Una battaglia per non dimenticare



Castel del Rio sulla Linea Gotica

A una manciata di chilometri da Castel del Rio, dove le colline si alzano mostrando panorami che arrivano fino a monte Battaglia, un gruppo di Jeep e fuoristrada si fermano. Scendono una trentina uomini che iniziano a scaricare fucili, mitraglie, pistole, mitra, mortai, bombe a mano, caricatori, telefoni portatili, gavette. Poco dopo diventano americani, tedeschi indossando le identiche divise che li videro passare qui nel 1944. Tutto come allora: soldati semplici, sergenti, ufficiali, mitraglieri e barellieri con la croce rossa sull’elmetto.

 

"Siamo tornati su queste montagne per rievocare fatti realmente accaduti nel settembre del 1944" dice Renzo Grandi, 61 anni di Castel del Rio presidente del ‘Comitato storico Val Santerno’. É lui che ha organizzato con gli amici questo incontro che rievocherà una sua ricerca scritta con Daniele Corazza dal titolo ‘88ma divisione’, testimonianze di soldati e abitanti che hanno vissuto le battaglie della Linea Gotica, il fronte dove i tedeschi bloccarono l’avanzata di liberazione americana.

 

Tutti i partecipanti conoscono bene questi posti. Li hanno passati e ripassati più volte con il loro metal detector, il cercametalli utilizzato per lo sminamento dei campi minati e qui invece utilizzati per la ricerca di oggetti abbandonati dai soldati a fine guerra nei boschi e nelle trincee. Molto del materiale raccolto è stato donato a musei oppure come Venerio Pompei, imolese di 51 anni, il museo se lo è fatto in casa. C’è anche chi come Tinelli, 43 anni di Solarolo e amici del gruppo ‘Gotica Romagna’ stanno lavorando per creare nuovo museo “non per amore della guerra – spiega – ma perché non venga dimenticato il sacrificio di tanti ragazzi come noi morti sulle nostre montagne”.

 

Parte la battaglia. I tedeschi rastrellano la collina alla caccia di partigiani. Vengono intercettati da una pattuglia americana dell’88ma divisione. Si scatena la battaglia senza nessuna pietà. I tedeschi in fuga si rifugiano nella cascina di Ca’ del Gobbo. Circondati, senza possibilità di fuga, dopo una furiosa battaglia, decidono di arrendersi. Erano sopravvissuti alla campagna di Russia, non avevano nessuna voglia di morire in Italia per il Fuhrer. Mentre i barellieri caricano i feriti sui gipponi, i cuochi iniziano la distribuzione del rancio.

 

“Tempo fa, mentre scavavo seguendo il segnale del metal detector, ho trovato i resti di un disperso americano – racconta sottovoce Renzo Grandi -. Erano di Henry Castilous, un ragazzo canadese di origine francese che lavorava alla Ford di Detroit. Era partito volontario come tanti suoi amici per il fronte italiano. Non è stato facile trovare i suoi parenti. Tante ricerche e finalmente il contatto con il fratello e le tre sorelle del soldato. I genitori erano morti da poco tempo. Qualche tempo dopo Henry, al suo ritorno in America, ha avuto un degno funerale di stato. Alla famiglia ho portato di persona i suoi ricordi personali e creato con loro una bella amicizia. Li abbiamo invitati a Castel del Rio. Con loro abbiamo ripercorso i campi di battaglia che videro tanti morti e sostato in preghiera davanti al cippo che avevamo dedicato al fratello nel punto dove era stato ritrovato. Sono stati momenti di grandissima commozione – ricorda ancora Grandi -. Mai più guerre, abbiamo giurato davanti al cippo abbracciandoci”.

 

 


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