I centomila sfollati nella Repubblica di San Marino



Oggi scrivere di San Marino è diventata una moda in negativo. Come voler distruggere ciò che la più antica Repubblica del mondo è ed è stata. Dimenticare le sue origini, le sue conquiste, le sue peculiarità, la sua dominante parte sana.

 

In questo momento San Marino è visto quasi certamente con una lente distorta, che altro non fa che dichiarare, nella sostanza e nei fatti, quanto sia geograficamente importante per l’Italia avere un’enclave come la Terra del Santo e quanto sia difficile per essa essere circondata dai discendenti di Giulio Cesare, Dante Alighieri, Leonardo, Giuseppe Verdi e… dall’attualissimo Giulio Tremonti.

Perché, se si parla di questa piccolissima nazione - che avrà pur dei difetti o lati oscuri (chi non ne ha?), ma essi sono pur sempre uno spicchio di un’arancia a confronto di quelli d’altri Paesi ben più potenti - non bisogna dimenticare, sottacere o “fregarsene” che essa è una Repubblica storicamente molto umanitaria.

 

Ed oggi non è da meno, ma l’accanimento con cui all’Italia “piace vincere facile”, non smuove la matrice solidaristica della gente sammarinese. Un primo esempio: nell'Ottocento la terra di San Marino venne utilizzata dai tanti patrioti italiani risorgimentali costretti a fuggire. Una delle pagine particolarmente degne di memoria di questa Terra è scritta durante la Seconda guerra mondiale. Un avvenimento brutale, che ha, però, permesso di scoprire e riscoprire vicende di vita, aspetti densi di solidarietà senza confini. A quel tempo, San Marino è uno Stato neutrale con una popolazione di 15.000 abitanti. Finirà per accogliere nel 1944 ben 100.000 sfollati italiani.

 

Rimini, novembre del 1943, pesanti bombardamenti degli alleati sulla città. Iniziano a muoversi i riminesi per trovare rifugio dirigendosi verso il confine fino ad oltrepassarlo. San Marino si trova nel mezzo della Linea Gotica. I tedeschi hanno impostato una difesa agguerrita, ben posizionata, con i soldati decisi a rispondere colpo su colpo all’avanzata degli anglo-americani e dei loro alleati. La città adriatica diventa un crocevia di bombardamenti, cannoneggiamenti, battaglie in campo aperto, che arriveranno prima a lambire poi a colpire anche San Marino.

Questa minuscola Repubblica, grazie alla sua neutralità ed accoglienza senza tentennamenti nei confronti dei rifugiati e degli sfollati fu il salvavita per un enorme numero di italiani.

 

Nell’estate del 1944 a San Marino, arriva il culmine della “migrazione”. Gli italiani che trovano rifugio qui raggiungono il numero di 100.000. Vi sono anche alcuni ebrei, che grazie a questa Terra sfuggono ai campi di concentramento. Un rapporto di sette rifugiati per ogni sammarinese. Ecco un momento storico che dovrebbe far riflettere. D’accordo, la storia non è il momento attuale, però ci è detto che ci si evolve ma non si cambia.

 

Gli abitanti e gli sfollati, nella speranza di salvarsi la vita, si riparano e vivono dove possono, ma quasi tutti sono nelle gallerie della linea ferroviaria Rimini - San Marino, voluta da Benito Mussolini e completamente finanziata dall’Italia fascista.

Si mangia quello si può purché abbia una parvenza di commestibile, con razioni scarse per tutti (si narra di 50 g di pane al giorno, ma se ne riescono a sfornare solo 70.000 porzioni utilizzando forni a legna, visto che i bombardamenti hanno messo fuori uso l’elettricità). La popolazione sammarinese è ben conscia che la sua ospitalità ed il suo prodigarsi in condizioni al limite dell’assurdo permette la vita di tantissime persone. Tutti gli abitanti sono impegnati a sfamare e proteggere gli sfollati.

 

San Marino difende costantemente la sua neutralità e riesce a non farsi coinvolgere nelle operazioni di guerra sino al 26 giugno 1944, quando un raid aereo alleato effettuato da una squadriglia britannica della DAF (Desert Air Force) bombarda il Monte Titano ed i suoi Castelli, sganciando 263 bombe, che provoca la morte di 63 persone. Successivamente il comando alleato si andrà a giustificare per l’errore commesso, ma San Marino venne comunque occupata dalle forze alleate, in quanto prima diffidenti sull’effettiva neutralità della Repubblica poi come forza vincitrice.

 

Anche il feldmaresciallo Rommel, il 25 ottobre 1943, si trovò a passare per San Marino, onde verificare l’effettiva non belligeranza del minuscolo Stato. In realtà si trattò di un’ispezione vera e propria per capire la situazione di San Marino, l’armamento ed il munizionamento.

Dopo un colloquio coi membri del governo della Repubblica, emerse che San Marino era dotata di:

● 4 cannoni italiani donati da Vittorio Emanuele III nel 1907,
   di cui 2 utilizzati a salve per le feste nazionali e 2 mai usati.

● 80 fucili italiani Carcano Mod. 91 della prima guerra mondiale.

● 2 casse di caricatori donati dal Duca d'Aosta,
   anch'essi risalenti alla Grande Guerra, mai utilizzati.

 

Rommel, alla fine, capì che la piccola Repubblica non aveva alcun tipo di equipaggiamento militare idoneo ai combattimenti e che non poteva costituire pericolo per nessuno; firmò il "Libro d'Oro" degli ospiti della Repubblica e propose una soluzione: i tedeschi avrebbero rispettato San Marino, se San Marino avesse garantito che nessuna azione di sabotaggio contro di loro sarebbe partita dal suo territorio. I rifugiati, inoltre, avrebbero dovuto essere senza armi. La Volpe del deserto concluse affermando che San Marino rappresentava l’unica nazione da lui attraversata senza combattere. Un bel successo diplomatico per l’antica Repubblica. Questo però non fu sufficiente per avere un futuro sgombro da paure e tensioni.

 

Diversi avvenimenti scossero la piccola Repubblica, dall’uccisione di un ex prigioniero russo poi assoldato dalla Wehrmacht e le successive ritorsioni tedesche, ai rastrellamenti dell’Organizzazione Todt che prima costrinse 73 sammarinesi illecitamente al lavoro forzato ma poi fu indotta a liberali, e tanto ancora. Dopo diverse peripezie, quindi, si arriva alla battaglia di Monte Pulito o di San Marino, monte dentro il territorio sammarinese nel castello di Faetano. La battaglia dura ben tre giorni, dal 17 al 20 settembre 1944, giorno in cui gli anglo-americani entrano da vincitori nella Antica Repubblica.

 

L’occupazione alleata durerà per tre mesi, ma per i centomila sfollati italiani rinascerà la speranza di ritornare alle proprie case od a quanto di esse fosse rimasto.

 

Così, in quel lungo frangente, un piccolo Stato pacifista mantenne la sua dignità, la sua neutralità, donando solidarietà e protezione ad una massa enorme di persone di altra nazionalità, quella italiana.

A rischio della propria incolumità, che difese con un gran lavoro diplomatico. E con il lutto per i suoi oltre sessanta morti.

 

Fonti: San Marino RTV


Foto tratte dal volume di Ida Rinaldi e Delfina Ugolini “Repubblica di San Marino, un secolo di ricordi dieci anni di calendari” gentilmente omaggiato dalla Banca Commerciale Sammarinese. Un particolare contributo avuto grazie a testi di libera consultazione tratti da alcune pubblicazioni dello storico Amedeo Montemaggi.

 

 


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