A Natale, favole e fiabe in musica
Il Premio Nobel indiano Rabindranath Tagore, durante una visita nelle scuole della Danimarca, si meravigliò di veder insegnare tante materie e consigliò invece di approfondirne una sola: Andersen. Anche l’Italia ha potuto contare sullo scrittore Gianni Rodari, il quale curò l’Enciclopedia della favola. Egli raccolse – tra le più disparate culture – ben 365 fiabe, una per ogni giorno dell’anno. In questi volumi sono radunati miti e leggende della Mongolia, dell’Egitto, della Persia e pure dell’Italia. In Italia, fu la Casa editrice Einaudi a stampare Afanasiev (cultore di antiche fiabe russe), Asbjornsen e Moe(raccoglitori di fiabe e tradizioni norvegesi) e, anche la raccolta di fiabe italiane di Italo Calvino; mentre gli Editori Riuniti elaborarono i testi di Andersen, dei Fratelli Grimm e l’Enciclopedia della favola di Rodari. Queste letture sono consigliate ai bimbi, ma anche agli adulti e…. inizia così la favola nelle favole!
Nella favola, ambientata nei boschi tra fiumi e campi, i veri protagonisti, sono gli animali parlanti che agiscono come gli uomini. Dalle letture di questi racconti, pur di breve durata e, praticamente privi della descrizione di oggetti magici, scaturisce un finale nel quale ai vizi si vuole porre rimedio con parole virtuose.
Nelle fiabe tra bacchette magiche e incantesimi, le principesse hanno al loro fianco creature fantastiche, draghi, fate e gnomi, come ci ricorda il quadro datato 1460, dipinto da Paolo Uccello. Nel cosiddetto mondo fiabesco la morale non è esplicita, ma si delinea mano a mano che il canovaccio della storia si arricchisce della descrizione, che diventa più complessa ed estesa. A testimoniarci sulle prime favole di cui si ha notizia e che sono state riportate oralmente dalle terre d’Egitto e della Grecia, fu Clemente Alessandrino. Tutto, presso gli Egizi, era rappresentato con grandezza e stile. La magnificenza degli allestimenti fu istruita da Ermete Trismegisto, così appellato in Grecia e che era Thoth o Phtat, presso gli Egizi. Ermete fu considerato un discendente della stirpe divina, poiché aveva tale conoscenza della natura da poter erudire tutti i popoli. L’opera di questo personaggio leggendario fu anche quella di sconfiggere l’idolatria, conservando gelosamente i misteri del culto di un Unico Dio. Preservò inoltre i segreti della Natura e del suo Creatore; sapeva che la superstizione ne avrebbe infangato la grandiosità. Per questi motivi ingegnò simboli tanto complessi, da non poter essere interpretati dal volgo. Idris, o Ermete, appunto, fondò l’Arte Sacerdotale e, gli stessi Platone, Socrate e Pitagora attinsero dai suoi scritti. Pare inoltre che sia stato proprio Ermete a concepire i geroglifici.
Un poco alla volta partendo dall’oralità si arriverà alla sonorità dell’opera lirica, i cui più famosi autori hanno composto musica da rappresentarsi nei teatri, su testi fiabeschi o favolistici. Questo preludio, ci introduce un argomento forse poco conosciuto, ovvero: la grande lirica dedicata ai fanciulli. La chiave incantata per questo mondo, che attinge dalla favolistica mondiale, è Shéhérazade; una fanciulla incantevole che, per sfuggire alla decapitazione, narra al crudele sultano ogni notte una storia affascinante, il cui finale era sempre nella notte seguente. Con questo stratagemma, con storie che contenevano altre storie, la bellissima Shéhérazade ebbe salva la vita e salvò tante altre vite femminili; il sultano, che – tradito dalla prima consorte, uccideva tutte le sue mogli, dopo la prima notte di nozze- desistette quando, innamorato, la chiese in sposa,.

Le Mille e una notte è un’antologia di fantastici racconti, provenienti dall’Oriente. Gli autori delle novelle in essa contenute hanno portato alla luce narrazioni, usi e costumi dei loro paesi di origine: Persia, India, Arabia, Egitto… Correva il X secolo e allora come oggi la donna doveva difendersi. La prima pubblicazione italiana di questa miscellanea è vanto della Casa editrice Einaudi. Nikolai Rimski-Korsakov (1844-1908) musicò L’Immortale nel 1902 e, già prima, Shéhérazade nel 1888.Egli fu il padre fondatore di quell’arte che fece diventare l’orchestra un argomento del quale discutere. Proprio in questa suite i mille particolari sonori, la ricerca di una pastosità tra l’oboe e il flauto, l’uso del glissando dell’arpa, dei suoni armonici, del clarinetto, trasmettono una ventata di spigliatezza. Insieme all’uso della sordina negli ottoni, queste pratiche, diventeranno un trattato sul magistero orchestrale che a firma Korsakov vedrà le stampe nel 1913. Quarant’anni prima, Mendelssohn aveva già percepito di quale importanza fosse un certo tipo di contributo alla strumentazione orchestrale. Pure Maurice Ravel musicò un ciclo di melodie op.41 https://youtu.be/_o3Iuua0yvQ?si=jPsBbhFqb7bRQ7AJ dedicate alla figura dell’ardimentosa Shéhérazade.
Ma torniamo alla scintilla che produsse la favola (o la fiaba) in musica. Sin dal XVII secolo la concezione di melodramma era legata alla fusione del testo con la musica. Proprio in questo periodo la letteratura mitologica, i testi fiabeschi e la musica si amalgamarono per divulgare universalmente la morale. Il 1600 sforna capolavori, come l’Orfeo di Monteverdi(1607)https://youtu.be/0eSOf_A47Zc?si=69rj2pOpVhcGjSyC, la Dafne di Marco da Galliano(1608)https://youtu.be/sxL2iQ6SoOY?si=nztCZy7oLl9PDFl8 e l’Andromeda di Francesco Mannelli(1637)https://youtu.be/Q7x-ZIbQI2w?si=4b1lGnlGupvoapsK
Il personaggio di Orfeo incantatore si ritrova nel singspiele di Mozart, il Flauto Magico, composto nell’anno della morte, 1791.In questa sua ultima opera Mozart, attraverso un mondo di luce nel quale hanno la meglio amore, bontà e gentilezza, ci tramanda o, meglio, ci infonde la fede nella purificazione. Tamino, come Orfeo che fa danzare gli animali, suona il flauto nella speranza che il suo soave suono affascini e depuri.
Sempre di Mozart è da ricordare l’opera Thamos re d’Egitto, capolavoro della maturità, che ci insegna devozione e sudditanza alla divinità e al re.
Le fiabe sonore narrate e incise su vinile ebbero larga diffusione negli anni 60/70 del XX secolo. Edite dalla Fabbri Editori e corredate da un meraviglioso libro di immagini, fecero la felicità dei bimbi (… anche la mia), con i loro 60 titoli. Le pubblicazioni ebbero inizio il 12 dicembre 1966 e terminarono nel dicembre 1970. La fonte prima dalla quale la maggior parte delle opere liriche a carattere fiabesco è stata tratta è quella dei tedeschi Jacob e Wihelm, meglio conosciuti come Fratelli Grimm. Ora il forte senso nazionalistico dei Fratelli Grimm, li portò a raccogliere saghe e leggende tedesche, in un volume stampato tra il 1816 e il 1818. Quelle che furono chiamate Fiabe del focolare, vennero fascicolate nell’arco di un decennio dal 1812 al 1822. Si deve appunto ai Fratelli Grimm, l’inclusione di Cenerentola, Il Principe e il ranocchio, Cappuccetto Rosso, Hansel e Gretel e Biancaneve, nel Kinder und Hausmaerchen e la loro diffusione nel mondo non solo degli appassionati delle favole ma anche dei cinefili come Walt Disney.
I compositori che musicarono argomenti fiabeschi furono molteplici. Alcuni di questi sono sconosciuti ancora ai libri di testo di estetica. Cenerentola https://youtu.be/SeVezYX1m6M?si=BVsmXm3-J9mrPo_sfu messa in musica da Gioachino Rossini e da Jules Massenet come Cendrillon. Ermanno Wolf-Ferrari compose l’Amore delle 3 melarance, Das Himmelskelid, Sly- la leggenda del dormiente svegliato
Essa deriva da una narrazione delle Mille e una notte e venne rappresentata nel 1927, alla Scala. La trama di quest’opera ha molte similitudini con il carbonaio ubriaco Gasparino, del film Il Marchese del Grillo con Alberto Sordi. La parte principale di Sly è stata interpretata dai tenori Carreras e Domingo. Prokofiev è famoso anche per Pierino e il lupo. Il Bogatyr di neve, il Gatto con gli stivali e Cappuccetto Rosso, sono dell’operista Antonovic Kjui. Sergej Banevic, ha composto – tratta dalla fiaba di Andersen – La Regina delle nevi. Il compositore danese Enna, ha musicato La piccola Fiammiferaia, Antonin Dvorak ha prodotto Rusalka, che ha ispirato La Sirenetta. Kurt Weil ha immesso elementi fiabeschi nei 7 Peccati Capitali. Bizet compose I canti di Ossian. Ravel anche La Bella e la bestia. Bela Bartòk, il Castello di Barbablu. Robert Schumann scrisse Cappuccetto Rosso. Humperdinck, Hansel e Gretel. Charles le Cocq, La Bella addormentata nel bosco, come Ottorino Respighi https://youtu.be/f7rH4YDENVw?si=1oHfzNf3aJ10pEW7 . Gli animali parlanti, furono celebrati da Riccardo Zandonai, con il suo Il Grillo del focolare https://youtu.be/8vAwH1lTKqw?si=ytNe6EPsYg93ijll, da Igor Strawinsky con Le Rossignol, da Anton Rubinstein con il Pappagallo, da Janacek dove la sua Volpe astuta, è circondata da un gallo, un tasso, un picchio, da una civetta, un cane, una ghiandaia, da mosche, rane e cervi.
I Musicanti di Brema, del compositore Gennadij Gladkov, sono tratti dai Fratelli Grimm e hanno per protagonisti un asino, un cane, un gatto e un gallo. Di Nino Rota abbiamo Il Gatto con gli stivali, La Bella addormentata e Aladino e la lampada magica, tratti dalle Mille e una notte, come Alì Babà di Luigi Cherubini.
A concludere non poteva mancare la tragica favola di Turandot, musicata da Giacomo Puccini. E, mentre Pamino fa danzare gli animali con il suo flauto, Orfeo li ammalia e li doma, Gioachino Rossini compone Gli Animali parlanti del giorno nel 1858. Il componimento è un canone ad libitum. Rossini, che non mancava di spirito satirico, paragona i “cantanti lirici” agli animali e….. or che si oscura il ciel, il canto udiam dei castrati, Gnau,gnau ecco il canto di maniera … cod de cod de… ecco il canto brillante, bau bau bau… questo è il canto del guerriero https://youtu.be/CFL_MfH4X84?si=wMS1ITOEl6dxpbjp
Per questo Natale e per tutti quelli che verranno, non dobbiamo dimenticare che anche noi siamo stati bambini e dobbiamo continuare a emozionarci, come i bimbi che hanno animo puro, insieme ai fanciulli di oggi. Dedicato a tutti i bimbi e a chi crede nelle favole: le cose belle aiutano a dimenticare e a vivere felici, perché, come asseriva Ermanno Wolf-Ferrari, “ciascun uomo fuori è una figura comica, ma visto da dentro, tragica”.
Mirella Golinelli
