TESTO DI

Paolo Del Mela

“I wanna be loved by you”



Si parla di Marilyn.

Ciao, Marilyn, ciao Norma Jean, che ci hai lasciato in un indiscutibile rimpianto. Io canto fuori dal coro. Non mi piace … 20 anni fa, 30 anni fa, è morta … Mi piace parlare e raccontare di te oggi, che è una giornata piovosa. Chissà perché le cose tristi non si descrivono nelle splendide giornate di sole, ma sempre quando la pioggia ti inzuppa i pensieri e all’improvviso viene voglia di raccontare. Dopo tutto ci hai lasciato in maniera drammatica, la tua uscita di scena senza un copione scritto ma che , prima o poi, doveva accadere.

 

Tu, splendida ragazza di 36 anni, perché a quell’età le donne sono ancora ragazze, volente o nolente, hai deciso di privare tutti noi (alzi la mano chi non è d’accordo, e poi se dice no non ci credo) della tua presenza, di salutarci, sicuramente senza accorgertene e toglierci l’ebbrezza del tuo sguardo ammiccante (nessuno è mai riuscito a ripeterlo), della sensualità delle tue labbra e di quel ricciolo scomposto sulla fronte che, ambiguo, scendeva pendant al momento giusto.

 

Non voglio parlare di compleanni presidenziali con abiti cuciti addosso, né di cocktail platinati, né di figli mai nati. Niente di tutto questo. C’è una tua poesia, beh io la chiamerei pensiero, che racchiude e sintetizza il tuo essere persona, ma soprattutto donna …

 


Quel che ho dentro
nessuno lo vede,
ho pensieri bellissimi
che pesano
come una lapide.
Vi supplico, fatemi parlare.

 

Vi chiedo una riflessione. Se ci mettiamo dalla parte degli ex-mariti, dei produttori, dei registi e di tutto quel mondo che gravita e si ingrassa sfruttando il personaggio, tutti sono d’accordo nel raccontarti femmina disinibita, sex-bomb, mai donna fragile, incompresa, pronta, come un cane fedele, a cedere e a credere in una carezza. Buio in sala e ormoni al top. La facile preda (memorabile il suo ruolo in un polpettone western con un altrettanto passionale Robert Mitchum e la sua discesa in canoa tra le rapide di un fiume con indosso un paio di jeans che sembravano esplodere da un momento all’altro, e il rafting gli faceva un baffo!) oggi avrebbe ottantasei anni. Non riesco ad immaginare una Marilyn grinzosa, ingobbita, sorriso di plastica e vuoti di memoria. Lustrini e paillettes.

 

Anche recitare con Laurence Olivier, che era più primadonna di te, non è stato un trampolino di lancio ma l’opportunità per entrambi di farsi pubblicità a vicenda, lui troppo Riccardo III°, tu troppo moglie in vacanza. E se una nuvola di Chanel n°5, che era la tua lingerie preferita, scatenava tempeste ormonali anche nei più assopiti, e la tua gonna plissèe, roteando sulle griglie della metro, ha mandato in estasi il mondo intero (grossolanamente ripresa nella signora in rosso, ma potevi farlo solo tu!) sei stata qualcosa di più, se dopo 50 anni di te si parla ancora, si programmano revivals, spuntano foto inedite delle inedite foto che ci hanno propinato in mille salse, col tuo musetto arricciato, il ricciolo scomposto, la vocetta un po’ gnè-gnè. Forse perché ad un certo punto della tua vita, hai pensato di poter aspirare a qualcosa di più. E hai cominciato a salire una scala che, troppo tardi, hai capito che non conduceva in paradiso. Però poteva portare molto in alto. Purtroppo, come spesso succede, a quella scala è mancata una manciata di gradini. Ed è stata la caduta. Fatale. La notizia ha fatto il giro del mondo più rapida di una dichiarazione di guerra. Hai lasciato tanti vedovi e tante ragazze ansiose e depresse. Tu, invece, hai percorso un viale del tramonto molto in anticipo certa che, in fondo, avresti trovato ad attenderti l’uomo (ex-marito Joe di Maggio) che ogni giorno ha fatto posare una rosa rossa sulla tua spoglia tomba ( così almeno ci hanno raccontato le cronache) e insieme, a braccetto, lui che ti sostiene, vi sareste raccontati momenti di vita.

 

Poi, il capo all’indietro, la tua inconfondibile ma corretta risata avrebbe riempito l’aria, il ciuffo biondo sulla fronte, un inciampo improvviso sugli altissimi tacchi, con la sua stretta forte alla vita, sfiorata leggermente da un’ impalpabile stola di volpe argentata … un tuffo nella luce.

Ciao, Marilyn, tutte le imitazioni del tuo personaggio sono patetiche, spesso grottesche e ridicole. Tu non hai lasciato eredi: né biologici né spirituali. Resterai sempre l’unica. Punto e basta. Bye,bye baby!

 

 


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