TESTO E FOTO DI

Floriano Roncarati

Giuseppe Fanin



Martire per la libertà

L’Italia uscita dalla seconda guerra mondiale era un paese distrutto, lacerato e stremato, sia materialmente che moralmente; il 25 aprile 1945 simbolicamente delinea l'inizio di un iter storico che porterà al referendum del 2 giugno 1946 per la scelta fra monarchia e repubblica, quindi alla nascita della Repubblica Italiana, fino alla promulgazione della Costituzione. Il 25 aprile 1945 è stata scelta convenzionalmente come data della “liberazione”, perché fu il giorno della “redenzione” di Milano e Torino; l'Italia settentrionale nella sua globalità fu liberata però solo il 1º maggio 1945. Le grandi città furono liberate in date diverse: Bologna il 21 aprile, Genova il 26 aprile e Venezia il 28 aprile; si era conclusa la guerra, ma il nostro paese continuava a vivere momenti difficili. In questo contesto si inseriscono anche le vicissitudini delle decine di migliaia di profughi, provenienti dai territori della Venezia Giulia e della Dalmazia, che col Trattato di pace del 10 febbraio 1947 aveva ceduto alla ex Jugoslavia o assegnato alla Zona B del mai costituito Territorio Libero di Trieste. Erano disastrose le condizioni delle maggiori città italiane, distrutte dai bombardamenti; soprattutto continuarono gli episodi di violenza, strascico di odi e di rancori. Fu l’agricoltura ad essere al centro di aspri e ampi conflitti sociali; le lotte sindacali, infatti, si svolsero spesso nelle campagne, settore che assorbiva circa il 45%-50% degli occupati. Nel breve volgere di qualche anno, da quel difficile periodo, maturarono le stagioni della speranza, del boom e delle Olimpiadi di Roma, della lira moneta dell'anno; all’inizio degli anni sessanta era già in pieno svolgimento quello che poi sarebbe stato definito il “miracolo economico italiano”. Lo scenario internazionale era segnato dal primo uomo nello spazio, della nuova frontiera kennediana e dal Concilio; quella fase di grande espansione fu anche teatro di straordinarie trasformazioni degli stili di vita, del linguaggio e dei costumi degli italiani. Alla fine del conflitto, la contrapposizione che venne a determinarsi con la nascita di due blocchi: quello “occidentale”, guidato dagli Stati Uniti ed il “blocco comunista” condotto dall'Unione Sovietica, segnò l’inizio della “guerra fredda”. Questa ripartizione del mondo ebbe una pesante influenza nella vita del nostro paese, dove operava il più grande Partito Comunista dell’Europa occidentale. Una separazione materiale, ma che attraversava anche le “coscienze”; l'Italia in politica estera aveva già aderito dal 1948 agli organismi europeistici dell'OECE e del Consiglio d'Europa, mentre l'adesione alla NATO avvenne nell'aprile del 1949.

 

Nella bassa emiliana la violenza assunse caratteri inusitati; ebbe come obiettivo persone che rientravano nella vasta categoria politico-sociale dei "nemici di classe", fra le "vittime dell'odio" vi furono sacerdoti e militanti cattolici. Il 14 luglio 1948 l’attentato a Togliatti portò il paese sull’orlo di una nuova guerra civile; l’esecutivo nazionale della CGIL decise di proclamare lo sciopero generale, nonostante il dissenso della corrente sindacale cristiana, i cui dirigenti per questo motivo furono espulsi dall’esecutivo. In ottobre si arrivò così alla formazione della “Libera CGIL”; il 18 ottobre i parlamentari petroniani Giovanni Bersani, Giovanni Elkan, Raimondo Manzini e Angelo Salizzoni presentarono un’interpellanza in Parlamento sui gravissimi episodi di violenza che si erano verificati nella provincia di Bologna subito dopo la proclamazione dei Liberi sindacati. Lo stesso Palmiro Togliatti si lamentava della situazione dell’Emilia, affermando che in quella regione, e specialmente in alcune provincie, non esisteva la legalità costituzionale. E’ in questo clima che la sera del 4 novembre 1948 maturò l’uccisione del sindacalista cattolico Giuseppe Fanin; un episodio che ebbe un’eco immensa in tutto il paese e che placò momentaneamente le violenze. Poco dopo l’assassinio del giovane persicetano, uscirono dalla CGIL le componenti repubblicana e socialdemocratica che, con la Lcgil, firmarono un accordo per arrivare all’unificazione che portò alla nascita della CISL il 30 aprile 1950.

 

Ma chi era Giuseppe Fanin?


Nacque a Lorenzatico di San Giovanni in Persiceto, l'8 gennaio 1924, in una numerosa famiglia di coltivatori diretti, trasferitasi nel 1910 dal vicentino alla località della “bassa bolognese”. Battezzato il 13 gennaio 1924 e cresimato il 4 ottobre 1931, educato alla pratica della fede cristiana, dopo un breve periodo trascorso in Seminario, si diplomò all'Istituto Tecnico Agrario Statale "Scarabelli" di Imola e, nel 1948, si laureò in agraria all'Università di Bologna. Partecipò attivamente alla vita associativa degli universitari cattolici e dei lavoratori cristiani bolognesi, operando per l'elevazione morale e sociale dei contadini e dei braccianti della "bassa" sulla base della dottrina sociale della Chiesa. Per la corrente sindacale cristiana, si interessò in particolare dei patti agrari, mettendo a punto una particolare forma di contratto di compartecipazione, che avrebbe dovuto presentare a Molinella in un convegno indetto per il 7 novembre 1948. Più volte minacciato e diffidato a non proseguire nel suo appassionato impegno per la giustizia, in nome della fede rifiutò un'arma di difesa, come gli suggerivano alcuni amici. Dopo aver incontrato la fidanzata la sera del 4 novembre 1948 alle ore 21,45, mentre percorreva in bicicletta la Via Biancolina per rientrare a casa in località “Tassinara” di San Giovanni in Persiceto, venne aggredito selvaggiamente con una spranga di ferro da tre militanti comunisti. Giuseppe Fanin venne trovato con la corona del rosario fra le mani e la terra insanguinata; i soccorsi furono inutili e morì in ospedale senza riprendere conoscenza. Al momento della aggressione aveva nel portafogli i ricordi degli ultimi Esercizi Spirituali fatti nel 1947 a Villa San Giuseppe; dopo averli valorizzati con la pratica della vita, li ha sigillati col suo sangue. Il sindacalista persicetano aveva allora ventiquattro anni ed in lui ardeva la passione per l’azione sociale; sì, Fanin era un protagonista della vita sociale dell’epoca, non a caso lo troviamo impegnato nelle più importanti “aggregazioni cattoliche” del tempo: dai gruppi parrocchiali alla FUCI, dall’Azione Cattolica alle ACLI, dai Sindacati Liberi alla Democrazia Cristiana. Per la corrente sindacale cristiana s’interessò particolarmente dei contratti agrari e delle questioni relative alla compartecipazione, sulla quale avrebbe dovuto tenere la relazione al convegno di Molinella, dopo avere iniziato nel settembre le trattative con l’Associazione degli agricoltori. Alle vicende agrarie si erano aggiunte le tensioni provocate dal primo sorgere dei “liberi sindacati”: Giuseppe Fanin era divenuto segretario del settore terra. Il poliedrico impegno di Giuseppe Fanin testimonia come il suo agire non fu dettato solo da motivazioni sociali e politiche, ma soprattutto da una profonda sensibilità religiosa. Nell’omelia della Messa per il 40° anniversario dell'uccisione di Giuseppe Fanin il 6 novembre 1988 il Card. Giacomo Biffi, Arcivescovo di Bologna, disse: “La Chiesa di Bologna si onora di Giuseppe Fanin, ne ammira la vita e ne venera la nobile morte. Mentre non si cura che siano ricordati gli uccisori (che, perdonando, affida alla misericordiosa di Dio), non intende consentire che si sbiadisca la memoria di questo suo figlio retto e animoso. E addita in Giuseppe Fanin a tutti i credenti un esempio di come si vive e di come si deve essere disposti a immolarsi per il Signore Gesù e per l'attuazione sociale del suo messaggio.”

 

Il processo canonico di beatificazione di Giuseppe Fanin è stato aperto il 1° novembre 1998 nella Collegiata di San Giovanni in Persiceto. Il Card. Giacomo Biffi pose l’attenzione più sulle virtù che sul martirio del giovane militante aclista: “Non si tratta solo della vittima di un atto barbarico: la sua vita e la sua morte sono anche un dono, offerto dal Padre celeste, alle nuove generazioni di credenti. Ci siamo resi conto che ci è stato dato un esempio alto e prezioso di testimonianza evangelica.” Sono trascorse poche settimane dal 64° anniversario del sacrificio di Giuseppe Fanin e sono state numerose le cerimonie per ricordarlo; in ogni parte del paese intestate sono molteplici le strade dedicate al martire persicetano. Giuseppe Fanin è una delle figure più fulgide del movimento sociale cristiano; il sindacalista originario della bassa bolognese è ormai un riferimento per quanti sono impegnati in politica, nell'associazionismo e nell'organizzazione sindacale. Sull’esempio di Giuseppe Fanin l’Italia di oggi ha ancora bisogna di uomini che si sappiano spendere per ideali di giustizia ed equità, per dare sostanza alla democrazia ed alla libertà.

 

 


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