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Ad Angers il distretto delle piante aromatiche hi-tech

N. 88- Aprile 2024

 

 

 

Ad Angers il distretto delle piante aromatiche hi-tech

C’è un angolo, nel nord ovest della Francia, nel circondario di Angers, a metà strada tra Nantes e Le Mans, dove le imprese industriali hanno in gran parte nomi che rimandano alle piante. Come nacque questo distretto me lo spiega Denis Bellenot, appassionato direttore del “Conservatoire botanique” dell’ITEIPMAI, il Centro francese di ricerca sulle piante PAM, profumiere, aromatiche e medicinali.

Denis Bellenot

Quando, a metà del XIX secolo, i vigneti europei furono sterminati dall’arrivo della fillossera, la popolazione angiovina, che alla vite e al vino affidava in massimo parte il proprio sostentamento, si trovò drammaticamente senza risorse. Un abate di un convento della zona spronò allora la gente a cominciare a coltivare piante erbacee aromatiche o medicinali, che entravano rapidamente in produzione e non esigevano grandi costi d’impianto.

Ciò che poteva essere un espediente provvisorio si è trasformato in un sofisticato sistema economico, che rende la zona una delle più curate del Paese; non a caso Angers ha appena ricevuto, per il terzo anno consecutivo, il premio di città della Francia dove si vive meglio.

Lasciando alla provenzale Grasse il primato per le piante destinate alla profumeria, l’area del Pays de le Loire si è specializzata nelle erbe aromatiche e medicinali, usate e trasformate in mille modi. La filiera è cresciuta, sia in relazione agli ettari coltivati (oltre 64.000 nel 2022, contro i 32.000 del 2010), sia nella varietà delle piante coltivate, sia anche nella ricerca di fornitori esteri pronti a rispettare i criteri qualitativi imposti dagli imprenditori francesi.

L’utilizzo più classico delle piante aromatiche è in cucina. Bioplants, filiale francese del Gruppo svizzero Max Schwarz, ne produce in maniera sostenibile in serre grandi un ettaro e mezzo. Angel Rodriguez, ceo di Bioplants, spiega orgoglioso che con un forte investimento sul riciclo si è potuto ridurre del 90% il consumo di acqua; che ogni piantina che arriva alle quattro principali catene di supermercati francesi è rigorosamente bio; che con le ultime ricerche è completamente compostabile anche il vasetto, realizzato in bioplastica ottenuta lavorando gli scarti del grano; che il tutto è stato organizzato con un importante progetto di digitalizzazione, che permette che a gestire tutto il ciclo aziendale siano solo 15 persone.

Un altro impiego tradizionale delle piante è quello medicinale, per gli uomini e per gli animali. Christophe Ripoll è cresciuto come ricercatore universitario, poi ha deciso di cimentarsi con l’impresa.

Christophe Ripoll

Oggi è direttore generale di Natinov, un’azienda d’eccellenza nel comparto biofarmacologico e nutraceutico. La lista abituale degli estratti elenca circa 70 piante trattate, dall’artemisia alla tormentilla, dall’aglio al tarassaco. Ma la ricerca non si ferma. In questo periodo, nei laboratori di Montendre Saint-Lezin stanno sperimentando come ricavare un estratto dalla buccia delle cipolle, che interessa per il contenuto di quercetina, un potente antiossidante; un altro benefico antiossidante in corso di studio si può ricavare dal pericarpo del melograno. A preoccupare il manager di Natinov è la volatilità che s’instaura sui mercati in certe condizioni. Se un prodotto diventa di moda, il prezzo della materia prima cresce, molti cominciano a coltivare la pianta, attratti dal guadagno, ma l’abbondanza dell’offerta fa di nuovo crollare i prezzi, in uno yo-yo nocivo per tutti.

Un gruppo di giornalisti specializzati di ENAJ in visita nel distretto PPAM di Angers

Saldamente in testa alla classifica delle piante medicinali più vendute Oltralpe è il timo (dati France AgriMer) seguito da tiglio, eucalipto, verbena, senna e finocchio. Da qualche tempo, le piante officinali interessano molto anche i produttori di alimenti per il bestiame, che le considerano un importante additivo per il mangime.

Norfeed, ad esempio, ha messo a punto, con precisione micrometrica, additivi basati sulla lavorazione di uva, limone, saponine, che – a seconda della specie nei cui mangimi sono inseriti- compensano lo stress ossidativo, stabilizzano la digestione, migliorano la composizione del microbiota favorendo l’accrescimento ponderale, contrastano il rischio coccidiosi, riducono le emissioni di ammoniaca. Per gli esperti di Norfeed, la parola d’ordine è “stabilizzazione”. Per preparare i cocktail di sostanze da aggiungere ai mangimi c’è bisogno che i principi attivi siano costanti nelle piante sia nel tempo sia nelle diverse aree di coltivazione. Per questo ogni lotto viene prima analiticamente studiato, per fissare le percentuali di sostanze attive. A tale fine, le aziende come Norfeed collaborano con le strutture universitarie del territorio, con accesso ad esempio al sofisticato laboratorio SONAS nel Campus botanico dell’Università di Angers.

Significativo il risultato in termini di sostenibilità: l’impiego di alcuni additivi nei mangimi permette di abbassare notevolmente le emissioni di CO2 e di ridurre il consumo di acqua.

La filiera francese delle piante aromatiche ha anche un altro sbocco tradizionale: la liquoreria.

Angers è internazionalmente famosa per essere la patria del Cointreau, un elegante prodotto la cui base è costituita dalla macerazione in alcool di scorze di arance amare e dolci. All’origine dell’azienda un pasticciere che decise di allargare l’attività: il suo cognome è ancora la denominazione del prodotto. Era la seconda metà del XIX secolo. Praticamente negli stessi anni – quelli del dopo fillossera – anche un farmacista ampliò il proprio lavoro. Per alleviare i clienti del vicino Grand Hotel, oppressi dal calore, Emile Giffard mise a punto il fresco liquore “menthe -pastille”, che ancora oggi, dal 1885, costituisce il punto di riferimento dell’omonima Maison. Che da allora però ha moltiplicato le referenze, per distillati, infusi, creme alcoliche e tutto ciò che le piante possono offrire ai gourmet di tutto il mondo. Con il tradizionale metodo della macerazione alcolica, l’azienda estrae dalle piante tutti gli aromi, prestando grande attenzione al tempo di infusione, alla gradazione dell’alcol utilizzato, alla temperatura di lavorazione. Fino agli Anni ‘60, Giffard era venduto praticamente solo in Francia; oggi è un importante player del mercato internazionale dei liquori, ed esporta il 70% del prodotto. Ad apprezzarlo sono soprattutto i barman più creativi, che dalle decine di elementi del Catalogo traggono spunti e materie prime per apprezzati cocktail. La ricerca non si ferma. Adesso Giffard sta studiando un nuovo prodotto a base di peperoncino. 

Lisa Bellocchi

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