TESTO E FOTO DI

Paolo Del Mela

Da Tirano a St.Moritz



Il trenino che si arrampica sulle montagne

In uno scenario di neve, magico e incantato, degno di una fiaba dei fratelli Grimm, da una piccola stazione, tutta vetri, si snodano i nastri di acciaio della ferrovia. Ti aspetteresti di sentire il soffio vaporoso di una impaziente locomotiva, il vocio incalzante dei passeggeri, il fischio imperioso del capostazione. Invece un simpatico e accattivante treno, composto da vetture rosso fuoco, dai finestrini panoramici, ti aspetta scalpitante come una Ferrari. Da Tirano parte per l’avventura un viaggio discreto e quasi misterioso che, dai circa 400 mt. slm. arriverà ai 2253 mt. dell’ospizio Bernina per ridiscendere a St.Moritz che sta di là dalle montagne sdraiato pigramente sul lago omonimo. Durante il viaggio, la cui stagione ideale è l’inverno, sono colpito dal paesaggio svizzero, ordinato, composto, senza sbavature. Certo la neve, che oggi non è mancata, ha dato una veste nuova ad ogni stazione. Mentre intorno fiumi e laghi ghiacciati richiamano alla memoria un dottor Zivago ammiccante e certi pattini d’argento della mia infanzia. Poi il lago di Poschiavo, l’algida piana gelata dell’Ospizio Bernina che oggi ci ha accolto con una impertinente tempesta di neve, Diavolezza, Pontresina e via fila il trenino che sembra un modellino della Rivarossi, ben riscaldato, dotato di un interfono che con voce calda ti aggiorna sui luoghi che stai attraversando, come un GPS, ma più discreto … a destra potete ammirare … mentre a sinistra c’è … la prossima stazione è … senza tanti “ricalcolo”. C’è anche un ottimo servizio Bar con caffè, the e mini snack , mentre il capotreno con un cappello nero a tesa larga che fa tanto “intrigo internazionale” ci chiede come va, se tutto è a posto …Sulla ferrovia Retica ti coccolano con signorile discrezione, sembra quasi la transiberiana da “noantri”, se non fosse per qualche turista che scatta foto da un finestrino all’altro. St Moritz ci accoglie con un freddo birbone e qualche fiocco di neve. Merita una visita alle sue esclusive boutiques, ma in fondo sembra la nostra Galleria Cavour un po’ allargata. Al ritorno riusciamo a cogliere altri deliziosi particolari che l’entusiasmo dell’andata ci aveva fatto perdere di vista: i vecchi frigoriferi di pietra, il viadotto elicoidale, una chiesa diroccata, il giardino delle cascate di ghiaccio e un branco di cervi in fuga sulla pista di fondo. Un viaggio che merita attenzione per la sua originalità e che, sono sicuro, sbriglierà non solo la nostra fantasia ma, soprattutto quella di figli e nipoti. Fidatevi: è veramente bello!

 

 


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