oppure a un collega in Italia per dire, «ma il Climate change come vi sta mettendo a prova?» Alla fine, quello che prevale sempre è il fattore umano.
Lucia Iotti
